13 Luglio 2026 - 11:24:44

di Tommaso Cotellessa

La cultura non è soltanto osservare, ascoltare e assistere a un evento. È anche confronto, riflessione e dibattito. Altrimenti il rischio è quello di rimanere semplici spettatori di un sipario che si apre e si richiude, senza lasciare nulla di duraturo.

Da questa riflessione, sorta nella città che dalle cultura è capitale italiana per questo anno, nasce il confronto con il fotografo aquilano Roberto Grillo, dopo l’inaugurazione di “Inside Out – The People’s Art Project by JR”, l’installazione che ha trasformato piazza Duomo in un grande mosaico di circa duemila volti della comunità aquilana nell’ambito del programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

Il fotografo aquilano Roberto Grillo

Per Grillo, fotografo di fama riconosciuto che ha lavorato a più riprese sul racconto fotografico per volti, il progetto rappresenta un’occasione per interrogarsi non soltanto sul valore artistico dell’opera, ma soprattutto sull’eredità culturale che il 2026 saprà consegnare alla città.

La sfida di quest’anno: rieducare la città alla cultura

Secondo il fotografo, il capoluogo abruzzese ha progressivamente smarrito quel ruolo di riferimento culturale che aveva ricoperto per decenni.

«Credo che questa città, già da prima del terremoto, abbia perso dagli anni Duemila la centralità culturale che aveva avuto dall’immediato dopoguerra fino alla fine del secolo scorso. L’Aquila era una città spumeggiante e brillante dal punto di vista culturale. Dietro questo cambiamento c’è indubbiamente anche una responsabilità politica».

Grillo ricorda di aver vissuto in prima persona la stagione più vivace della cultura aquilana.

«Dal 1980, come fotografo, ho collaborato con tutte le principali realtà culturali locali. Ho visto cosa significava fare cultura in questa città»

Proprio per questo ritiene che il titolo di Capitale italiana della Cultura debba rappresentare un punto di ripartenza.

«Avere risorse economiche deve servire a produrre eventi che aiutino a rieducare la città alla cultura e a rilanciare una proposta culturale che in questo territorio, anche a livello regionale, abbiamo progressivamente perso».

Un errore finanziare le grande strutture e dimenticare i piccoli operatori culturali

Nell’analisi di Grillo uno degli errori più significativi del post-sisma è stato non dare continuità alla straordinaria vitalità culturale nata nei primi anni dopo il 2009.

«Il grande errore del post terremoto è stato quello di non aver dato seguito all’effervescenza dei primi anni. Le amministrazioni non sono riuscite a intercettarla, anche perché la cultura viene spesso considerata un settore che non produce ritorni immediati».

Secondo il fotografo, i finanziamenti pubblici si sono concentrati prevalentemente sulle grandi istituzioni, mentre molte realtà più piccole sono rimaste escluse.

«I contributi sono andati quasi sempre alle grandi strutture. Sono poche le piccole associazioni che sono riuscite a sopravvivere. Molti operatori culturali sono stati dimenticati»

L’Aquila Capitale della Cultura un nuovo inizio per il territorio

Per Grillo il vero tema riguarda il lascito dell’anno da Capitale italiana della Cultura.

«Ci sono tanti progetti, alcuni molto importanti. Ma la domanda è: cosa resterà? Oltre alla possibilità di confrontarsi e aprire il cervello, rimarranno scuole di fotografia? Scuole di pittura? Investimenti permanenti nelle scuole? Fondi stabili per le realtà culturali del territorio?»

L’auspicio è che il 2026 venga interpretato come l’inizio di un percorso e non come un semplice calendario di eventi.

«Dall’anno della cultura bisognava passare al decennio della cultura. Serviva una progettazione di lungo periodo: un occhio rivolto all’immediato e uno al futuro».

Con Inside Out la comunità dispersa torna a ritrovarsi nella piazza

Sul piano artistico, Grillo esprime un giudizio positivo sull’installazione firmata da JR.

