05 Agosto 2026 - 19:09:26
di Tommaso Cotellessa
La vertenza Tecnocall approda in III Commissione consiliare al Comune dell’Aquila, dove è stato affrontato il futuro occupazionale del call center di Monticchio dopo l’annuncio dell’azienda di avviare una procedura di licenziamento collettivo che potrebbe coinvolgere 59 lavoratrici e lavoratori.
Nel corso della seduta, presieduta da Fabio Frullo, sono stati ascoltati i rappresentanti delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, che hanno delineato un quadro definito preoccupante sotto il profilo occupazionale e sociale, chiedendo interventi urgenti per scongiurare una nuova crisi sul territorio.
Dalla Commissione è emersa la volontà condivisa di affrontare la vertenza con un approccio unitario, superando le divisioni politiche e mettendo in campo tutte le iniziative istituzionali possibili per individuare soluzioni a tutela dell’occupazione.
«Quella che abbiamo affrontato oggi è una delle vertenze più delicate che il nostro territorio si trovi a vivere negli ultimi anni – ha dichiarato il presidente della III Commissione Fabio Frullo – Dietro questi numeri non ci sono semplicemente posti di lavoro, ma persone, famiglie e un’intera comunità che rischia di subire le conseguenze di una crisi che non può essere affrontata con fredde logiche contabili».
Secondo quanto emerso durante la seduta, la situazione è legata in particolare alla scadenza dell’attuale commessa con Hera Comm, prevista per marzo 2027, che non dovrebbe essere sostituita da una nuova gara a seguito del superamento del mercato tutelato dell’energia. Una prospettiva che potrebbe determinare i primi esuberi già a partire dal prossimo settembre.
Per questo motivo la Commissione ha annunciato l’intenzione di portare all’attenzione del Consiglio comunale un ordine del giorno che impegni l’amministrazione a seguire costantemente la vertenza e ad attivare tutte le interlocuzioni necessarie con Regione Abruzzo, Governo e Ministero competente.
Tra le richieste avanzate anche l’apertura di un tavolo regionale e nazionale con il coinvolgimento diretto di Hera Comm, per individuare eventuali alternative alla commessa attuale e garantire continuità lavorativa al sito di Monticchio.
Sul tema sono intervenuti anche i consiglieri comunali del Partito Democratico Stefania Pezzopane e Paolo Romano, che hanno sottolineato la necessità di un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni.
«La vertenza Tecnocall impone di agire subito, perché il tempo a disposizione è poco e i lavoratori hanno bisogno di risposte concrete – hanno dichiarato – È necessario attivare un tavolo nazionale sul futuro del settore dei call e contact center e sui cambiamenti determinati dall’intelligenza artificiale, oltre a un confronto regionale specifico sulla situazione di Tecnocall».
Secondo Pezzopane, la crisi attuale si inserisce in una trasformazione più ampia che sta interessando l’intero comparto. «L’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore dei call e contact center è destinato a incidere profondamente sull’occupazione nei prossimi anni e servono strumenti normativi e politiche industriali adeguate».
La consigliera dem ha ricordato anche le precedenti battaglie condotte sul fronte occupazionale, citando l’introduzione della clausola sociale per i call center e l’internalizzazione del personale in INPS Servizi.
«Se in passato siamo riusciti a salvaguardare migliaia di lavoratrici e lavoratori – ha aggiunto Pezzopane – non si vede perché oggi non si possano salvare anche i 59 dipendenti della Tecnocall. Servono impegno politico, norme efficaci, il coinvolgimento diretto di Hera Comm e una forte mobilitazione istituzionale».
La Commissione ha infine ribadito la necessità di affiancare alla tutela immediata dei posti di lavoro anche percorsi di formazione e riqualificazione professionale, per accompagnare i lavoratori verso eventuali nuove opportunità occupazionali.
«Il Comune dell’Aquila farà tutto ciò che è nelle proprie possibilità per difendere questi posti di lavoro – ha concluso Frullo –. Quando sono a rischio 59 lavoratori non ci sono bandiere politiche: c’è una comunità che chiede risposte, serietà e azioni concrete».
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