16 Luglio 2026 - 17:18:35
di Redazione
La crisi dell’editoria italiana continua ad accelerare e i numeri presentati dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni fotografano un settore che perde lettori, ricavi e peso economico. Per l’Abruzzo il tema non riguarda solo il mercato, riguarda la qualità della vita democratica delle comunità.
Presentando alla Camera la Relazione annuale 2026 sull’attività svolta nel 2025, il presidente dell’AGCOM, Giacomo Lasorella, ha spiegato che «La nota più dolente dal sistema dei media arriva dall’editoria quotidiana, che nel 2025 ha visto la diffusione delle copie cartacee crollare a 1,2 milioni di unità giornaliere, quasi un decimo di quanto si vendeva all’inizio del secolo. Il calo è stato del 9,3% rispetto all’anno precedente». I ricavi delle imprese editoriali sono diminuiti del 7,9 per cento, mentre le vendite complessive di quotidiani cartacei e digitali sono scese dell’8,7 per cento. I prodotti collaterali hanno perso il 23,6 per cento e la raccolta pubblicitaria il 5,7 per cento.
Il quadro diventa ancora più significativo se si osserva la distribuzione della pubblicità online. L’87,5 per cento degli investimenti digitali finisce nelle casse delle grandi piattaforme tecnologiche. Agli editori resta appena il 12,5 per cento. È uno squilibrio che riduce la capacità economica delle redazioni di investire in giornalismo, inchieste e presenza sul territorio.
Per l’Abruzzo questo scenario assume un valore particolare. Le cronache locali rappresentano spesso l’unico strumento capace di seguire in modo costante i consigli comunali, la gestione della sanità, le opere pubbliche, le aree interne e le scelte della politica regionale. Quando una redazione perde risorse, diminuisce anche la capacità di controllare il potere e di raccontare quello che accade lontano dai grandi centri.
Il vero problema, quasi assente dal dibattito nazionale, non è soltanto il calo delle copie vendute. È la progressiva scomparsa della presenza fisica dei giornalisti nei territori. Quando un comune, una vallata o un presidio sanitario non vengono più seguiti ogni giorno, aumentano le decisioni prese senza confronto pubblico. Il danno arriva molto prima della chiusura di una testata.
La soluzione richiede un cambio di prospettiva. I contributi pubblici non possono limitarsi a sostenere i bilanci delle aziende editoriali. Una parte delle risorse dovrebbe essere destinata a progetti che garantiscano una copertura stabile delle aree interne, con criteri verificabili, numero di servizi prodotti, presenza continuativa dei cronisti e trasparenza nell’utilizzo dei fondi. In una regione come l’Abruzzo, dove molti comuni affrontano spopolamento e isolamento, difendere il giornalismo locale significa difendere il diritto dei cittadini a conoscere, partecipare e controllare chi amministra la cosa pubblica. È una forma di infrastruttura civile, spesso meno visibile di un cantiere, ma altrettanto essenziale.
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