17 Agosto 2026 - 10:25:18

di Marianna Galeota

La prossima sfida elettorale dell’Aquila si prepara a giocare molto prima dell’apertura ufficiale della campagna elettorale. Il centrosinistra deve infatti sciogliere il nodo più delicato: individuare una candidatura in grado di riunire forze politiche e civiche che, negli ultimi mesi, hanno mostrato sensibilità differenti.

Le elezioni comunali del 2027 sono già entrate nell’agenda dei partiti. Nel centrosinistra il confronto è aperto e si ragiona anche sulla possibilità di affidarsi a un profilo civico, mentre il Partito democratico insiste sulla costruzione di un percorso condiviso prima di arrivare alla scelta definitiva.

Il punto, però, non è soltanto trovare un nome competitivo. È evitare che la scelta del candidato diventi il terreno di una nuova divisione. La storia recente dell’Aquila offre un precedente significativo: nel 2017 le forze di centrosinistra raccolsero complessivamente un consenso superiore al 50 per cento, ma nessuno dei candidati riuscì a conquistare il primo turno e il centrodestra vinse poi al ballottaggio. È questa la lezione che oggi pesa sulla nuova partita.

Un candidato forte può essere necessario, ma non necessariamente sufficiente. Se il centrosinistra arrivasse al voto con più candidature, liste in concorrenza o un accordo costruito soltanto all’ultimo momento, il rischio sarebbe ancora una volta quello di disperdere consensi.

Dall’altra parte, anche il centrodestra dovrà affrontare il tema della successione a Pierluigi Biondi. La discussione riguarda il possibile candidato e gli equilibri interni alla coalizione, con Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e le componenti civiche chiamate a trovare una sintesi.

Per il centrosinistra, dunque, la vera prova non sarà soltanto scegliere chi correrà per Palazzo Margherita. Il Pd ha indicato la necessità di costruire un percorso condiviso sui nomi, mentre altre forze hanno chiesto un profilo capace di rappresentare una sintesi più ampia.

È probabilmente questo il vero nodo della partita: molte forze, molti nomi e il rischio di una proposta non abbastanza riconoscibile.

L’assunto più importante da mettere in discussione è che un candidato «forte» possa risolvere da solo il problema del centrosinistra. Non è detto. Un nome conosciuto può non bastare se le liste corrono separate o se una parte della coalizione non lo riconosce pienamente come proprio.

Prima del nome, il centrosinistra aquilano dovrebbe quindi costruire un accordo politico e programmatico minimo, pubblico e verificabile. Solo dopo dovrebbe arrivare la scelta del candidato. È la strada più concreta per evitare che la discussione si trasformi in un semplice «totonomi».

Il rischio maggiore è cercare il nome miracoloso, magari civico e trasversale, senza affrontare le differenze tra partiti e liste. Un candidato presentato come soluzione unitaria potrebbe diventare, al contrario, il punto sul quale esplodono le divisioni.

È su questo passaggio, prima ancora che sul nome del candidato, che potrebbe giocarsi una parte decisiva della sfida per il governo dell’Aquila.