31 Luglio 2026 - 10:51:21
di Marianna Galeota
L’avvocato Giuseppe De Matteis, capogruppo degli idonei al concorso Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila e coordinatore regionale del gruppo idonei nazionale, annuncia che presenterà ricorso al Tar e che porterà la questione sui tavoli governativi, visto «il tempo ormai trascorso e l’approssimarsi della scadenza della graduatoria, a distanza di quasi un anno».
L’annuncio arriva all’indomani della proclamazione, dall’altra parte, dello stato di agitazione, indetto da Cgil e Fp Cgil, dei 150 lavoratori in appalto addetto ai servizi di supporto amministrativo e tecnico della ASL 1, dipendenti delle società RTI Biblos Società Cooperativa Universitaria, Vigilantes Group Srl e AZ Solution Sas.
I 150 lavoratori in appalto chiedono di dare immediata applicazione alle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Tramite un emendamento, infatti, si concede agli enti del Servizio Sanitario Nazionale la facoltà di avviare procedure selettive per il personale interno agli appalti per le figure tecniche ed amministrative, favorendo la reinternalizzazione dei servizi e del personale.
«A questo punto, il tempo e l’approssimarsi della scadenza della graduatoria, nell’indifferenza dei politici regionali di riferimento più volte sollecitati, di tutelare formalmente le nostre posizioni giuridiche, anche per il tramite del gruppo degli idonei nazionale, sia presso il competente Tar regionale sia portando la nostra battaglia oltre regione fino ai tavoli romani del Governo Nazionale – afferma De Matteis – Il protrarsi dell’inerzia amministrativa, in prossimità della perdita di efficacia della graduatoria, rischia infatti di determinare effetti irreversibili, con grave pregiudizio per gli interessi legittimi dei candidati e per il corretto perseguimento dell’interesse pubblico».
Gli idonei del concorso Asl L’Aquila, «manifestano la loro disponibilità ad iniziare subito l’attività lavorativa al fine di garantire la continuità dei servizi che potrebbe essere messa in discussione dallo stato di agitazione proclamato dall’abnorme numero di interinali ancora in servizio presso la suddetta Asl anche a seguito di regolare concorso per il reclutamento di personale amministrativo».
«Si ricorda, a tutte le figure a vario titolo competenti, che l’art. 4 della legge regionale n. 9/2025 prevede, tra l’altro, la ‘razionalizzazione della spesa del personale amministrativo delle Aziende sanitarie locali, inclusa quella destinata al rinnovo dei contratti di somministrazione’ – scrive il legale – Curiosamente, questa norma viene interpretata come divieto all’assunzione di personale amministrativo e viene ignorata nella parte che prevede la cessazione dei contratti di somministrazione. Ovviamente, non occorre precisare che il personale dipendente costa meno di quello interinale e che a parità di spesa si potrebbero assumere più persone oppure se ne potrebbero assumere lo stesso numero spendendo di meno. Qualcuno dotato di uno strano senso dell’umorismo potrebbe obiettare che sul piano formale le spese per il personale dipendente e quelle per ‘l’acquisto di beni e servizi’ appartengono a due capitoli di spesa diversi».
«Verissimo, ma è altrettanto vero che i capitoli di spesa non scendono dal monte Sinai: vengono programmati, modificati e indirizzati dall’azienda sanitaria attraverso atti di gestione e scelte politico-amministrative precise. Quindi dire ‘non posso assumere gli idonei perché non ho capacità assunzionale’ mentre si continua a finanziare personale esterno per svolgere funzioni amministrative ordinarie significa, nella sostanza, affermare “scelgo di destinare le risorse alle cooperative anziché al personale assunto tramite concorso», sottolinea.
