10 Agosto 2026 - 15:26:35

di Martina Colabianchi

È stata identificata all’ospedale di Katmandu, dalla madre Antonietta, dal fratello Gianni e dalla moglie Marzia, la salma di Marco Di Marcello, l’alpinista teramano di 37 anni disperso dallo scorso 3 novembre dopo che una valanga aveva travolto la sua spedizione, uccidendo sette persone tra le quali anche un altro abruzzese, Paolo Cocco.

L’annuncio del recupero dei cinque cadaveri dei dispersi, portato a termine domenica 9 agosto, era apparso sul profilo ufficiale Instagram della Dreamers Destination Treks and Expedition, l’agenzia che aveva organizzato la spedizione al Dolma Khan, in Nepal.

Le altre salme, rinvenute a 5.400 metri di quota, appartengono agli alpinisti Markus Kirchler, Jakob Schreiber, Padam Tamang e Mere Karki.

Le complesse operazioni sono state coordinate dallo sherpa Phurba Tenjing, amico fraterno di Di Marcello.

Resta ancora da stabilire, a seguito della probabile cremazione, se le ceneri dell’alpinista torneranno in Abruzzo o in Canada, dove vive la moglie Marzia.

Furono giorni di forte angoscia, quei primi giorni di novembre dello scorso anno, per tutto l’Abruzzo. Quando il 4 novembre fu ritrovato il corpo del fotografo Paolo Cocco, già vicesindaco di Fara San Martino, il segnale del radiosatellitare in possesso di Di Marcello, esperta guida alpina, continuava invece ad aggiornarsi costantemente ogni quattro ore alimentando quindi una flebile speranza.

Da lì si susseguirono giornate di ricerche intense che si erano poi concluse il 10 novembre a causa del rischio di nuove valanghe, neve sempre più compatta e stanchezza. Insieme alle squadre di soccorso specializzate, si erano uniti alle ricerche anche gli sherpa del luogo.