14 Agosto 2026 - 10:48:08
di Vanni Biordi
La fotografia della Cgia riguarda l’intero Paese, ma il fenomeno assume un peso particolare nelle quattro province abruzzesi, dove la riduzione dell’artigianato si intreccia con invecchiamento della popolazione, spopolamento dei piccoli centri e difficoltà nel ricambio generazionale.
La Cgia di Mestre segnala che in Italia le imprese artigiane attive sono scese a circa 1,22 milioni nel 2025, mentre gli artigiani sono diminuiti di quasi 434mila unità dal 2015, pari al 25,1 per cento. Un arretramento che non riguarda soltanto le grandi città: anche borghi, aree montane e piccoli Comuni sono esposti al rischio di perdere attività e competenze difficili da sostituire.
Nel quadro abruzzese spicca soprattutto Teramo, indicata dalla Cgia tra le province italiane maggiormente colpite dalla contrazione degli artigiani. Nel decennio precedente il territorio aveva perso 2.989 artigiani, con una diminuzione del 24,7 per cento.
Un dato che racconta una trasformazione profonda: non soltanto meno imprese, ma anche meno persone disponibili a portare avanti mestieri tradizionali. Fabbri, falegnami, calzolai, sarti, tappezzieri, riparatori e altre figure specializzate rischiano di diventare sempre più difficili da trovare.
Anche Pescara ha registrato una forte contrazione. Un’analisi precedente della Cgia, elaborata su dati Inps e Infocamere, indicava 9.696 artigiani nel 2012 contro i 6.852 del 2023: 2.844 in meno, pari al 29,3 per cento. Un arretramento particolarmente significativo, che aveva già spinto le associazioni di categoria a chiedere interventi sulla formazione e sul ricambio generazionale.
Il problema, dunque, non è soltanto economico. La chiusura di una bottega significa spesso perdere un servizio di prossimità e, soprattutto nei centri più piccoli, un presidio sociale.
Anche nelle province dell’Aquila e di Chieti la questione va letta alla luce della progressiva riduzione della popolazione e dell’invecchiamento degli addetti. La stessa Cgia osserva come il calo demografico renda sempre più difficile il passaggio generazionale, mentre l’età media degli artigiani continua a crescere.
È una combinazione che rischia di produrre un effetto a catena: meno giovani, meno nuovi imprenditori, meno botteghe e quindi meno servizi disponibili nei quartieri e nei paesi.
La Cgia individua tra le cause la concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, l’aumento degli affitti e dei costi fissi, il cambiamento delle abitudini di consumo e la difficoltà nel convincere le nuove generazioni a scegliere il lavoro manuale.
Non tutto, però, è riconducibile alla crisi: una parte della riduzione deriva anche da fusioni, acquisizioni e processi di aggregazione che hanno aumentato la dimensione media di alcune imprese e la produttività di diversi comparti.
La vera emergenza, soprattutto per l’Abruzzo interno, resta quindi quella delle competenze. Se oggi trovare un idraulico, un elettricista, un fabbro o un serramentista può già essere complicato, il rischio indicato dalla Cgia è che nei prossimi anni queste professionalità diventino ancora più rare.
Per le quattro province abruzzesi non si tratta, dunque, soltanto di salvare qualche insegna. È evitare che, insieme con le saracinesche, scompaiano pezzi di economia locale, conoscenze e servizi indispensabili alla vita quotidiana delle comunità.
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