15 Settembre 2026 - 10:51:26

di Marianna Galeota

La Madonna con Bambino e angeli (detta “Madonna dell’Umiltà”) di Nicola da Guardiagrele arriva al Museo Nazionale d’Abruzzo.

La piccola tavola è dipinta a tempera e oro (cm 68 x 52 X 6) raffigurante la Vergine seduta su un cuscino rosso, avvolta in un ampio manto blu ornato da motivi dorati, con il Bambino addormentato sulle ginocchia.

La tavola, databile al 1425 circa, è stata presentata questa mattina ed esposta nella sala 8 del Castello cinquecentesco, al cui interno il visitatore potrà ammirarla in dialogo con le opere del Maestro del Trittico di Beffi e di Walter Monich, in un percorso che illustra la ricchezza e la complessità della cultura figurativa abruzzese tra tardo Medioevo e Rinascimento.

L’opera riveste un ruolo di particolare rilievo nello studio di Nicola da Guardiagrele (Guardiagrele, Chieti ante 1389 – 1456/1459 ca.), artista noto soprattutto per la sua attività di orafo e autore di una produzione pittorica assai più esigua.

La tavola costituisce infatti l’unica opera pittorica firmata a lui riferita e rappresenta una delle testimonianze più significative della pittura regionale del primo Quattrocento.

Nell’ambito e nello spirito del sistema museale nzionale, l’opera è stata concessa in deposito al Museo Nazionale d’Abruzzo dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze per la durata di cinque anni, rinnovabili.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di restituire alla pubblica fruizione una testimonianza di particolare rilievo per la storia artistica del territorio e, al contempo, di arricchire il percorso espositivo del Museo con un dipinto che instaura un dialogo diretto con le opere del Quattrocento abruzzese già conservate nelle Collezioni del Munda.

Il deposito si inserisce nel solco della politica di valorizzazione e di incremento delle Collezioni che la direttrice, Federica Zalabra, persegue da anni, con particolare attenzione alle opere provenienti dal territorio abruzzese e oggi conservate in altri istituti del Ministero della Cultura:

La prima attestazione conosciuta del dipinto risale al 1848, quando lo studioso aquilano Angelo Leosini, nelle annotazioni manoscritte alla propria copia dei Monumenti storici artistici della città di Aquila e suoi contorni, descrisse una tavola raffigurante la Vergine con il Bambino e due angeli, recante l’iscrizione «Opus Nicolai de Guardia Grelis».

«E’ un tassello per noi fondamentale perché parla di questo tardogotico abruzzese, che è per noi foriero di altre informazioni storiche e sociali.- ha detto la Zalabra – L’opera fa parte di questa politica di ampliamento delle collezioni che abbiamo messo in campo oramai da qualche anno e che prevede non solo acquisti, ma anche soprattutto dei depositi da parte di altri musei statali. In particolar modo all’interno di questo alveo del sistema museale nazionale. L’opera per noi è fondamentale, è l’unico dipinto di Nicola da Guardiagrele, firmato nella bellissima cornice, che ci permette quindi di scavare più a fondo all’interno di questa personalità così ricca e ancora, per alcuni aspetti, da indagare. L’idea di poter avere un’opera così ricca di elementi per lo studio dell’arte abruzzese fa della sua presenza qui un ritorno a casa, perché è un pezzo dell’arte abruzzese».

«Venne acquistata proprio a seguito della mostra a Chieti dell’arte abruzzese dal museo fiorentino – ha aggiunto – Poi venne esposta, rimessa in deposto e poi riesposta, ma ha sempre colloquiato con i grandi artisti dell’inzio del ‘400 fiorentino, quindi un elemento che piacque molto fin dall’inizio del ‘900 e il fatto che i colleghi degli Uffizi l’abbiano concessa in deposito, per noi è preziosissimo».

Dopo aver lasciato l’Abruzzo, il dipinto ricomparve nel 1905 alla Mostra d’arte antica abruzzese di Chieti, dove fu esposto dall’antiquario fiorentino Giuseppe Salvadori. In quell’occasione attirò l’attenzione di Corrado Ricci, allora direttore delle Gallerie degli Uffizi, che ne propose l’acquisto al Ministero della Pubblica Istruzione. L’opera entrò così a far parte delle Collezioni degli Uffizi nel 1906, dove è conservata nei depositi.

Il suo ritorno in Abruzzo assume pertanto un particolare significato nel percorso di valorizzazione e di arricchimento delle Collezioni del Museo.

Il deposito dell’opera è accompagnato dalla pubblicazione La Madonna dell’Umiltà di Nicola da Guardiagrele: dalle Gallerie degli Uffizi al Museo Nazionale d’Abruzzo (Edizioni Palumbi, Teramo 2026), a cura di Federica Zalabra.

Il volume raccoglie saggi che ne approfondiscono la storia, l’attribuzione e il rilievo nel contesto della pittura abruzzese del Quattrocento, tra cui quello di Cristiana Pasqualetti, che ricostruisce il ruolo dell’officina di Nicola da Guardiagrele e ne approfondisce la funzione nel contesto della produzione artistica dell’epoca