14 Luglio 2026 - 09:38:19
di Marianna Galeota
«La transizione ecologica non può e non deve mai trasformarsi in un pretesto per una speculazione fondiaria selvaggia a discapito di chi produce cibo, difende la biodiversità e custodisce il paesaggio della nostra regione».
È su questo confine invalicabile che si è consumato lo scontro politico e istituzionale sulle “aree idonee” per gli impianti fotovoltaici in Abruzzo, ieri, nel corso di una conferenza stampa nella sede di Confagricoltura L’Aquila di Avezzano, alla presenza del presidente Fabrizio Lobene, del direttore Stefano Fabrizi, dei dirigenti storici Settimio Iacutone e Riccardo Federici, e della delegazione dei giovani guidata da Erminio Pensa e Franco Cherubini, Confagricoltura ha parlato delle «responsabilità istituzionali» della Regione.
Confagricoltura ha consegnato ai giornalisti un fascicolo con interlocuzioni e pareri integrali dei Ministeri sulla Legge Regionale n. 9/2026..
«La distanza siderale tra l’azione di Confagricoltura Abruzzo e le manovre della politica regionale è tutta in questo gesto – hanno precisato – C’è una differenza abissale tra l’infecondo comunicato diramato dall’assessore Mario Quaglieri, che con superficialità imbarazzante ha tentato di derubricare il disastro legislativo della Regione a “polemiche sterili” dovute al “caldo africano”, e la veridicità dei documenti presentati dall’associazione».
«Respingiamo con fermezza al mittente anche i velenosi e mendaci accenni, volti chissà a quale fine, alle “nomine” sollevati dall’assessore Quaglieri – ha detto Lobene – Preghiamo lo stesso di voler denunciare pubblicamente quali siano queste nomine, dal momento che non ne abbiamo mai avuto nota. Contestualmente lo inviterei a manifestare gratitudine nei confronti di questa organizzazione agricola, dal momento che la stessa insieme ai propri associati, aldilà delle appartenenze politiche e per i soli motivi di rappresentatività territoriale, ha sostenuto la sua ascesa politica, condividendo nel tempo battaglie su cui eravamo pienamente allineati a vantaggio di tutta la regione Abruzzo. Piuttosto sorge spontaneo domandarsi, perché tanto accanimento da parte di un assessore in una questione in relazione alla quale non ha alcuna delega e/o competenza amministrativa»
«Confagricoltura è un’organizzazione seria, autonoma e di parola: finché la politica si muoverà nella direzione giusta per il comparto, continuerà ad avere sempre il nostro pieno sostegno senza personalismo alcuno; parimenti non possiamo esimerci dal contrastare eventuali gravi errori, specie se a questi dovessero conseguire nocumenti persistenti nel tempo. Riteniamo pertanto incomprensibile, non giustificato e autolesionista l’odierno atteggiamento ostile e ostruzionistico che l’assessore sta manifestando nei confronti dei suoi stessi elettori e del mondo agricolo che lo ha espresso, sostenuto e votato», ha aggiunto.
«Il Governo centrale non ha impugnato la norma dinanzi alla Corte Costituzionale esclusivamente perché il governatore di regione, lo scorso 2 luglio, firmato un formale impegno di revisione degli articoli 2 e 4 della legge precedentemente approvata in Consiglio regionale. Il Ministero dell’Agricoltura (MASAF) l’ha bollata come gravemente “distonica” rispetto alla direttiva nazionale, ricordando l’obbligo di tutelare in modo assoluto le aree agricole di pregio (dai vigneti intensivi alla piana del Fucino) e di non superare il limite del 3% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) calcolato su base comunale – ha proseguito – A questo si aggiunge la scure del Ministero dell’Ambiente (MASE), che ha denunciato la gravissima incertezza interpretativa creata, e ha suggerito la riscrittura integrale dell’articolo 2. Infine, il Ministero della Cultura ha riscritto integralmente parte del testo intimando il ricorso immediato alla Corte costituzionale nel caso in cui la Regione non l’avesse totalmente recepito e sottoposto a una nuova approvazione di Consiglio».
«Un quadro catastrofico», hanno detto i vertici dell’associazione, su cui pende ancora la ferma contestazione di Confagricoltura Abruzzo sull’articolo 3, ritenuto palesemente incostituzionale: «la Regione ha ecceduto i propri poteri pretendendo di individuare le aree ‘non idonee’ anziché limitarsi a quelle ‘idonee’, generando un buco normativo per tutte le superfici non esplicitamente menzionate».
Questa battaglia affonda le sue radici nella storia dell’associazione. Già nel 2025 l’azione sindacale portò all’approvazione della Legge 8/2025 per blindare il Fucino grazie a un emendamento del consigliere Verrecchia e del gruppo PD.
«Una coerenza pagata a caro prezzo – ha denunciato Lobene – Sono stato offeso, vilipeso e, nel tentativo estremo e disperato di neutralizzare la nostra azione sindacale, sono state persino chieste formalmente le mie dimissioni ai vertici di Confagricoltura. Appare lecito a questo punto chiedere, se sono state chieste le mie dimissioni per aver contestato una legge gravata da vizi di legittimità costituzionale, cosa bisognerebbe pretendere da chi quella stessa legge l’ha redatta in modo errato, ostinandosi a sostenerla fino all’approvazione, inaudita altera parte e continuando a millantarne pubblicamente la bontà pur essendo in possesso di produzione documentale che conferma l’esatto contrari. Oggi siamo qui con le carte in mano, ma voglio essere estremamente chiaro: a noi di Confagricoltura non interessa gridare vittoria, né rivendicare strenuamente la nostra ragione, avendo le stesse ottenuto un chiaro riconoscimento dai ministeri che le hanno esaminate. A noi interessa esclusivamente che la giustizia trionfi e che il territorio venga tutelato“.
Lobene ha poi disinnescato ogni accusa ideologica richiamando alle proprie responsabilità gli apparati dello Stato: «Siamo profondamente favorevoli alle energie rinnovabili, ma la nostra missione è proteggere gli interessi dell’intero comprensorio abruzzese e della dignità delle imprese che in esso operano. Se la Regione avesse voluto davvero governare questo processo con giustizia e raziocinio, avrebbe potuto chiedere all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA), le mappe dei terreni incolti e degradati, indirizzando lì, le installazioni, dando nuova vita a superfici abbandonate e spesso a rischio incendio per mancanza di manutenzione»
«Nonostante gli attacchi personali e l’arroganza ostinata subiti, la nostra mano resta tesa verso le istituzioni – ha concluso Lobene – Lo facciamo, forti del profondo sentimento che nutriamo nei confronti della terra che ci ospita. Sicuramente sarebbe opportuno che qualcuno porgesse le proprie scuse, ma, pur non confidando in tanto slancio, confermiamo la nostra piena disponibilità a confrontarsi sui temi reali in modo sinergico e costruttivo».
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