08 Agosto 2026 - 11:28:12
di Marianna Galeota
«Voglio ringraziare profondamente chi oggi ha rappresentato le istituzioni italiane in maniera così ampia e a così alto livello. Credo sia difficile ritrovare, nelle celebrazioni degli anni precedenti, una delegazione di tale rilievo istituzionale e politico: dalla seconda carica dello Stato, con il presidente del Senato, al Governo, fino alle delegazioni parlamentari ed europarlamentari. La vostra presenza ci ha onorato e vi fa onore, perché ha mostrato la sensibilità e l’attenzione che questa tragedia e questa storia meritano».
Lo ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, intervenendo oggi a Charleroi al termine delle commemorazioni per il 70° anniversario della tragedia di Marcinelle.
La giornata commemorativa si è aperta al sito del Bois du Cazier con l’arrivo della delegazione della Regione Abruzzo, accompagnata dal Gonfalone regionale. Dopo la benedizione della campana “Maria Mater Orphanorum”, sono risuonati i 262 rintocchi in memoria delle vittime. Sono seguiti l’omaggio in testi e musica, l’omaggio pluriconfessionale, i discorsi ufficiali delle autorità e la deposizione di fiori al Monumento alle Vittime.
Successivamente, la delegazione si è trasferita al cimitero di Marcinelle per un momento di raccoglimento e per la deposizione di fiori ai monumenti “Ai Minatori” e “Sacrificio dei Minatori Italiani”.
Nel suo intervento conclusivo, Marsilio ha ricordato il legame profondo tra Marcinelle e l’Abruzzo: «Delle vittime di quella tragica giornata circa la metà erano italiani e, di questi, quasi la metà erano abruzzesi. Un terzo proveniva dalla sola città di Manoppello, oggi rappresentata dal sindaco, insieme ad altri Comuni abruzzesi che hanno avuto vittime in quella tragedia».
«Per l’Abruzzo – ha aggiunto Marsilio – Marcinelle non è soltanto un luogo della memoria europea, ma parte della nostra storia collettiva. Nelle famiglie restano fotografie, lettere, ricordi e racconti. Per loro Marcinelle non è mai diventata passato, ma una presenza silenziosa e dolorosa nella vita delle comunità».
Il presidente ha poi richiamato il valore umano e civile di quella storia: «Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una sofferenza. Quegli uomini partirono per il Belgio non chiedendo privilegi, ma opportunità. Erano lavoratori, padri di famiglia, giovani pieni di speranza, che accettarono sacrifici enormi per garantire un futuro migliore ai propri figli»
“Settant’anni dopo – ha concluso Marsilio – il nostro compito non è soltanto rendere omaggio alle vittime, ma custodire l’eredità morale che ci hanno lasciato: sacrificio, dignità, amore per la famiglia e rispetto per il lavoro. Alle vittime di Marcinelle dobbiamo il nostro ricordo, alle loro famiglie la nostra gratitudine e a coloro che oggi lavorano in tutta Europa l’impegno a costruire una società che non dimentichi mai una verità semplice: il lavoro deve servire l’uomo e mai il contrario”.
Le commemorazioni si sono concluse al Bois du Cazier con il ricevimento offerto dal Console Generale d’Italia a Bruxelles, prima dei saluti alle autorità e della partenza della delegazione.
«In occasione del settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, che l’8 agosto 1956 costò la vita a 262 lavoratori di diverse nazionalità, tra cui 136 italiani, rivolgiamo un pensiero commosso alle vittime e alle loro famiglie. È una pagina dolorosa della nostra storia che continua a parlare alle coscienze di tutti noi».
Così Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega.
