15 Settembre 2026 - 12:05:21

di Martina Colabianchi

Ricominciano in questi giorni le lezioni anche in Abruzzo e, accanto ai semplici messaggi augurali da parte delle istituzioni, questo periodo dell’anno rappresenta sempre un momento utile per fare luce sulle criticità e sulle prospettive del sistema scolastico regionale.

Lo ha fatto la Flc Cgil Abruzzo Molise che, nel corso di una conferenza stampa, ha snocciolato qualche dato sull’anno scolastico che si appresta ad iniziare e ha invitato tutto il personale scolastico a partecipare, nel mese di settembre e ottobre, alle assemblee che coinvolgeranno tutte le scuole della regione, a partire da quelle sugli Istituti tecnici.

Il primo dato sul quale bisogna fare i conti è quello della costante riduzione del numero degli alunni. Per l’anno scolastico 2026/27 sono previsti 3.527 studenti in meno: continua quindi, anche nell’anno scolastico 2026/27, il trend negativo che in soli cinque anni ha portato alla perdita di circa 15.000 alunni.

Saranno circa 154.900 gli studenti abruzzesi nell’anno scolastico 2026/27: erano 169.425 nel 2020/2.

Un dato che, spiegano dal sindacato, «da solo documenta il grave problema della denatalità, dello spopolamento, particolarmente accentuato soprattutto nelle aree interne. Ricordiamo che l’attribuzione degli organici dei docenti e degli ATA a livello nazionale è fatta in base alla “legge dei numeri” (il DPR 81/2009) e ciò penalizza le aree interne e i territori fragili. In particolare, tale problema riguarda il personale ATA, il cui organico è stato falcidiato negli anni da continui tagli (59 posti in meno nel solo 2026/27), mentre i plessi scolastici sono sostanzialmente rimasti invariati e il carico di lavoro del personale è aumentato. Ciò mette a rischio anche la sicurezza degli alunni, visto il drastico taglio di collaboratori scolastici, che in taluni casi si trovano a dover presidiare da soli interi plessi scolastici».

C’è poi l’emergenza precariato, «che nonostante i proclami del ministro Valditara non accenna a diminuire», proseguono. «Le recenti nomine in ruolo di docenti (535) ed ATA (327), infatti, non sono riusciti nemmeno a garantire il turn over dei pensionamenti: dal 1° settembre 2026 sono andati in pensione ben 577 docenti e 343 ATA, e ciò causerà un aumento della percentuale di precari in servizio nelle scuole abruzzesi».

Secondo l’elaborazione del sindacato basata sui bollettini al momento pubblicati relativi alle nomine a Tempo Determinato (si tratta di numeri provvisori destinati sicuramente a salire), circa il 20% del personale ATA nella nostra regione è precario.

In totale, il numero dei lavoratori a tempo determinato nelle scuole abruzzesi nell’anno scolastico 2026/27 al momento è di 6.760 unità, ma considerate le supplenze ancora da attribuire da graduatorie d’istituto, si può immaginare che verrà superata la quota degli 8.000 precari della in regione.

Rispetto ai docenti, spicca il numero enorme di precari nel sostegno: ben 4.527, oltre il 60% dell’organico complessivo. A fronte di questi numeri, la stabilizzazione di soli 86 posti sul sostegno appare assolutamente irrisoria, non consentendo la stabilizzazione dei lavoratori e la continuità didattica per gli alunni.

«Un dato assolutamente allarmante – dichiarano dalla sigla sindacale – frutto delle fallimentari politiche sul reclutamento e alla mancata stabilizzazione dell’organico di sostegno, che viene concesso solo in “deroga”. Secondo i nostri dati, nel solo Abruzzo, su un organico complessivo pari a circa 8.253 docenti di sostegno, sono stabilizzati nell’organico di diritto 3.294 posti, mentre ben 4.959 sono i posti in deroga già autorizzati (oltre il 60% dell’organico complessivo)».

Per garantire la continuità didattica e un modello di scuola inclusiva non servono soluzioni estemporanee e sbagliate come la conferma dei docenti precari su richiesta della famiglia, occorrerebbe per la Flc Cgil Abruzzo Molise l’assunzione a tempo indeterminato dei docenti precari specializzati e l’ampliamento progressivo dell’organico di diritto tramite la stabilizzazione delle cattedre in deroga.

Il sindacato decide di soffermarsi anche sull’edilizia scolastica, citando la recente pubblicazione del XXIV Rapporto di Cittadinanza Attiva sulla “Sicurezza a Scuola” evidenzia una situazione preoccupante.

Su 1.062 edifici censiti solo 359 (il 33%) risultano sicuramente costruiti dopo il 1976 (anno di entrata in vigore delle normative antisismiche).

Il dato è ancora più allarmante se si considera che il 57% degli edifici scolastici in Abruzzo insiste in Zona 1 o 2 (quelle di maggiore sismicità). Constatiamo, inoltre, che solo il 31% degli edifici censiti è in possesso del Certificato di Agibilità, il 32% di quello di prevenzione incendi, mentre solo il 16,58% degli edifici è progettato secondo la normativa antisismica (il 7,05% ha avuto interventi di adeguamento antisismico, il 5,13% di miglioramento).

Infine, solo il 4,6% delle scuole in regione risulta munito di impianto di ventilazione/condizionamento (un dato su cui ragionare, visti anche i cambiamenti climatici) e l’Abruzzo risulta la regione con la percentuale più bassa d’Italia di scuole in possesso del Documento di Valutazione Rischi (35,95%) e del Piano di evacuazione (35,89%).

«A 30 anni di distanza dalla legge istitutiva dell’Edilizia scolastica e a conclusione degli interventi previsti da PNRR, di cui si attende di conoscere il quadro complessivo, lo scenario che ne viene fuori è desolante – commentano da Flc Abruzzo Molise -. E lo è ancora maggiormente se solo pensiamo alla situazione dell’edilizia scolastica a l’Aquila, dove a 17 anni dal sisma, permangono numerose criticità. Siamo contenti per l’inaugurazione di 4 nuovi edifici scolastici, ma non possiamo dimenticare i disagi arrecati a un’intera generazione che ha conosciuto solo il “MUSP” come scuola, e poniamo l’attenzione sulla necessità di completare tutti gli interventi previsti, in tempi certi».

«La scuola non vuole proclami, ha bisogno di certezze su alcuni terreni prioritari: la sicurezza, l’eliminazione radicale del precariato come garanzia di una migliore qualità dell’insegnamento, un tempo scuola accresciuto, la riduzione degli alunni per classe, la garanzia che il diritto all’istruzione sia assicurato a prescindere dalle differenze territoriali, come da previsione costituzionale. Invece, ci troviamo di fronte a scelte politiche segnate dal disinvestimento, dalla precarietà, da interventi puramente ideologici come quelli delle Nuove indicazioni nazionali e da pseudo riforme come quella degli Istituti Tecnici».

«Non bisogna dimenticare inoltre la questione salariale: considerare chi opera nella scuola come un lavoratore da pagare meno dà l’esatta misura della valutazione che lo Stato dà del sistema della conoscenza e dei suoi lavoratori . Per questo, è necessario che nella prossima legge di bilancio vengano collocate risorse aggiuntive per poter fare quello che si è fatto in altri settori. Serve un fondo perequativo che possa quantomeno consentire di recuperare quei dieci punti percentuali che abbiamo lasciato sul tavolo del governo nel precedente contratto. Non ci rassegniamo – concludono – al costante declino a cui vogliono destinare il sistema d’istruzione nel nostro paese, e rilanceremo pertanto la mobilitazione».