Ricorda come il concetto dell’opera affondi le proprie radici nei grandi progetti fotografici avviati da Oliviero Toscani e portati avanti dallo stesso Grillo, il quale ha raccontato il dopo terremoto attraverso una grande mostra nel pieno centro storico, i volti sono stati anche il veicolo attraverso il quale Grillo ha raccontato il decennale del sisma con le grandi stampe che sono state allestite sul corso principale del capoluogo abruzzese. Questo stesso progetto artistico è stato utilizzato dal fotografo aquilano anche per raccontare l’esperienza dei sopravvissuti dell’Olocausto, con la mostra che è stata scelta per due anni consecutivi dal Quirinale come scenografia degli eventi della Giornata della Memoria.

«È normale – spiega Grillo – che l’arte riprenda s stessa. JR ha portato questo linguaggio in tutto il mondo e oggi lo ha calato nella realtà aquilana».

Ciò che convince maggiormente il fotografo è la scelta di collocare i volti nel cuore della città.

«La forza del progetto sta proprio nella decontestualizzazione. I volti non sono stati collocati davanti alle case lesionate dal terremoto, ma nel centro simbolico della città. È un gesto di arte concettuale molto forte: la piazza diventa il luogo in cui una comunità dispersa torna a ritrovarsi».

Sui costi: «Sono rimasto perplesso»

Più critico, invece, il giudizio sull’investimento economico.

«Quando ho saputo che il progetto è costato circa 300 mila euro sono rimasto sorpreso. Pensavo a una cifra di 30 o 40 mila euro».

Pur riconoscendo che l’effimero faccia parte del linguaggio artistico dell’opera, Grillo ritiene legittimo interrogarsi sul carattere temporaneo dell’esposizione, che resterà visitabile per soli cinque giorni, anche in relazione della spesa dei fondi pubblici.

«Con quella cifra forse si sarebbe potuto immaginare anche qualcosa destinato a rimanere. Non conosco la struttura organizzativa che c’è dietro e quindi non mi permetto di giudicare. Sarebbe però interessante capire quanto è costato questo stesso progetto in altre città».

«Sarebbe stato bello valorizzare anche un fotografo aquilano»

Il fotografo collega questa riflessione anche alla propria esperienza personale. Racconta di aver realizzato numerosi progetti culturali autofinanziati o sostenuti da sponsor privati, senza mai ricevere contributi pubblici. Ricorda, tra gli altri, un progetto per il decennale del sisma costato circa 14 mila euro e finanziato interamente attraverso sponsor, oltre alle iniziative dedicate alla cultura della tolleranza realizzate tra piazza Palazzo e piazza Duomo.

«Dal 1992 realizzo progetti fotografici. Non ho mai ricevuto un finanziamento pubblico. Per questo, da un punto di vista umano, mi viene da pensare che sarebbe stato bello valorizzare anche un fotografo aquilano».

Una considerazione che, precisa, non modifica il giudizio positivo sull’opera.

«Il progetto lo approvo. La mia osservazione riguarda esclusivamente il tema delle risorse».

Grillo torna in centro con una mostra per raccontare l’Abruzzo

Grillo annuncia inoltre un proprio progetto inserito nel programma di L’Aquila Capitale della Cultura.

Si tratta di una mostra fotografica dedicata all’Abruzzo, in dialogo con i testi di Donatella Di Pietrantonio che sarà allestita negli spazi di Palazzo Federici dalla Perdonanza fino alla conclusione del 2026. L’esposizione comprenderà venti fotografie di grandi dimensioni e, sottolinea il fotografo, non comporterà costi per l’amministrazione comunale.

Grazie a Inside Out per la fotografia a L’Aquila si alza l’asticella

Infine, una riflessione sul riconoscimento del valore dell’arte fotografica.

«Questa installazione per noi fotografi aquilani è un precedente importante. Significa che cambia il valore attribuito a questo linguaggio artistico. L’amministrazione comunale non ha mai riconosciuto un contributo economico di questa portata all’arte della fotografia. Da questo punto di vista, dunque, sono contento: si alza l’asticella per tutti i professionisti del settore».

Per Grillo, dunque, Inside Out rappresenta un’opera capace di parlare alla città e di restituire simbolicamente i cittadini al loro spazio pubblico. Ma il vero banco di prova di L’Aquila Capitale italiana della Cultura sarà ciò che resterà quando le installazioni saranno rimosse e i riflettori si saranno spenti: una comunità culturalmente più forte oppure soltanto il ricordo di un anno ricco di eventi.