31 Agosto 2026 - 19:28:36
di Tommaso Cotellessa
Continua a mostrare segnali preoccupanti il quadro della sicurezza sul lavoro in Abruzzo. Nei primi sei mesi del 2026 gli infortuni sono aumentati del 3,58%, passando dai 5.945 dello stesso periodo dello scorso anno a 6.158 casi, mentre le denunce di malattie professionali sono cresciute dell’8,25%, da 4.645 a 5.028.
È quanto emerge dall’analisi realizzata dal Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza della Uil Abruzzo sulla base dei dati Inail relativi al primo semestre dell’anno.
Numeri che, secondo il sindacato, non possono essere letti soltanto come una variazione statistica, ma chiamano in causa alcuni elementi strutturali del mercato del lavoro regionale: dalla precarietà alla parcellizzazione del lavoro, passando per l’invecchiamento della forza lavoro e per l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione nelle aziende.
«Dietro il bilancio del primo semestre 2026 non vogliamo limitarci a denunciare solo la conferma di un trend negativo, ma deve emergere quello che questi numeri nascondono: criticità che risiedono nella mancata prevenzione sui rischi emergenti e su fattori strutturali come precarietà, invecchiamento della forza lavoro, integrazione culturale e differenze di genere», osserva Valerio Camplone, componente della segreteria regionale Uil Abruzzo con delega alla Salute e Sicurezza sul lavoro.
Uno degli elementi sui quali la Uil richiama maggiormente l’attenzione riguarda gli infortuni in itinere, vale a dire quelli che avvengono durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro. Nel primo semestre sono aumentati del 17,85%, passando da 773 a 911.
Particolarmente significativo il dato relativo alle lavoratrici: le denunce crescono infatti del 21,45%, da 387 a 470 casi.
Secondo il sindacato, il fenomeno impone di approfondire aspetti legati all’organizzazione del lavoro, alla gestione degli orari, alla rigidità dei tempi, ai ritmi degli spostamenti e allo stress occupazionale. Una prospettiva che trova riferimento anche nell’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008, che prevede di considerare nella valutazione dei rischi anche quelli collegati alle differenze di genere e allo stress lavoro-correlato.
Le criticità interessano anche le fasce anagrafiche poste agli estremi del mercato del lavoro.
Tra i lavoratori tra i 60 e i 74 anni gli infortuni aumentano del 9,95%, passando da 734 a 807, con una crescita ancora maggiore, pari al 12,19%, nella fascia compresa tra 60 e 64 anni.
Sul versante opposto, tra i giovani dai 15 ai 24 anni l’aumento è del 6,34%, da 584 a 621 denunce. Considerando complessivamente gli under 35, tra 15 e 34 anni, gli infortuni salgono invece da 1.408 a 1.478, con un incremento del 4,97%.
Dati che, per la Uil, evidenziano la necessità di adottare strumenti di prevenzione differenziati: una formazione specifica per chi entra per la prima volta nel mercato del lavoro e una maggiore attenzione all’evoluzione delle condizioni di salute e alle patologie correlate all’età per i lavoratori più anziani.
A preoccupare è anche la situazione dei lavoratori stranieri. Le denunce di infortunio che riguardano lavoratori extra-Ue sono aumentate del 12,08%, passando da 687 a 770.
Ancora più marcato l’incremento delle malattie professionali tra i lavoratori nati all’estero, con 518 denunce contro le 388 dell’anno precedente: +33,51%.
Nel dettaglio, tra i lavoratori extra-Ue si passa da 266 a 344 casi, pari al +29,32%, mentre tra quelli provenienti dai Paesi dell’Unione europea le denunce salgono da 122 a 174, con un incremento del 42,62%.
Un fenomeno che, secondo la Uil, rende urgente rafforzare la formazione e verificare concretamente la conoscenza della lingua e la comprensione delle procedure operative e di sicurezza all’interno delle aziende.
I numeri entrano direttamente nel confronto sulla definizione del nuovo Piano Regionale della Prevenzione 2026-2031, attualmente al centro dell’interlocuzione con la Regione Abruzzo nell’ambito del Comitato regionale di coordinamento previsto dall’articolo 7 del D.Lgs. 81/2008.
La richiesta della Uil è quella di inserire le vulnerabilità evidenziate dai dati Inail tra le priorità del nuovo Piano.
Per Camplone è indispensabile trasformare la prevenzione in uno strumento concreto e calibrato sulle caratteristiche dei lavoratori, intervenendo anche sull’aggiornamento dei Documenti di Valutazione dei Rischi aziendali.
L’obiettivo è prevedere percorsi specifici per i giovani al primo ingresso nel mercato del lavoro, considerare le condizioni legate all’età per i lavoratori anziani e assicurarsi che quelli stranieri comprendano effettivamente procedure e indicazioni di sicurezza. A questo si aggiunge la necessità di una più diffusa valutazione dei rischi psicosociali e dello stress lavoro-correlato, rafforzando la collaborazione con RLS e RLST sul territorio.
Un capitolo specifico, infine, viene richiesto sul fronte della sicurezza e delle differenze di genere. Per la Uil Abruzzo il Piano regionale dovrà contribuire non soltanto alla riduzione degli infortuni, ma alla costruzione di ambienti lavorativi più sani, rispettosi e inclusivi.
Il sindacato chiede in particolare la piena attuazione delle novità introdotte dal Decreto legge 159/2025, che ha modificato l’articolo 15 del Testo Unico prevedendo dal 2026 l’obbligo per le aziende di programmare misure finalizzate alla prevenzione di comportamenti violenti o molesti nei luoghi di lavoro.
Una questione che, insieme all’aumento degli infortuni e delle malattie professionali, secondo la Uil dovrà diventare uno dei punti centrali delle politiche regionali di prevenzione e sicurezza dei prossimi anni.
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