02 Settembre 2026 - 09:22:03
di Martina Colabianchi
«Tutti vogliono diventare grandi, ma ci si dimentica che l’Abruzzo è una Regione composta, prevalentemente, da piccoli borghi, paesi e comuni montani».
Parte da queste premesse il sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, per rilanciare nuovamente e con convinzione il progetto della Quinta Provincia, anche alla luce della la proposta del collegio unico regionale per l’elezione del presidente e del Consiglio regionale d’Abruzzo. Questa ipotesi, che va sempre più concretizzandosi, vedrebbe la regione frantumarsi in macro porzioni comunali con “grandi città” che dovranno poi gareggiare l’una contro l’altra.
Questo, per Di Pangrazio, significherebbe «far morire le piccole realtà comunali, che hanno una voce autentica da proteggere».
Da qui, la volontà di portare avanti il progetto della “Quinta Provincia”, calendarizzando interlocuzioni e annettendo progetti utili da parte di diversi stakeholder tecnologici abruzzesi e nazionali.
A preoccupare il primo cittadino di Avezzano è inoltre la nascita delle grande città, cioè le possibili realizzazioni di grosse entità territoriali, come la Grande Pescara o la grande L’Aquila. In fase di studio anche la grande Teramo (fusione del capoluogo con i piccoli comuni montani) e la grande Vasto (maxi area urbana con servizi in comune).
«Se il concetto deve essere quello della concentrazione, – sottolinea Di Pangrazio – allora sarebbe altrettanto facile per noi parlare di una ‘Grande Marsica’, che avrebbe un peso demografico e territoriale significativo anche rispetto al comprensorio aquilano; ma non è questa la strada che dobbiamo perseguire».
L’obiettivo deve essere, altresì, quello di costruire un’area vasta delle aree interne, capace di mettere insieme territori, amministrazioni e comunità diverse, valorizzandone le specificità e garantendo i servizi migliori.
“La “Quinta Provincia” – conclude Giovanni Di Pangrazio – diventa una risposta in termini politici rispetto a scelte che hanno in sé l’etnocentrismo della rappresentanza: chi nega che il collegio unico avvantaggi la “grande città”, allo stesso tempo infatti si attrezza per far diventare grande il propio feudo. Il nostro progetto non è un’operazione di contrapposizione, ma una vera attività di rete amministrativa».
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