13 Luglio 2026 - 10:33:07

di Vanni Biordi

Il taglio del 23% ai finanziamenti del Ministero dell’Ambiente colpisce duramente anche l‘Abruzzo, la regione che ospita più aree protette di ogni altra parte d’Italia.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco Nazionale della Majella dovranno affrontare la stagione estiva con risorse ridotte, in alcuni casi tagliate di oltre 700 mila euro rispetto allo scorso anno.

Le conseguenze pratiche sono già evidenti. Meno personale per la sorveglianza dei sentieri, orari ridotti nei centri visita, minore capacità di intervento contro gli incendi boschivi proprio nei mesi più caldi. Gli enti gestori avevano già programmato spese e contratti sulla base degli stanziamenti previsti a inizio anno, ora ridimensionati a metà esercizio.

Un aspetto che finora nessuno ha messo in evidenza riguarda la tutela dell’orso bruno marsicano, simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo e specie a rischio critico di estinzione con meno di sessanta esemplari stimati. I programmi di monitoraggio con fototrappole, la sorveglianza anti bracconaggio e i corridoi ecologici che collegano il parco al Gran Sasso e alla Majella dipendono dai fondi ordinari. Una riduzione strutturale può fermare proprio le attività che negli ultimi anni hanno permesso di contenere il bracconaggio e gli avvelenamenti, causa principale di morte per la specie.

Il direttore degli Affari legali e istituzionali del WWF Italia, Dante Caserta, ha parlato di «minori controlli sul territorio» e di una capacità di tutela indebolita. Il presidente di Federparchi, Luca Santini, ha chiesto un tavolo al ministero per ripristinare le risorse dal 2027.

C’è poi un effetto economico che riguarda direttamente i piccoli comuni montani abruzzesi. Il turismo natura genera reddito e occupazione stagionale grazie all’immagine dell’Abruzzo come regione verde. Servizi ridotti nei parchi durante l’alta stagione, proprio quando le famiglie scelgono dove prenotare le vacanze, rischiano di allontanare i visitatori e colpire un’economia già fragile, in territori che soffrono di spopolamento da anni.