07 Settembre 2026 - 11:01:39
di Tommaso Cotellessa
Con oltre il 44% dei voti, AfD raccoglie un consenso vastissimo in Sassonia-Anhalt, in Germania.
Un risultato destinato inevitabilmente a non esaurire i propri effetti all’interno del Land o dei confini nazionali tedeschi, ma a trasformarsi in un segnale politico per l’intera Unione europea. Anche in Italia non sono mancate le reazioni: tra chi parla di un’emergenza democratica e chi, al contrario, legge nel risultato elettorale una rivolta contro quello che considera un ancien régime politico ormai in crisi.
Anche a L’Aquila il voto tedesco ha acceso il dibattito, riportando al centro della scena un volto di lungo corso della politica cittadina.
Si tratta di Biagio Tempesta, sindaco dell’Aquila per quasi dieci anni, dal 1998 al 2007, e protagonista di una lunga storia all’interno della destra italiana: prima nel Movimento Sociale Italiano, poi in Forza Italia e nel Popolo della Libertà, fino alla scelta di seguire Gianfranco Fini nell’esperienza di Futuro e Libertà per l’Italia.
L’ex primo cittadino ha affidato ai social poche righe che non sono passate inosservate.
«L’AfD in Germania, nella regione della Sassonia, con il 44,5 per cento. La destra vince e stravince quando fa la destra e non la restaurazione del passato».
Il post ha immediatamente attirato l’attenzione del consigliere comunale Daniele D’Angelo, esponente di Futuro Nazionale nel capoluogo abruzzese. Rivolgendosi all’ex sindaco, D’Angelo ha lanciato un invito esplicito a entrare nel partito dell’ex generale Roberto Vannacci: «Amico mio, ti aspettiamo con il Generale».
Un invito tutt’altro che respinto da Tempesta, che ha replicato con un amichevole: «Ci sentiamo».

Abbiamo quindi contattato l’ex sindaco dell’Aquila per approfondire il significato delle sue parole e capire quale lettura dia non soltanto dell’avanzata di AfD in Germania, ma anche dell’attuale situazione politica italiana e aquilana.
Sindaco, in queste ore gli occhi dell’Europa sono puntati sulla Sassonia. Cosa significa, secondo lei, il risultato raggiunto dall’AfD?
«L’Europa è cambiata da dieci anni a questa parte. Ormai si va alla ricerca di nuove forme di governo, con normative differenti. Chi non si accorge di questo dato non guarda la realtà ed è in ritardo nel capire che abbiamo abbracciato il futuro. I voti che vanno all’AfD vengono tutti dalla sinistra. Si tratta di ex comunisti integralisti, così come è successo in Italia quando la gente di sinistra, quasi in toto, ha votato Meloni.
Questi processi devono essere compresi, non si può continuare a ragionare con gli schemi politici degli anni Cinquanta. Il Moloch è caduto, la narrazione ormai è estinta, è finita, è un libro chiuso. Bisogna costruire qualcosa di nuovo. Tant’è vero che, furbescamente, quelli dell’AfD non si richiamano a Hitler, ma alla fase precedente a Bismarck dal punto di vista culturale. Sotto questo profilo quello è il ventre molle della scelta: fanno vedere lo Stato buono, lo Stato etico, lo Stato che funziona».
Nel post affidato ai social ha sostenuto che «la destra vince quando fa la destra e non la restaurazione». Per molti osservatori, tuttavia, AfD non rappresenta il futuro, ma una forza politica che guarda al passato più buio della storia tedesca.
«Questo discorso lo può fare quello del popolino, non lo possono fare i cosiddetti intellettuali e la stampa. È il momento di avvertire il cambiamento e anche queste nuove forme di comunicazione, tra cui l’intelligenza artificiale, che buttano al mare tutto quello che c’era prima e aprono a nuove forme di governo.
Serve quindi un nuovo diritto, molto più stringente, con un’ampia valorizzazione dell’esecutivo rispetto agli enti locali, ai consigli comunali e ai riti del passato. Se uno non avverte questa cosa non ha capito nulla. Oggi è la macchina che ti risolve un problema. Dove devo fare un elettrodotto? Dove devo fare un gasdotto? Sono trasformazioni che ho avvertito da dieci anni a questa parte e delle quali sono un sostenitore. Tant’è vero che una delle mie frasi ricorrenti è: “abbracciamo il futuro”. Io sono contro il fascismo, sono contro il nazismo, sono contro il comunismo. Sono per il futuro, per il futuro da costruire».
Pensa dunque anche a Futuro Nazionale?
«Futuro Nazionale è un partito che risponde a una logica, ha coperto questo spazio».
E cosa pensa dell’ex generale Roberto Vannacci?
«Io sono un anarchico di destra, quindi non ho molto da dire su questa domanda. Sono un libero pensatore di destra, marginalizzato».
Tornando al suo post, a cosa fa riferimento quando parla di «restaurazione»?
«Ovviamente all’amministrazione comunale aquilana. Mi spiego in termini politici. La vittoria di Tempesta nel 1998 è stata una cesura rispetto al mondo precedente. Parlo dell’Aquila, ovviamente. Dopo quarantacinque, cinquant’anni di predominio della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista e del Partito Comunista, arriva Tempesta dal Torrione, con le sue idee e la sua libertà di pensiero, e vince. E vince quando la sinistra era trionfante all’Aquila».
Tempesta ricorda quindi il quadro politico nel quale maturò la sua prima elezione a sindaco, sottolineando come il centrosinistra detenesse allora numerose posizioni di governo a livello locale e nazionale. Da qui il paragone con l’attuale amministrazione.
«Nel momento in cui vince Biondi, e tutti sappiamo com’è andata fra il primo e il secondo turno, si tratta di una forma di stabilizzazione. Vince quando la destra vince. E, se fa caso ai voti, troverà che al secondo turno Biondi prende 6mila voti in meno. Parlo di politica, non parlo di persone, non mi interessano le persone. Lunga e aurea vita a tutti».
Secondo l’ex sindaco, proprio all’interno dell’elettorato di centrodestra aquilano starebbe però crescendo un’insofferenza nei confronti di alcune scelte compiute negli ultimi anni.
«Seimila elettori di destra, che io ho sempre definito “maggioranza silenziosa”, incominciano a rumoreggiare anche nella città dell’Aquila. Non ad apparire, ma a rumoreggiare per certe scelte. Questo gruppo umano, in questa città, è scarsamente attenzionato dalla stampa, perché la stampa fa soltanto le narrazioni ufficiali, non le narrazioni del popolo. E invece incomincia a rumoreggiare. È così che si verificano questi fenomeni».
Parole che assumono inevitabilmente un peso particolare mentre L’Aquila si avvicina all’appuntamento con le elezioni amministrative del 2027. E proprio sul futuro politico della città il giudizio dell’ex primo cittadino diventa ancora più netto.
Detto ciò, cosa pensa delle elezioni comunali dell’Aquila del 2027?
«Oh, che squallore! Che squallore di politica e di personaggi. Mi permette di dirlo, tanto non sono nessuno. Ripeto, non sono nessuno, però questo lo dico».
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