15 Settembre 2026 - 09:55:07

di Marianna Galeota

Crescono nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni abruzzesi, che raggiungono complessivamente i 6,15 miliardi di euro e fanno segnare un incremento dell’8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A trainare il risultato complessivo è soprattutto il comparto farmaceutico regionale, che supera i 2 miliardi di euro (+30,3%), sostenuto in particolare dalla provincia dell’Aquila, dove questa voce  vale circa 1,9 miliardi (+27,4%).

Lo rivela il report realizzato per conto della Cna Abruzzo dal Dipartimento di Studi socio-economici, gestionali e statistici (DiSEGS) dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Si tratta del  primo atto di una collaborazione che  prevede la creazione di un Osservatorio, con l’obiettivo di consolidare il rapporto di collaborazione tra il mondo della ricerca e le imprese, soprattutto piccole e medie:

«In modo – spiegano i partner del progetto – da avere uno strumento stabile di valorizzazione e trasferimento delle conoscenze prodotte in ambito universitario verso il sistema economico e sociale regionale, favorendo l’interazione tra ricerca, imprese, associazioni di rappresentanza e istituzioni e mettendo a disposizione del territorio dati, analisi e strumenti interpretativi a supporto dei processi decisionali».

Tornando ai dati, l’indagine messa a punto dal gruppo di lavoro coordinato dal Responsabile scientifico, professor Antonio Gattone (docente di Statistica), che si avvale della collaborazione dei professori Iacopo Odoardi (docente di Politica economica) e Dario D’Ingiullo (docente di Economia applicata) evidenzia che, dopo il farmaceutico, i comparti con i maggiori valori di export sono i mezzi di trasporto (1,47 miliardi), i prodotti alimentari (496,3 milioni), i macchinari e apparecchi “non classificati altrove” (423,4 milioni), la gomma, la plastica e gli altri prodotti non metalliferi (413,3 milioni), i metalli e prodotti in metallo (309,4 milioni) e i prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (247,7 milioni). Tutti questi comparti registrano una variazione positiva rispetto al primo semestre 2025, con l’unica eccezione dei mezzi di trasporto, in calo del 6,1%.

Tra gli altri comparti in flessione si segnalano computer, elettronica e ottica (−39,8%) e soprattutto agricoltura, silvicoltura e pesca (−12,6%). Tra le variazioni positive più significative, seppure su valori assoluti contenuti, spiccano invece l’estrazione di minerali, con 13,6 milioni e una crescita del 734,3%, il legno, carta e stampa (+20,7%) e gli apparecchi elettrici (+16,7%). Tra quelle negative si segnala inoltre la contrazione delle sostanze e dei prodotti chimici (−5,9%).

Cifre in chiaroscuro, dunque. Come sta a confermare il fatto che a comporre il dato positivo del semestre sono in realtà due trimestri (gennaio-marzo e aprile-giugno) dall’andamento assai diverso tra loro, se non opposto: con il secondo che segna un vistoso rallentamento rispetto al primo, sempre assumendo a riferimento lo stesso periodo del 2025: con il vento in poppa (23,5%) il primo trimestre, con una flessione consistente (-5,6%) il secondo.

Tra le province, infine, le variazioni percentuali tra i due semestri messi a confronti segnalano variazioni molto diverse, che non corrispondono in alcuni casi al peso assoluto effettivo. Vale soprattutto per il “+30%” del Pescarese, a fronte però di un valore assoluto del tutto modesto (386,2 milioni di valore assoluto contro i 297,1 del 2025), ma non certo per l’Aquilano, capace di un vistosissimo “+19,3%” (2 miliardi e 136 milioni del 2026 contro il miliardo e 790 milioni del 2025). Sostanzialmente invariato il quadro della provincia di Chieti (+0,1% sul 2025), il Teramano registra un 3,4% in più: 939,5 milioni contro 908,8).

«L’export – commenta il presidente regionale della Cna Abruzzo Bernardo Sofia, che è anche vicepresidente nazionale – rappresenta una leva fondamentale di crescita. Come Cna Nazionale stiamo lavorando da tempo per accompagnare le imprese verso nuovi mercati, favorendo l’internazionalizzazione, promuovendo il Made in Italy. I dati abruzzesi ci incoraggiano, ma ci indicano anche la necessità di rendere queste opportunità accessibili a una platea sempre più ampia di imprese».