30 Agosto 2026 - 12:17:15
di Tommaso Cotellessa
Una vendemmia ancora tutta da scrivere. È il quadro tracciato dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo alla vigilia dell’entrata nel vivo della raccolta 2026, dopo un’annata caratterizzata da condizioni meteorologiche altalenanti, temperature elevate, lunghi periodi di siccità ed eventi estremi localizzati.
Un insieme di fattori che rende ancora difficile formulare previsioni attendibili sulla quantità di uva che arriverà nelle cantine abruzzesi. Da qui l’invito del Consorzio alla prudenza nella diffusione di numeri e percentuali.
Una linea condivisa anche a livello nazionale: Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini hanno infatti scelto, almeno per il momento, di non fornire una previsione vendemmiale complessiva, proprio a causa dell’incertezza legata all’andamento meteorologico.
«Oggi è prematuro dare numeri sulla vendemmia 2026 – sottolinea il presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi –. Abbiamo davanti settimane decisive e il clima potrà incidere ancora significativamente sia sulle quantità sia sul profilo qualitativo delle uve. Per questo preferiamo osservare, monitorare e attendere prima di formulare una stima complessiva».
Le prime operazioni hanno interessato le varietà più precoci, in particolare le uve bianche destinate alla Doc Abruzzo. Le alte temperature hanno determinato un generale anticipo rispetto alle tradizionali date di raccolta.
Per avere un quadro più definito bisognerà però attendere l’evoluzione meteorologica delle prossime settimane e soprattutto l’avvio della raccolta del Montepulciano d’Abruzzo, che entrerà nel vivo a settembre.
Sul fronte fitosanitario, intanto, le indicazioni provenienti dai monitoraggi del Consorzio sono complessivamente positive. Il grande caldo, pur provocando stress idrico e incidendo sulle condizioni di maturazione delle uve, ha infatti limitato in diversi casi lo sviluppo delle principali fitopatie, facilitando il lavoro di difesa dei produttori.
Non sono tuttavia mancate le criticità. Dal gelo tardivo della primavera alle grandinate localizzate, fino soprattutto al lungo periodo caratterizzato da caldo e scarsità di precipitazioni, gli eventi meteorologici hanno lasciato il segno sui vigneti.
Ed è proprio la gestione dell’acqua a emergere come uno dei temi centrali per il futuro della viticoltura abruzzese. Per il Consorzio, di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, non è più possibile affrontare la questione soltanto durante le fasi di emergenza.
«Di fronte a estati sempre più caratterizzate da picchi di caldo e da precipitazioni distribuite in maniera irregolare – spiega Nicodemi – non possiamo limitarci a discutere dell’acqua quando manca. Dobbiamo lavorare sulla capacità del territorio di conservare la risorsa idrica, attraverso una politica seria di manutenzione e potenziamento degli invasi e delle infrastrutture. L’acqua che oggi arriva in modo violento e concentrato deve poter diventare una riserva per l’agricoltura e per le nostre comunità nei mesi più difficili».
Il Consorzio richiama inoltre l’attenzione sulla corretta lettura dei dati relativi alla produzione vitivinicola regionale. Le denominazioni tutelate rappresentano infatti circa un terzo della produzione complessiva di vino abruzzese, mentre i restanti due terzi riguardano produzioni non a denominazione. Le eventuali stime elaborate dal Consorzio, dunque, non possono essere automaticamente estese all’intero comparto regionale.
Alla variabile climatica si aggiunge poi quella economica. Il settore deve trovare un equilibrio tra produzione, domanda di mercato e giacenze, evitando che un eccesso di prodotto finisca per comprimere il valore delle uve e la remunerazione dei viticoltori.
In vista della vendemmia, il Consorzio ha quindi sostenuto misure di contenimento produttivo attraverso la riduzione delle rese e il bloccaggio amministrativo di una quota della produzione, con l’obiettivo di riequilibrare domanda e offerta.
«Non dobbiamo inseguire il record di quantità – conclude Nicodemi – ma costruire valore. La gestione della produzione è uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per mantenere l’equilibrio del mercato e difendere la remunerazione dei viticoltori. Allo stesso tempo, dobbiamo continuare a investire sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla capacità dei nostri vini di conquistare nuovi consumatori e nuovi mercati».
La vendemmia abruzzese 2026, dunque, resta ancora un’incognita. Saranno le prossime settimane, con l’evoluzione delle temperature, della disponibilità idrica e delle maturazioni, a consentire una prima valutazione realmente attendibile.
Il Consorzio continuerà nel frattempo il monitoraggio dei vigneti, rimandando a quando saranno disponibili dati sufficientemente solidi una stima complessiva dell’annata.
LAQTV Live