«Per la nostra regione il ricordo di Marcinelle assume un significato ancora più profondo. Tra le vittime italiane vi erano infatti 60 minatori abruzzesi, 22 originari di Manoppello, città martire che ha pagato il tributo più pesante. Ricordare Marcinelle significa rinnovare il profondo debito di riconoscenza nei confronti dei nostri connazionali e rendere omaggio alla grande storia dell’emigrazione italiana. Il loro sacrificio e il loro esempio impone a tutti noi la responsabilità di fare della sicurezza sul lavoro una priorità assoluta. Il ricordo delle vittime di Marcinelle deve tradursi ogni giorno in una cultura della prevenzione e della responsabilità. Nel settantesimo anniversario della tragedia – conclude D’Incecco – il pensiero va alle vittime, ai loro familiari e a tutte le comunità che, in Italia e in Abruzzo, continuano a custodire e tramandare quella memoria».
«A settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, il nostro primo pensiero va alle 262 vittime, ai 136 italiani che persero la vita nel Bois du Cazier, ai 60 abruzzesi e alle loro famiglie. Una ferita che appartiene alla storia d’Italia e che in Abruzzo continua a essere profondamente viva».
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Guido Quintino Liris.
«Ricordare Marcinelle significa ricordare ciò che siamo stati. Siamo stati una terra di emigrazione, una terra dalla quale migliaia di uomini e donne sono partiti perché costretti a cercare lontano da casa il lavoro, la dignità e la possibilità di costruire un futuro per le proprie famiglie. Quegli italiani continuarono ad amare la propria Patria forse ancora più intensamente proprio perché costretti a viverla da lontano. Con il loro lavoro, i loro sacrifici e, troppo spesso, con la loro stessa vita, contribuirono alla crescita e alla ricostruzione dell’Italia. Per questo Marcinelle non può essere soltanto una commemorazione. È una pagina della nostra identità nazionale e ci ricorda il valore assoluto della dignità del lavoro e della sicurezza di chi lavora. Assume oggi un significato ancora più forte il riconoscimento dell’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime sul lavoro e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Un risultato per il quale la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso orgoglio, sottolineando come una tragedia che ha segnato così profondamente la storia italiana diventi patrimonio della memoria dell’intera Europa. È un riconoscimento che rende giustizia al sacrificio di quei lavoratori e riafferma, a livello europeo, il valore della sicurezza e della dignità del lavoro», aggiunge Liris.
«Da allora sono stati compiuti enormi progressi e l’Italia ha costruito un sistema di norme e tutele sulla sicurezza nei luoghi di lavoro tra i più avanzati. Ma ogni vita ancora perduta sul lavoro ci dice che non possiamo considerarci mai arrivati e che la sicurezza deve rimanere una priorità dello Stato e delle istituzioni. Un pensiero particolare va oggi a Manoppello, comunità che pagò un prezzo altissimo alla tragedia di Marcinelle e che ha trasformato quel dolore in memoria collettiva. È anche per questo che, insieme al collega Etelwardo Sigismondi, ho voluto sottoscrivere il disegno di legge per dichiarare monumento nazionale la Piazza Caduti di Marcinelle e la Cappella delle Vittime di Marcinelle di Manoppello. Un riconoscimento che vuole consegnare definitivamente alla memoria nazionale il sacrificio di quegli uomini e, attraverso di loro, di tutti gli italiani caduti mentre cercavano nel lavoro una vita migliore. Alle famiglie delle vittime, ai loro discendenti e a tutte le comunità abruzzesi segnate da quella tragedia va oggi il mio abbraccio e quello di un Abruzzo che non dimentica i propri figli», conclude il senatore.
«Nel ricordo della tragedia di Marcinelle rendiamo omaggio ai 262 minatori che l’8 agosto 1956 persero la vita nella miniera di Bois du Cazier, simbolo del sacrificio e della dignità del lavoro. Tra loro c’erano tanti italiani e tanti abruzzesi, partiti con la speranza di costruire un futuro migliore per le proprie famiglie e diventati il volto di un’emigrazione fatta di coraggio, fatica e rinunce», lo dichiara il presidente della I Commissione Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano, segretario regionale di Fi Abruzzo.
