16 Settembre 2026 - 12:55:37
di Tommaso Cotellessa
Un progetto collettivo nazionale per raccontare, attraverso l’arte della fotografia, la filiera agroalimentare: quel lungo processo che, grazie al lavoro quotidiano di donne e uomini, porta i frutti della terra fino sulle nostre tavole.
È «Agrosfera. Storie di tradizione e innovazione», la mostra nazionale promossa dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche. Novantanove le tappe in tutta Italia, tra queste anche L’Aquila, dove dal 19 al 27 settembre, nelle sale di Palazzo Dragonetti, via Santa Giusta 10, saranno esposte le opere di 22 fotografi abruzzesi.
A livello nazionale, Agrosfera ha coinvolto 1.064 fotografi iscritti, raccolto 18.346 immagini e selezionato 339 autori, rappresentativi di 19 Regioni italiane. Alla mostra nazionale si affiancano 99 mostre locali, organizzate tra settembre e novembre da autrici, autori, circoli e gruppi fotografici in tutta Italia.
«Questa mostra raccoglie a L’Aquila le opere di 22 artisti che hanno operato a livello regionale – come ha spiegato ai nostri microfoni il fotografo Alfonso Miconi – fra questi siamo tre gli aquilani presenti, selezionati per quattro opere. Il senso è stato quello di raccogliere storie di persone che si dedicano all’agricoltura ed in particolar modo per quanto riguarda l’aspetto della resilienza».

Un appuntamento che si inserisce nel percorso di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 e che invita a guardare il cibo da una prospettiva diversa. Feuerbach sosteneva che «siamo ciò che mangiamo»: questi scatti sembrano ricordarci che ciò che arriva sulle nostre tavole è anche il risultato dell’impegno, della conoscenza e della cura di chi ogni giorno lavora la terra e ne trasforma i prodotti.
Volti, mani, gesti e luoghi diventano così i protagonisti di un racconto per immagini che attraversa l’Abruzzo. Dalla tradizione alle nuove tecniche di produzione, i soggetti immortalati restituiscono un mondo spesso nascosto dietro il prodotto finito: quello di chi semina, raccoglie, alleva e trasforma.
Un patrimonio fatto non soltanto di prodotti, dunque, ma di persone, saperi e territori. E la fotografia diventa lo strumento per riportare al centro proprio ciò che, ogni giorno, rende possibile il gesto più semplice e quotidiano: sedersi a tavola.
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