25 Luglio 2026 - 12:09:29

di Redazione

«La gestione del personale all’interno della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila è ormai giunta a un punto di rottura, sospesa tra una cronica paralisi organizzativa e decisioni arbitrarie che finiscono per penalizzare sia gli operatori sanitari sia i cittadini».

A  denunciarlo è Claudio Incorvati, coordinatore territoriale della Uil Fp L’Aquila, che punta il dito contro una situazione non più sostenibile.

«Siamo di fronte a un fatto gravissimo: la Asl1 è ormai l’unica Azienda sanitaria dell’intero Abruzzo a non aver ancora attribuito gli incarichi di funzione – afferma – I reparti dei nostri ospedali sono lasciati in una condizione critica, del tutto privi delle necessarie figure guida formalmente riconosciute, mentre si continua a far finta di nulla. Per comprendere appieno la gravità di ciò che sta accadendo occorre ricostruire una vicenda che viene da lontano: per far fronte alla storica carenza di strutture, eliminare la precarietà e superare la stagione dei ‘responsabili’ provvisori, la precedente amministrazione aveva avviato un imponente piano di riorganizzazione meritocratica. In quel percorso erano stati banditi ed espletati ben 43 concorsi per primari, ai quali si aggiungevano altri 4 bandi avviati sempre dalla precedente gestione e poi ultimati sotto la reggenza dell’attuale direttore generale Paolo Costanzi. Parallelamente, erano state messe a bando le selezioni pubbliche per gli incarichi di funzione dei caposala, giunte ormai alle battute finali».

Un percorso virtuoso che però, denuncia il coordinatore della Uil Fp, si è bloccato all’improvviso: «Con l’insediamento del direttore Costanzi lo scorso settembre, la rotta è stata invertita. Con la scusa del rinnovo contrattuale e di una delibera di revoca, tutto l’iter per i coordinamenti è stato cancellato con un colpo di spugna. La direzione aveva garantito con fermezza che entro il mese di giugno i nuovi caposala sarebbero stati individuati e resi operativi, ma oggi quel termine è ampiamente scaduto. Le promesse si sono rivelate vuote e le strutture sanitarie versano in una drammatica sofferenza quotidiana».

Ma a indignare il sindacato è soprattutto la disparità di trattamento emersa di recente.

«In questo scenario di immobilismo totale sulle selezioni pubbliche si inserisce un paradosso intollerabile – prosegue Incorvati – Con la delibera n. 1697 dello scorso 30 giugno, la Asl 1 ha tentato di blindare la figura di un referente infermieristico per l’ambulatorio accessi vascolari (Tav) di Avezzano, assegnando responsabilità direttive a una singola persona senza far passare l’incarico da alcun bando o selezione pubblica. Ci troviamo di fronte a una politica dei due pesi e delle due misure: da una parte si bloccano i concorsi regolari e si cancellano le graduatorie lasciando i reparti sguarniti di figure professionali chiave per l’organizzazione e la gestione delle attività sanitarie; dall’altra ci si inventa ruoli da assegnare direttamente, bypassando qualsiasi logica di merito».

«Voglio chiarire  che la nostra protesta non è rivolta al servizio Tav, che riteniamo un’eccellenza fondamentale per le persone e i pazienti fragili, servizio che, a nostro avviso, andrebbe persino potenziato estendendone le prestazioni a domicilio, ma a un metodo gestionale illegittimo che calpesta il contratto nazionale e i diritti dei lavoratori – incalza Incorvati – Ci teniamo a sottolineare che la nostra azione non intende in alcun modo sminuire il valore dei tanti referenti e professionisti che oggi, con grande competenza e spirito di sacrificio, mantengono operativi i reparti tra mille difficoltà. Al contrario, la nostra battaglia nasce proprio dalla volontà di tutelarli: questi lavoratori meritano il giusto riconoscimento professionale e la piena legittimazione del loro ruolo, ottenuti attraverso selezioni pubbliche trasparenti e regolari, e non attraverso una perenne incertezza organizzativa».

Incorvati smonta poi le giustificazioni tecniche dell’Azienda: «Dall’analisi degli atti è emerso chiaramente che il parere favorevole espresso il 16 giugno 2026 dal direttore della Uoc Professioni sanitarie, Dott. Luca Maresca (a margine della nota prot. n. 0089148/26) riguardante la riorganizzazione dell’ambulatorio accessi vascolari, era stato concesso solo in via del tutto provvisoria e condizionata, ossia ed esplicitamente ‘nelle more dell’indizione del bando relativo agli incarichi professionali ed organizzativi’. L’amministrazione ha invece trasformato quel parere temporaneo e subordinato alla futura gara in una ‘delega in bianco’ per creare un posto permanente a tavolino, usando la propria struttura dirigenziale come scudo tecnico».