«Nessuna azienda privata sceglierebbe di sostenere un costo maggiore per ottenere un medesimo risultato quando ha la possibilità di utilizzare una soluzione più efficiente ed economicamente vantaggiosa – puntualizza De Matteis – Non si comprende, pertanto, per quale ragione un criterio diverso dovrebbe trovare applicazione quando si tratta di risorse pubbliche. Non bisogna mai perdere di vista il fatto che il denaro impiegato proviene sempre dal bilancio della ASL e, dunque, dalla collettività. Sono soldi che appartengono a tutti noi, che finanziamo noi con le nostre tasse. Non è corretto ritenere, come talvolta sembra emergere, che il denaro pubblico sia ‘di nessuno’. Al contrario, il denaro pubblico appartiene a tutti: è il frutto del contributo della collettività e proprio alla collettività deve essere restituito, attraverso scelte amministrative trasparenti, responsabili e orientate al miglior impiego possibile delle risorse disponibili; alla collettività, inoltre, si deve rendere conto».
Di contro, il segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli e il segretario provinciale Fp Cgil Antony Pasqualone sottolineano che «oltre a rappresentare un atto di giustizia sociale, l’internalizzazione avrebbe un forte impatto positivo sui bilanci pubblici. L’internalizzazione dei servizi, invero, non è solo un dovere morale verso i lavoratori e le lavoratrici, ma costituisce una concreta misura di razionalizzazione e riduzione della spesa sanitaria. Eliminando l’intermediazione del privato e i relativi margini di profitto delle imprese appaltatrici, oltre l’IVA, la ASL 1 può abbattere i costi di gestione del servizio, reinvestendo le risorse risparmiate direttamente nella qualità dell’assistenza ai cittadini».
Intanto, in una nota stampa, anche l‘Unione Sindacale di Base (Usb) Lavoro Privato Abruzzo e Molise e USB Lavoro Privato L’Aquila/Teramo, aderisce allo stato di agitazione convocato da Cgil per tutto il personale dei servizi di supporto tecnico e amministrativo attualmente in appalto alla Asl1.
«La protesta nasce dall’ormai decennale mancata internalizzazione di questi lavoratori, che svolgono mansioni sanitarie, socio‑sanitarie, tecniche e amministrative essenziali per il funzionamento dei servizi, ma che restano esclusi dai ruoli della ASL a causa dei vincoli di bilancio imposti dalla Regione Abruzzo – spiega Usb – Nonostante i ripetuti solleciti dell’USB all’Assessore alla Sanità regionale per l’apertura di un tavolo tecnico‑politico‑sindacale, la Regione non ha ancora dato seguito alla richiesta. L’internalizzazione, come più volte evidenziato dal sindacato, comporterebbe non solo un risparmio di risorse pubbliche, spostando la spesa dalla voce ‘beni e servizi’ a quella ‘personale’, ma anche un significativo miglioramento della qualità dei servizi offerti ai pazienti».
L’Usb sottolinea che «l’attuale normativa consente alla Regione Abruzzo di chiedere al Ministero della Salute e al Ministero dell’Economia e delle Finanze l’innalzamento del tetto di spesa per il personale, a condizione che venga contestualmente dimostrata una riduzione delle spese per beni e servizi. Questo passaggio, però, non è mai stato attivato, lasciando i lavoratori in una condizione di precarietà e di ingiustificata disparità di trattamento».
Con la proclamazione dello stato di agitazione,« l’USB attiva formalmente le procedure di raffreddamento e conciliazione ai sensi della Legge 146/1990 e successive modifiche, e chiede a Sua Eccellenza il Prefetto di convocare con urgenza il tentativo obbligatorio di conciliazione, alla presenza di tutte le organizzazioni sindacali, dell’Assessore Regionale alla Salute, del Dipartimento Sanità e dei vertici della ASL 1. Solo un confronto a livello politico‑istituzionale potrà sbloccare la situazione, rimuovendo gli ostacoli burocratici che impediscono l’internalizzazione e garantendo finalmente ai lavoratori la stabilità occupazionale e il riconoscimento del loro ruolo fondamentale nel sistema sanitario pubblico. L’USB resta in attesa di un riscontro concreto e si dichiara pronta a proseguire la mobilitazione fino al raggiungimento di soluzioni eque e definitive».
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