19 Settembre 2026 - 13:29:20
di Angelo Liberatore
Per gli abitanti di Paganica Palazzo De Rubeis non è solo un edificio storico, ma un vero e proprio punto di riferimento che parla di radici e di futuro.
Il recupero della struttura, con i lavori di ricostruzione post sisma, va quindi ben oltre la semplice conclusione di un cantiere, ma parla anche e soprattutto della gioia di una comunità nel riappropriarsi di un pezzo dell’identità del paese.
La frazione aquilana di Paganica, su iniziativa dell’associazione culturale La Fenice e con il contributo del Comune dell’Aquila, ha ospitato una mattinata di approfondimento tutta dedicata a passato, presente e futuro di Palazzo De Rubeis.

Conosciuto anche come il “Castello di Paganica” (per la sua posizione rialzata, che domina il centro abitato assieme alla vicina chiesa di Santa Maria del Presepe), Palazzo De Rubeis nel corso del convegno è stato inquadrato sotto molteplici aspetti.
Anzitutto la sua centralità storica, per passare poi in rassegna tutte le fasi che hanno caratterizzato i lavori di ricostruzione, conclusi circa un anno fa.
Dalla prima fase di messa in sicurezza, alla progettazione degli interventi fino all’avvio effettivo delle opere di cantiere.
«Noi patrociniamo questi eventi per far vedere cosa è stato fatto, con vincoli forti anche della Soprintendenza, e cosa è stato restituito alla comunità – spiega il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia dell’Aquila Fabio Colabianchi -. Il territorio italiano, specie quello dell’Appennino, purtroppo, è un territorio che deve convivere con il terremoto ma questo deve essere un volano: dobbiamo, certo, conviverci ma anche ricostruire tutelando e riportando ai vecchi fasti le bellezze di questi posti».
Un accento specifico, infine, è stato dedicato al ricco patrimonio di affreschi ed apparati decorativi che, presenti all’interno di Palazzo De Rubeis, sono stati al centro di accurati lavori di conservazione e valorizzazione.

«L’edificio presentava delle circostanze di danneggiamento davvero estreme – ha spiegato anche Antonio Zavarella, architetto curatore della messa in sicurezza e del progetto -. Ho lavorato con un team di tecnici e professionisti specialisti nelle sculture e in tutti gli altri ambiti che mi hanno dato il coraggio di iniziare e fare bene. Siamo, quindi, riusciti ad affrontare questa sfida di restituire l’edificio alle sue funzioni con le caratteristiche di garanzia strutturale che doveva avere».
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