15 Agosto 2026 - 08:18:56
di Martina Colabianchi
L’Altopiano delle Rocche, in provincia dell’Aquila, è stato uno dei territori più colpiti dagli incendi che quest’estate, per giorni e senza tregua, hanno interessato vaste aree dell’Abruzzo.
Finita l’emergenza, è tornata però in primo piano il tema della prevenzione degli incendi boschivi, in particolare all’interno del Parco Regionale Sirente-Velino.
A porre l’attenzione sulla questione è, in particolare, l’associazione Salviamo l’Orso che ha sottolineato come le proposte avanzate da alcuni amministratori locali sembrino concentrarsi su interventi difficilmente realizzabili e di dubbia efficacia, come una generica “pulizia dei boschi” o la realizzazione di nuovi invasi per l’acqua, quando invece sarebbe opportuno verificare pienamente l’utilizzo delle infrastrutture idriche già esistenti sul territorio da cui, spiegano, in questi giorni si sono infatti approvigionati gli elicotteri nei loro sporadici interventi, comprese ovviamente quelle al servizio degli impianti per l’innevamento artificiale. «La questione non è quindi soltanto quella di avere più acqua disponibile, ma di organizzare in modo efficace le risorse già presenti e renderle funzionali anche alle esigenze di emergenza», si legge in una nota.
La vera sfida, tuttavia, è per l’associazione soprattutto quella di presidiare il territorio.
«Un Parco regionale vasto e caratterizzato da aree montane, boschi e praterie in quota non può affidare la propria capacità di prevenzione esclusivamente all’intervento emergenziale dei Vigili del Fuoco o alla disponibilità, peraltro preziosa ma volontaria, dei cittadini e delle associazioni di Protezione civile. Sarebbe necessario dotare finalmente il Parco di un corpo di guardiaparco adeguatamente formato e attrezzato anche con moduli antincendio, sul modello di quanto già avviene in altre realtà protette, come il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise».
«Una presenza quotidiana sul territorio avrebbe una funzione che va ben oltre l’antincendio – spiegano -: vigilanza, prevenzione, controllo delle aree più vulnerabili, contrasto al bracconaggio, monitoraggio ambientale e tempestiva segnalazione delle situazioni di rischio. In altre parole, non soltanto uomini da impiegare quando l’incendio è già divampato, ma una presenza capace di prevenire e intervenire tempestivamente».
Allo stesso tempo, occorre per l’associazione affrontare seriamente il problema dell’organizzazione della Protezione civile. «Anche quest’anno numerosi volontari si sono messi spontaneamente a disposizione per contribuire alla gestione delle emergenze. È un patrimonio di disponibilità e senso civico che non può essere lasciato all’improvvisazione. In occasione degli incendi, diversi volontari si sono trovati per giorni senza un coordinamento adeguato, senza indicazioni chiare e, in alcuni casi, sostanzialmente abbandonati a se stessi».
«Il volontariato, per essere realmente efficace e soprattutto sicuro, deve essere formato, equipaggiato e coordinato. Non si può pensare di mobilitare persone disponibili nei momenti di emergenza senza costruire prima una struttura organizzativa capace di indicare chi deve fare cosa, dove intervenire e con quali strumenti».
«È quindi necessario – continuano – che il dibattito politico e amministrativo si sposti dalla ricerca di soluzioni semplici e immediatamente comunicabili a una strategia complessiva di prevenzione e gestione del rischio incendi. La sensazione è che, troppo spesso, di fronte a problemi complessi si finisca per intervenire soprattutto sul piano delle dichiarazioni, avanzando proposte che possono apparire risolutive ma che non affrontano le cause profonde delle criticità».
«Il territorio del Sirente-Velino ha bisogno invece di amministratori capaci di guardare oltre l’emergenza del momento e di costruire, insieme al Parco e alle strutture regionali competenti, un sistema permanente di prevenzione, vigilanza e intervento. Più che nuove dichiarazioni, servono presenza sul territorio, organizzazione, mezzi e responsabilità. La prevenzione degli incendi non comincia quando si vede il fumo – conclude Salviamo l’Orso -: comincia molti mesi prima, con la conoscenza del territorio, il suo presidio e una macchina organizzativa pronta ad agire».
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