05 Agosto 2026 - 18:02:49

di Vanni Biordi

La riforma del sistema idrico regionale entra nella fase decisiva e dai Comuni arriva la richiesta di cambiare il metodo del confronto.

Per Ali Abruzzo il dibattito non dovrebbe fermarsi agli assetti societari o al numero dei gestori. La priorità, sostiene l’associazione, è capire in che modo la riforma migliorerà davvero il servizio per cittadini e imprese.

A rilanciare il tema è il presidente di Ali Abruzzo, Angelo Radica, che torna a chiedere un coinvolgimento diretto dei sindaci. «Avremmo considerato, e continuiamo a considerare, molto importante il coinvolgimento dei sindaci nel percorso di riforma del sistema idrico regionale, visto che sono già ora, di fatto, protagonisti nella questione e riferimento per i cittadini. Ora che il confronto entra nelle fasi decisive, ci auguriamo oltre a questo un cambio di passo».
Secondo Radica il nodo non riguarda il numero delle società chiamate a gestire il servizio. «Abbiamo sostenuto dall’inizio che non era importante in senso assoluto il numero di gestori. È da ritenere un mezzo per mantenere l’acqua pubblica e arrivare a una gestione più equa, efficiente, razionale».
Il presidente di ALI fotografa una situazione che, a suo giudizio, continua a presentare forti squilibri. In molte aree dell’Abruzzo il costo del servizio resta elevato, mentre durante i mesi più critici non mancano problemi di approvvigionamento. A questo si aggiungono differenze marcate nella qualità del servizio tra territori che appartengono alla stessa regione.

Per questo l’associazione invita il Consiglio regionale a spostare il confronto sulle ricadute concrete della riforma. «Ci auguriamo che il confronto in Consiglio regionale si sposti sulle questioni che interessano realmente ai cittadini. In che modo la riforma porterà a un effettivo miglioramento del servizio idrico in tutto l’Abruzzo, a cominciare dai territori che oggi scontano le maggiori difficoltà sia in termini di difficoltà di erogazione che di costi vivi, che ricadono sugli utenti».

Tra le richieste avanzate c’è anche quella di accelerare il percorso amministrativo. ALI auspica che i gestori completino rapidamente gli adempimenti richiesti dalla normativa per gli affidamenti in house e che il passaggio dai consorzi alla fusione delle società avvenga in tempi brevi, evitando sovrapposizioni organizzative e nuovi costi.

Il punto che emerge dalle parole di Radica è semplice. Una riforma del servizio idrico non si misura dalla nuova struttura che nascerà sulla carta, ma dalla capacità di ridurre le interruzioni dell’erogazione, contenere le tariffe e garantire gli stessi diritti a chi vive nelle aree interne come nei centri più popolosi. È su questi risultati che i cittadini formeranno il loro giudizio.

Il confronto politico entra quindi nella fase più delicata. Le scelte che verranno fatte nelle prossime settimane avranno effetti destinati a durare negli anni. Per questo la discussione dovrà uscire dai confini degli assetti istituzionali e misurarsi con la quotidianità delle famiglie, delle imprese e dei sindaci che ogni estate sono i primi a raccogliere le proteste quando l’acqua manca o arriva a singhiozzo. Ecco, lì, una riforma può dimostrare davvero se funziona.