31 Agosto 2026 - 12:53:09

di Andrea Di Paolo

L’urbanistica del capoluogo di regione ha bisogno di una nuova visione, che punti alla valorizzazione del patrimonio pubblico e non solo allo sviluppo del valore degli immobili.

È la proposta che arriva dal Comitatus Aquilanus, tramite la voce del suo presidente, l’architetto Antonio Perrotti, che apre a progetti volti alla sfera dei servizi e del verde urbano per garantire una migliore qualità della vita alla cittadinanza.

Con il sostegno arrivato anche da parte del Conalpa L’Aquila, Perrotti ha presentato diverse proposte mirate alla tutela e alla valorizzazione del verde aquilano. Proposte che, spiega, oltre a rivestire un ruolo fondamentale per costruire la città del domani, sarebbero anche a costo bassissimo per l’amministrazione.

«L’Aquila – commenta Perrotti – ha attualmente troppe abitazioni. Noi siamo di fatto in declino demografico e dopo il terremoto abbiamo realizzato oltre 6 mila case tra quelle abusive a tempo e quelle realizzate col Piano Case quindi abbiamo una sovrabbondanza di patrimonio edilizio. Le operazioni immobiliari da fare – va avanti – sono poche, per cui la prima scheda propone il parco fluviale dell’Aterno. Lo inseriamo nel contesto del parco pomerio urbano, la cui sezione più interessante è proprio sulla parte sud che si affaccia sull’Aterno. Proprio lì – spiega – va recuperato un percorso, va fatta una tutela delle pendici e una connessione tra quel territorio che era uso civico tra l’altro e il fiume. Noi proponiamo un’alternativa fondamentale che antepone la valorizzazione della parte pubblica, tra l’altro quasi a costo zero perché sono tutte terre già di uso pubblico formalmente o comunque di interesse civico».

Poi la critica nei confronti dell’amministrazione aquilana colpevole, per Perrotti, di aver escluso dalla presentazione delle proposte una larghissima fetta della cittadinanza.

«Gran parte della gente non lo sa – commenta Perrotti – ma stranamente è rivolto semplicemente ai proprietari dei terreni muniti di PEC, quindi di fatto viene fatto fuori un 80% della popolazione oltre alle associazioni che tutelano gli interessi pubblici. Quindi la prima obiezione che noi facciamo è in tal senso. Di fatto – chiude – con una semplice comunicazione si vuole che i privati proprietari propongono operazioni immobiliari sicuramente più intensive a danno dei servizi, degli standard e delle distanze dai confini».