«L’Abruzzo pagò a Marcinelle un tributo altissimo. Per questo quella tragedia appartiene in modo particolare alla memoria della nostra comunità, ma rappresenta un patrimonio di coscienza per l’intero Paese. Ricordare quei lavoratori significa rinnovare l’impegno a difendere la sicurezza sul lavoro, la dignità della persona e il valore di chi, con il proprio sacrificio, ha contribuito alla crescita dell’Italia. La memoria di Marcinelle continui a parlare soprattutto alle nuove generazioni, perché nessun lavoro può mai costare una vita».
«È stato un onore, accompagnato da una profonda emozione, partecipare in Belgio alla commemorazione del 70° anniversario della tragedia di Marcinelle. Una delle pagine più drammatiche della storia dell’emigrazione italiana e del lavoro, una tragedia che ha segnato profondamente l’Abruzzo, l’Italia e l’Europa».
Lo dichiara il senatore del Partito Democratico Michele Fina, intervenendo personalmente alle commemorazioni per il settantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle con la deposizione di due corone, rispettivamente per conto del Senato della Repubblica e del Partito Democratico.
«L’8 agosto 1956, nella miniera del Bois du Cazier, un incendio provocò la morte di 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Tra loro, 60 erano abruzzesi e 23 provenivano da Manoppello, la comunità che pagò uno dei prezzi più alti in termini di vite umane e che da allora è ricordata come ‘Città Martire’. Sono numeri che, a distanza di settant’anni, continuano a raccontare una tragedia immensa, ma anche la storia di un’Italia che, nel dopoguerra, cercava attraverso l’emigrazione una possibilità di riscatto e di futuro. Marcinelle è parte della nostra memoria collettiva, è la storia di uomini che hanno lasciato le proprie famiglie e la propria terra per cercare lavoro e dignità, pagando in alcuni casi il prezzo più alto. È anche la storia di un’Europa che allora era ancora divisa da confini e differenze ma che proprio attraverso il lavoro, le migrazioni e la solidarietà avrebbe progressivamente costruito una dimensione comune. Per questo Marcinelle non può essere soltanto una ricorrenza: deve essere un monito per le generazioni future. Ci ricorda che il lavoro non può mai essere separato dalla sicurezza, dalla dignità e dai diritti. Ogni morte sul lavoro è una ferita per l’intera comunità e ci impone di non considerare mai la sicurezza un costo, un adempimento burocratico o un elemento secondario».
«La memoria di Marcinelle ci parla anche di accoglienza e integrazione. Gli italiani che emigravano in Belgio furono parte di una grande stagione di mobilità europea e conobbero spesso condizioni difficili, discriminazioni e sacrifici. La loro esperienza ci insegna che l’incontro tra persone e comunità diverse può diventare una straordinaria risorsa quando è accompagnato da diritti, inclusione e pari dignità. A settant’anni di distanza – conclude Fina – dobbiamo dunque custodire quella memoria non soltanto con le celebrazioni, ma attraverso le scelte concrete. Rafforzare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, contrastare ogni forma di sfruttamento e costruire un’Europa capace di accogliere e integrare sono responsabilità che appartengono al nostro presente. Ricordare Marcinelle significa rendere omaggio a quelle 262 vittime e, allo stesso tempo, assumere un impegno verso le generazioni future: fare in modo che nessuno debba più perdere la vita per guadagnarsi il diritto di vivere e lavorare con dignità».