Da qui l’iniziativa e l’aut-aut del sindacato: «Abbiamo inviato una nota ufficiale all’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, chiedendo un intervento tempestivo per far revisionare la delibera in modo da ripristinare la legalità procedurale. Bisogna sbloccare immediatamente le procedure e assegnare gli incarichi di funzione nel pieno rispetto del Ccnl vigente, garantendo a tutti i dipendenti qualificati la possibilità di progredire professionalmente. È una questione di giustizia, meritocrazia e tutela della sanità pubblica. Di fronte al muro di silenzio della Asl1, però, non possiamo restare a guardare: abbiamo notificato un formale atto di diffida e messa in mora con un ultimatum di 5 giorni indirizzato alla Asl1, all’assessore Verì e alla Direzione territoriale del lavoro. Chiediamo un intervento affinché sia rispettato il ccnl vigente, sia rivista la delibera e si proceda all’indizione immediata di selezioni pubbliche e trasparenti per tutti i coordinamenti. Se entro 5 giorni non arriveranno risposte concrete, attiveremo il ricorso al Tribunale del lavoro per condotta antisindacale e trasmetteremo contestualmente gli atti alla Corte dei Conti per eventuale danno erariale e alla Procura della Repubblica per le palesi violazioni di legge. Ci auguriamo che questa volta, vista l’abituale assenza di risposte, sia direttamente l’azienda a risponderci e non qualche sindacalista di un’altra sigla».

La replica di Fials L’Aquila

«Le dichiarazioni rilasciate dalla UIL FP Abruzzo sulla gestione degli incarichi di funzione nella ASL 1 Abruzzo rendono necessarie alcune precise puntualizzazioni. Quando si affrontano tematiche che toccano
da vicino migliaia di professionisti della salute, è dovere di ogni organizzazione sindacale ricostruire i fatti con assoluta trasparenza e rigore. La UIL FP Abruzzo sostiene che l’attuale Direzione abbia interrotto un percorso avviato dalla precedente amministrazione. È una lettura parziale che omette un passaggio fondamentale: quella procedura fu fortemente contestata dalla quasi totalità delle rappresentanze sindacali. Le sigle FIALS, CGIL, CISL e Nursind evidenziarono pubblicamente gravi criticità in punto di legittimità e di conformità rispetto alle norme del nuovo CCNL, arrivando a investire ufficialmente la Commissione regionale di vigilanza per chiederne la revoca e pretendere l’avvio di un iter finalmente trasparente e conforme alla disciplina contrattuale», replica Fials L’Aquila.

«Alla luce di ciò, appare del tutto pretestuoso attribuire oggi alla Direzione la responsabilità di aver bloccato una procedura che avrebbe esposto l’Azienda e gli stessi lavoratori al rischio concreto di contenziosi e ricorsi paralizzanti. Tale scelta non ha costituito affatto un blocco ingiustificato, bensì un doveroso atto di prudenza amministrativa posto a presidio della piena legittimità dei futuri avvisi. Altrettanto fuorviante risulta il tentativo di accostare questa vicenda alla delibera relativa al PICC Team. Tale atto non assegna incarichi di funzione, non attribuisce posizioni organizzative né prevede alcun tipo
di compenso o beneficio economico: disciplina esclusivamente l’assetto operativo di uno staff di
professionisti sanitari ad alta specializzazione, dedicato alla gestione degli accessi vascolari, presidio
indispensabile per garantire in sicurezza le terapie salvavita ai pazienti fragili e oncologici su tutto il
territorio aziendale. È tuttavia opportuna una riflessione politica e sindacale. Negli ultimi tempi si assiste a una continua produzione di diffide e contestazioni da parte della UIL FP Abruzzo su dinamiche organizzative radicate da anni, senza che in passato si siano viste analoghe prese di posizione a tutela dei tanti lavoratori che svolgono mansioni di responsabilità privi del dovuto riconoscimento. La FIALS ribadisce che la difesa dei diritti non può essere a intermittenza: occorre coerenza e linearità. Gli incarichi di funzione vanno sbloccati ed erogati al più presto, tramite avvisi pubblici, trasparenti e rigidamente aderenti alle previsioni contrattuali», aggiunge.

Sul quadro contrattuale e le risorse disponibili il sindacato precisa: «L’articolo 63 del CCNL Comparto Sanità 2022-2024 individua la struttura del Fondo unico destinato a inanziare gli incarichi di funzione, i differenziali economici di professionalità (DEP) . Trattandosi di un’unica riserva economica, ogni decisione richiede una gestione equilibrata che non penalizzi un istituto a beneficio dell’altro. Nel confronto con l’Azienda è emerso come la disponibilità del fondo risulti condizionata dai vincoli normativi introdotti negli ultimi anni, tra cui quelli del cosiddetto Decreto Calabria. Tuttavia, tenuto conto del confronto in sede di tavolo di monitoraggio e del progressivo consolidamento dei saldi della sanità regionale, la FIALS ha ufficialmente inviato alla Direzione Aziendale una formale richiesta di incontro urgente. L’obiettivo è effettuare una verifica puntuale della consistenza del fondo e accertare l’eventuale afflusso di risorse aggiuntive derivanti dal Decreto Calabria, affinché tali somme siano immediatamente destinate a copertura degli incarichi di funzione e al riconoscimento del valore dei lavoratori. Per la FIALS non possono esserci diritti di serie A e di serie B: le progressioni economiche e gli incarichi di funzione rappresentano due leve fondamentali e complementari di valorizzazione del personale. Proseguiremo il nostro percorso di confronto con pragmatismo e fermezza, privilegiando sempre i risultati concreti rispetto alla propaganda sindacale».