12 Settembre 2026 - 09:24:39
di Marianna Galeota
Riduzione di due terzi, soprattutto nelle aree interne, delle iscrizioni nel Registro delle imprese tra il 2010 e il 2023; mentre nel quinquennio 2019-2024 la crescita degli addetti nell’industria e nei servizi si è fermata al +5,8%, contro una media nazionale dell’8,1%, e sconta un ritardo nei servizi avanzati.
E’ ciò che emerge per le regioni Umbria, Marche e Abruzzo nel rapporto sull’imprenditorialità commissionato da Hamu (Hub Abruzzo Umbria e Marche) all’Università Politecnica delle Marche ed elaborato da Donato Iacobucci, Martina Orci e Francesco Perugini del Centro per l’Innovazione e l’Imprenditorialità.
Il rapporto, con l’introduzione del coordinatore di Hamu Gian Mario Spacca, è stato presentato nel pomeriggio alla Facoltà di Economia della Politecnica Marche nel convegno convegno “Talenti, tecnologia, territorio.
Il sistema imprenditoriale delle regioni Hamu alla presenza, tra gli altri, del presidente della Regione Francesco Acquaroli, del commissario per la ricostruzione post sisma Guido Castelli e del presidente della Camera di Commercio delle Marche Gino Sabatini. A fare gli onori di casa il rettore di Univpm Enrico Quagliarini.
«Per invertire la rotta e dare sostanza all’esigenza di fare sistema» dal convegno è emersa «la necessità di trasformare il territorio in una vera e propria ‘super regione’ capace di farsi amministratrice delle traiettorie per il futuro».
Fondamentale, inoltre, «lo sviluppo di una politica industriale selettiva e integrata condivisa tra le tre regioni, che superi gli investimenti a pioggia e che si focalizzi sulle filiere più promettenti, mettendo a sistema le vocazioni complementari dei territori»; in particolare, l’automotive e l’aerospazio in Abruzzo, i distretti manifatturieri nelle Marche e le tecnologie legate a sostenibilità e digitale in Umbria.
Alla luce della riforma in corso, che vedrà la gestione dei fondi non più ad esclusivo appannaggio delle Regioni, Hamu intende candidarsi, attraverso la sua struttura operativa di riferimento Vitality, alla gestione dei fondi strutturali al 2034, con l’obiettivo di interloquire con il Mimit «per l’amministrazione delle future risorse dei fondi strutturali europei (2028-2034), che dovranno essere orientate alla diversificazione per generare reali opportunità di occupazione per i giovani».
Per colmare il gap nella spesa in Ricerca e Sviluppo, per Hamu, «non basta più il tradizionale trasferimento tecnologico. Occorre passare dalla concertazione a una coprogettazione atenei-imprese, che devono pensare e progettare insieme sin dalle fasi iniziali per costruire catene del valore condivise e innovative».
«I trend negativi delle aree interne non devono e non possono definire strutturalmente il futuro del Centro Italia – ha detto Fabio Graziosi, presidente Hamu e rettore dell’Università dell’Aquila – Dobbiamo affrontare lo spopolamento, la bassa produttività e la fuga di cervelli, ma abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Lo sviluppo delle aree interne passa da una strada obbligata: far crescere le nostre imprese e favorire le aggregazioni, perché è proprio l’assenza strutturale di grandi aziende a frenare la nostra crescita».
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