«Oggi, a nome dell’intero Consiglio regionale dell’Abruzzo, siamo qui per rendere omaggio ai 262 uomini che settant’anni fa persero la vita nel Bois du Cazier. Tra loro 136 italiani e tanti abruzzesi. Uomini partiti dalle nostre città e dai nostri paesi, lasciando famiglie, affetti e radici, con la speranza di costruire attraverso il proprio lavoro un futuro migliore – afferma il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Lorenzo Sospiri, presente oggi a Marcinelle, in Belgio, alle commemorazioni per il 70° anniversario della tragedia dell’8 agosto 1956 – Marcinelle occupa un posto profondo nella memoria dell’Abruzzo. Dietro i nomi delle vittime ci sono storie che appartengono alle nostre comunità e a quella grande stagione dell’emigrazione che ha segnato intere generazioni di famiglie abruzzesi. Per questo essere qui oggi non rappresenta soltanto un dovere istituzionale, ma un momento di grande emozione”. Il Presidente Sospiri ha preso parte alle celebrazioni presso il Bois du Cazier, luogo simbolo della tragedia e della storia dell’emigrazione italiana in Europa. Ricordare Marcinelle significa anche ricordare le condizioni durissime nelle quali migliaia di nostri connazionali furono chiamati a lavorare. Da allora sono stati fatti enormi passi avanti nella tutela dei lavoratori e nella sicurezza, ma ogni incidente e ogni vita che ancora oggi perdiamo sul luogo di lavoro ci ricordano che non possiamo considerarci arrivati. La sicurezza non può essere un adempimento formale: deve essere una responsabilità quotidiana delle istituzioni, delle imprese e dell’intera società. Il lavoro deve essere dignità, libertà e possibilità di costruire il proprio futuro. Non può mai trasformarsi in un rischio da accettare per poter vivere. È questo uno degli insegnamenti più attuali che Marcinelle continua a consegnarci, settant’anni dopo. Oggi il Consiglio regionale dell’Abruzzo è qui per dire una cosa semplice: non abbiamo dimenticato. Non abbiamo dimenticato chi partì, chi non tornò e le famiglie che portarono per sempre il peso di quella tragedia. Custodire la memoria di Marcinelle significa onorare quelle vite, ricordare le nostre radici e assumere un impegno verso chi ogni giorno esce di casa per andare a lavorare: fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché possa sempre tornare dalla propria famiglia. L’Abruzzo non dimentica i suoi figli».
«Ricordiamo oggi gli uomini carbone, poveri ed alla fame, scambiati per la materia nera come fossero merci, partivano dalle nostre terre per lavorare in miniera. Ignari di quello che avrebbero trovato.
Marcinelle non è soltanto una pagina della nostra storia. È una ferita che appartiene ancora a tutti noi.
Sono abruzzese e, nella tragedia di Marcinelle, persone a me vicine hanno perso i propri cari. Nei nostri paesi quella tragedia non è stata dimenticata. Per questo, oggi, ricordare quei 262 minatori morti nella miniera di Bois du Cazier significa parlare anche di una memoria che sentiamo sulla nostra pelle.
Erano italiani, erano abruzzesi, erano uomini partiti con la speranza di costruire un futuro per sé e per le proprie famiglie», scrive la consigliera comunale dell’Aquila Stefania Pezzopane.
«Erano emigranti. E troppo spesso venivano trattati come uomini di serie B: tenuti a distanza, guardati con diffidenza, costretti a vivere e lavorare in condizioni durissime. Si diceva persino che gli italiani “puzzassero”, come se la dignità di una persona potesse essere misurata dal lavoro che faceva. Eravamo noi gli immigrati. Non dobbiamo dimenticarlo mai. Quegli uomini hanno pagato un prezzo terribile per il lavoro, per la povertà e per la mancanza di diritti e di sicurezza. Oggi il nostro pensiero va a quei martiri del lavoro, alle loro famiglie e a tutte le comunità che ne hanno custodito il dolore. Ma il nostro pensiero deve andare anche a chi, ancora oggi, lavora senza diritti, senza sicurezza, senza una vera tutela, lontano dalla propria terra e dai propri affetti. Ricordare Marcinelle significa non voltarsi dall’altra parte.
Significa difendere la dignità di ogni lavoratore e di ogni persona, qualunque sia la sua origine. Perché la memoria ha un senso soltanto se diventa responsabilità. Marcinelle non si dimentica. E non si dimentichi mai che, un tempo, gli immigrati eravamo noi».
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