10 Settembre 2026 - 10:33:30

di Tommaso Cotellessa

Quattro edifici scolastici pronti a riaprire le porte al termine del lungo processo di ricostruzione seguito al sisma del 2009.

Un risultato importante per L’Aquila e un segnale rivolto al futuro, soprattutto in un territorio che per anni è stato al centro della mobilitazione per la sicurezza delle scuole, tra sit-in, proteste degli studenti, iniziative dei comitati e una forte attenzione della cittadinanza, fino alla visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

In occasione delle quattro riaperture, l’amministrazione comunale ha annunciato con grande enfasi il rientro di circa 700 studenti negli edifici scolastici rinnovati, scegliendo per l’occasione la definizione di «Fantastiche quattro» per le scuole che si preparano ad accogliere nuovamente alunni e insegnanti.

Una narrazione celebrativa che, tuttavia, viene duramente contestata dai comitati cittadini da anni impegnati sul fronte della sicurezza scolastica.

Il Comitato Scuole Sicure e la Commissione Oltre il MUSP, pur accogliendo come «un’ottima notizia per la comunità» la riapertura delle quattro scuole, si dicono sconcertati dal «tentativo di trasformare un diritto restituito con ritardo in un’autocelebrazione politica».

«Dopo oltre diciassette anni dal terremoto, definire “fantastica” la consegna di quattro scuole è politicamente indecente», scrivono con fermezza i comitati.

«Non sono fantastici gli anni nei MUSP, le promesse disattese dei tempi di ricostruzione, i rinvii. Per raccontare come impresa straordinaria ciò che arriva con un ritardo disarmante e inammissibile serviva, in effetti, molta fantasia. Quattro inaugurazioni in due giorni non trasformano il ritardo in efficienza: concentrano in due giorni ciò che la città ha atteso per anni».

Parole nette che riportano al centro una memoria collettiva fatta di mobilitazioni, richieste, assemblee e partecipazione civica. Un percorso che, secondo i comitati, rischia di essere oscurato da una comunicazione concentrata esclusivamente sul momento delle inaugurazioni.

Scuole Sicure e Oltre il MUSP ricordano quindi le promesse formulate negli anni e, a loro giudizio, rimaste disattese.

«L’Amministrazione comunale “con i superpoteri” governa dal 2017 e aveva promesso un piano straordinario di ricostruzione e tempi ben diversi. Nove anni dopo, non può attribuire ogni ritardo al passato e intestarsi ogni taglio del nastro».

A pesare, sostengono i comitati, è soprattutto il quadro complessivo della ricostruzione scolastica: sette interventi sarebbero ancora in corso, quattro in fase di progettazione o appalto, mentre per alcuni edifici le scadenze di fine lavori arriverebbero fino al 2028 e al 2029.

«Le quattro scuole che vengono inaugurate oggi avevano date ufficiali di “fine lavori” di anni e anni fa. Se queste scuole sono le “Fantastiche quattro”, come dobbiamo chiamare tutte le altre scuole: “le invisibili”, “le Cenerentole”?».

La critica assume poi un tono esplicitamente politico in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

«Evidentemente l’avvicinarsi delle elezioni, nazionali e comunali, possiede un sorprendente superpotere: accelera consegne e moltiplica inaugurazioni. Ben venga, se serve ad aprire scuole».

Per i comitati, però, i «veri supereroi» di questa vicenda sono altri: «Le bambine e i bambini che da 18 anni vanno nei MUSP, le insegnanti, gli insegnanti e tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola, che hanno offerto in questi anni un servizio didattico eccellente nonostante moduli che da provvisori sono diventati permanenti».

Restano poi, secondo Scuole Sicure e Oltre il MUSP, alcune questioni ancora aperte: dalla pubblicazione integrale delle nuove verifiche di vulnerabilità sismica alle ragioni per cui edifici precedentemente considerati sicuri sono stati successivamente destinati alla demolizione o al miglioramento sismico, fino alla gestione delle alte temperature nei MUSP e ai tempi necessari per completare la ricostruzione delle altre scuole.

«Le famiglie hanno bisogno di dati, non di slogan da fumetto», affermano.

Da qui la conclusione: «Benvenute, dunque, alle nuove scuole. Ma la festa appartenga ai bambini e alle bambine, non alla propaganda. Le scuole non sono un regalo né un superpotere dell’Amministrazione: sono un diritto degli studenti e un dovere delle istituzioni. Un diritto riconosciuto in colpevole ritardo, e arrivato, oggi, parzialmente».

L’intervento dei comitati pone, dunque, una questione che non può essere liquidata come una semplice polemica a margine delle inaugurazioni. La riapertura di quattro scuole rappresenta indubbiamente una buona notizia per la città e, soprattutto, per gli studenti, le famiglie e il personale scolastico che potranno finalmente lasciare strutture nate come provvisorie e diventate, nel corso degli anni, parte stabile del paesaggio aquilano.

Festeggiare questo passaggio è dunque legittimo. Ma la soddisfazione per un risultato raggiunto non può cancellare la consapevolezza del percorso necessario per arrivarci, dei ritardi accumulati e delle scuole che attendono ancora di essere ricostruite.

Non si tratta necessariamente di sminuire il lavoro svolto dall’amministrazione, né di negare il valore delle quattro riaperture. Il punto sollevato dai comitati è un altro: garantire edifici scolastici sicuri non rappresenta un regalo fatto alla cittadinanza, ma l’adempimento di una responsabilità pubblica. È su tempi, risultati e capacità di custodire e ricostruire il patrimonio pubblico che un’amministrazione è chiamata a essere valutata.

Nessun regalo, dunque. Piuttosto un diritto finalmente restituito a una parte della comunità scolastica aquilana e, insieme, il dovere di non dimenticare chi quel diritto sta ancora aspettando.