20 Settembre 2026 - 09:36:53
di Martina Colabianchi
La musica può influenzare culturalmente il mondo o una certa parte di esso?
È attorno a questo argomento che si è incentrato l’incontro intitolato “Musica e soft power anglo-americano” che ha visto protagonista il celebre musicologo Marcello Piras nella sala della Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni d’Ocre, a L’Aquila.
Promosso dall’associazione Multipopolare L’Aquila, il convegno ha puntato a decostruire alcune narrazioni radicate nel e sull’occidente attraverso la spiegazione di come un certo modo di fare musica nasconda una precisa volontà di influenza culturale e come le note, anche e soprattutto di celebri gruppi musicali, si insinuino nelle logiche di potere dominante riuscendo anche a plasmare l’immaginario collettivo, in una relazione spesso difficile da comprendere per l’ascoltatore.

«La musica è sempre stata controllata dal potere, da quando il potere esiste. Quindi, all’inizio del mio intervento c’è un rapido excursus storico per capire come poi si è arrivati al fatto che nel XX secolo, mano a mano che il mondo di lingua inglese, che comprende il Regno Unito e gli Stati Uniti, ha preso il controllo sull’Occidente, abbia anche preso il controllo sulla musica usandola per diffondere la propria ideologia – spiega Piras -. Questa è disciolta nella musica come una medicina si può sciogliere in una minestra in modo che le persone la ingurgitino senza accorgersene».
«Gli snodi fondamentali di questa storia stanno emergendo sempre più negli ultimi anni, perché questo per lungo tempo è stato un argomento mantenuto sotto segreto militare e di conseguenza si sono diffuse una serie di leggende che io cerco, in parte, di dissipare», ha precisato poi Piras.
Si tratta di un ritorno in città per Marcello Piras, uno dei più importanti musicologi a livello internazionale nel campo degli studi sul jazz e sulla storia delle musiche afroamericane. Il musicologo, infatti, ha insegnato in passato storia della musica proprio al Conservatorio Casella dell’Aquila.
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