13 Luglio 2026 - 16:27:55
di Martina Colabianchi
È notizia di pochi giorni fa che l’Abruzzo ha raggiunto la piena adempienza nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) 2024 in tutte e tre le aree valutate dal Ministero della Salute: ospedaliera, distrettuale e prevenzione.
Per Uil Abruzzo, però, «la sufficienza formale non può essere scambiata per un traguardo di eccellenza». È il commento del segretario generale Uil Abruzzo, Michele Lombardo, e del componente segreteria con delega alla Sanità Fabrizio Truono.
«Il raggiungimento della soglia di sufficienza conferma la tenuta del sistema, ma non dobbiamo dimenticare che il sistema di valutazione attribuisce la qualifica di ‘adempiente’ tanto a chi supera di poco i 60 punti quanto a chi sfiora i 100 – dichiarano Lombardo e Truono -. Questo rischia di appiattire differenze che, nella realtà quotidiana dei cittadini abruzzesi, si traducono in liste d’attesa estenuanti, difficoltà di accesso alle prestazioni e crescenti disuguaglianze rispetto alle regioni del Centro-Nord, come Veneto, Emilia-Romagna o Toscana, che viaggiano su medie ben più elevate».
L’analisi, infatti, evidenzia come l’assistenza distrettuale e territoriale rimanga l’anello debole della catena.
Nonostante l’Abruzzo registri un punteggio di 74, le regioni del Centro-Sud mantengono performance mediamente inferiori. Secondo la Uil, il percorso di riorganizzazione previsto dal Pnrr – con le case della comunità e gli ospedali di comunità – rischia di rimanere una scatola vuota se non supportato da adeguate risorse umane. Inoltre la stabilità dei dati ospedalieri (75 punti) e della prevenzione (80 punti) è quasi interamente merito del sacrificio dei lavoratori.
«La tenuta dei Lea in Abruzzo è garantita, in larga misura, dalla straordinaria resilienza e dal senso di responsabilità di medici, infermieri, professionisti sanitari e personale amministrativo – incalzano i segretari – Tuttavia, operare costantemente in condizioni di sottorganico, con elevati carichi assistenziali e senza un reale ricambio generazionale, rende l’attuale sistema insostenibile nel medio-lungo periodo».
Occorrono, secondo il sindacato, digitalizzazione, equità e un piano straordinario di assunzioni.
«Accogliamo positivamente l’introduzione nel monitoraggio dell’indicatore sull’equità di accesso, che traccia la rinuncia alle cure per motivi economici o organizzativi, un fenomeno che purtroppo sta assumendo dimensioni preoccupanti anche sul territorio abruzzese – dichiarano i segretari – ma per invertire la rotta serve un piano straordinario di assunzioni e la stabilizzazione del personale precario per alleggerire la pressione sui reparti e valorizzare le professionalità interne. Così come una riforma della governance digitale per superare i ritardi della raccolta dati attuale (i dati del 2024 vengono discussi a metà 2026) attraverso una piattaforma nazionale digitale in tempo reale, sfruttando l’Intelligenza Artificiale e il Fascicolo sanitario elettronico come veri strumenti di programmazione e non solo di certificazione retrospettiva. E poi un incremento strutturale del Fondo Sanitario Nazionale rapportato al costo effettivo delle prestazioni, per garantire l’universalità e la gratuità delle cure, sancite dall’articolo 32 della Costituzione».
«Chiediamo con urgenza l’apertura di un confronto strutturato e permanente a livello regionale tra istituzioni e parti sociali – concludono Michele Lombardo e Fabrizio Truono – Solo investendo con decisione sul capitale umano e accelerando la riforma della sanità territoriale potremo trasformare una sufficienza formale in un diritto reale alla salute, equo e accessibile per tutti i cittadini abruzzesi».
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