03 Agosto 2026 - 20:56:28

di Tommaso Cotellessa

A quasi due settimane dall’inizio dell’incendio che sta interessando le montagne tra Lucoli, Rocca di Mezzo e il territorio aquilano, cresce il dibattito politico sulla gestione dell’emergenza e sulla necessità di rafforzare il sistema di prevenzione e intervento.

Sul tema intervengono con due note separate Il Passo Possibile e Alleanza Verdi Sinistra, che pur ringraziando quanti in questi giorni sono impegnati nelle operazioni di spegnimento, sollevano interrogativi sulla tempestività delle risposte e sull’organizzazione della macchina emergenziale.

Per i consiglieri comunali della Federazione “Il Passo Possibile” Emanuela Iorio, Elia Serpetti e Massimo Scimia, insieme ad Americo Di Benedetto e al presidente dell’associazione civico-politica Fabrizio Ciccarelli, l’incendio rappresenta una situazione che «non può essere considerata normale» e che impone «una riflessione seria sulla tempestività e sull’efficacia della risposta all’emergenza».

«A distanza di circa due settimane dall’inizio del rogo – scrivono – un fiume di fumo continua a interessare la vallata aquilana. Non è il momento delle polemiche e non vogliamo alimentare allarmismi, ma fare politica significa anche ascoltare le preoccupazioni dei cittadini e porsi delle domande quando qualcosa non sembra funzionare come dovrebbe».

Il riferimento va anche agli incendi che in passato hanno colpito il territorio aquilano, come quello di San Giuliano nel 2007 e quello del Monte Pettino nel 2020. Episodi che, secondo Il Passo Possibile, avrebbero dovuto rappresentare un’occasione per rafforzare il sistema di protezione civile.

«Dall’esperienza del terremoto e dalle altre emergenze che la nostra città ha vissuto – sottolineano – avremmo dovuto imparare quanto sia fondamentale poter contare su un sistema di Protezione civile forte, organizzato e dotato di risorse adeguate».

Gli esponenti civici precisano il proprio riconoscimento verso Vigili del Fuoco, volontari e operatori impegnati sul campo, ma evidenziano la necessità di una struttura capace di affrontare eventi sempre più complessi anche a causa dei cambiamenti climatici.

«Non si può fare affidamento soltanto sul sacrificio e sulla professionalità di chi opera in prima linea – affermano – è necessaria una macchina dell’emergenza all’altezza della complessità del territorio».

La riflessione, secondo Il Passo Possibile, deve andare oltre la fase emergenziale e concentrarsi sulla prevenzione: manutenzione dei boschi, cura del sottobosco, sostegno alle attività agricole e pastorali che rappresentano anche un presidio del territorio.

«Troppo spesso ci si interroga su uomini e mezzi soltanto quando le fiamme sono già divampate – concludono – mentre la vera partita si gioca molto prima».

Più duro il giudizio espresso da Alleanza Verdi Sinistra. Il segretario provinciale di Sinistra Italiana Fabrizio Giustizieri, il segretario comunale Pierluigi Iannarelli e il capogruppo AVS in Consiglio comunale all’Aquila Lorenzo Rotellini parlano di un incendio che «non può essere raccontato come un evento improvviso e imprevedibile».

Secondo AVS, il rogo, partito il 21 luglio nella zona di Prato Lonaro, nel territorio di Lucoli, «è stato lasciato libero di avanzare, riaccendersi e superare due crinali, fino a raggiungere il territorio comunale dell’Aquila e ad avvicinarsi pericolosamente ai boschi di Roio».

Nel mirino del gruppo politico finiscono la prevenzione e il coordinamento della fase emergenziale.

«A fronte di un incendio che continuava ad avanzare – sostengono – abbiamo assistito all’impiego di un numero insufficiente di volontari e di mezzi terrestri. La gestione dell’emergenza è sembrata sostanzialmente affidata ai mezzi aerei, senza un intervento a terra proporzionato alla vastità e alla durata dell’incendio».

AVS sottolinea inoltre come i Canadair, pur fondamentali nelle aree più difficili da raggiungere, non possano sostituire il lavoro delle squadre a terra, dalla bonifica dei focolai al presidio costante del territorio.

Critiche anche sulla tempistica dell’eventuale coinvolgimento dell’Esercito: «Già da venerdì 31 luglio – affermano – si sarebbe dovuto valutare e richiedere il suo impiego in supporto alle operazioni, senza aspettare che le fiamme superassero le montagne e arrivassero alle porte dell’Aquila».

Nel mirino finiscono anche i vertici istituzionali, con un attacco diretto al direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile Maurizio Scelli e al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

«Serviva un sindaco sul territorio, accanto alla popolazione e agli operatori, a pretendere uomini, mezzi e interventi straordinari – scrivono –. In una situazione tanto grave non serviva un sindaco assente».

AVS accoglie con favore l’arrivo dell’Esercito, ma contesta l’idea di considerarlo una soluzione tardiva a un problema già evidente: «Guai a rifugiarsi in un assolutorio “meglio tardi che mai” – concludono – perché i ritardi nella presa d’atto di un fallimento hanno cagionato danni gravissimi».

Due posizioni diverse nei toni, ma accomunate dalla richiesta di una revisione del sistema antincendio: dall’emergenza alla prevenzione, dalla disponibilità di mezzi alla capacità di coordinamento, con l’obiettivo di evitare che territori fragili come quelli montani dell’Aquilano si trovino nuovamente impreparati davanti a eventi di questa portata.