21 Settembre 2026 - 16:21:36
di Andrea Di Paolo
Sono ufficialmente partiti i lavori di potenziamento e completamento dell’acquedotto del Chiarino, una fondamentale infrastruttura idrica che capta le falde acquifere della Valle del Chiarino per andare a servire una consistente fetta dell’area ovest del capoluogo di Regione.
Alla cerimonia di posa della prima pietra sono intervenuti numerosi rappresentanti politici della Regione e dei Comuni coinvolti, oltre ai vertici di Gran Sasso Acqua, che hanno illustrato la portata dei lavori oltre agli obiettivi di questo intervento.
«È stato necessario – apre il presidente di Gran Sasso Acqua Spa Ivo Pagliari – rivedere un po’ l’opera rispetto al progetto iniziale ma strategicamente per noi rimane fondamentale. Questa opera si è potuta realizzare con i fondi di Sviluppo e Coesione da parte della Regione in un quadro dove la richiesta complessiva per il rifacimento della rete era di 15 milioni. Abbiamo ottenuto – va avanti – un finanziamento di 10 milioni ma ci auguriamo che nei prossimi anni si possa avere anche ottenere un finanziamento ulteriore per riqualificare l’intera tratta che, ricordiamo è stata realizzata nel 1920. Avendo ormai visto cento anni dalla realizzazione – conclude Pagliari – era necessario riqualificarla».
Un’infrastruttura che vede 9 dei suoi 15 km totali passare nel Comune di Pizzoli, che sarà anche quello maggiormente impattato dai disservizi sul territorio.
«Ovviamente – spiega Gianni Anastasio, sindaco di Pizzoli – ci saranno dei disagi però niente avviene senza sacrifici quindi meno male che quest’opera di vitale importanza sia stata finalmente avviata. Il nostro Comune è attraversato in massima percentuale dai lavori e quindi gioca un ruolo diciamo fondamentale, ma sono certo – chiude – che chiunque altro avrebbe fatto lo stesso. Spero che i lavori si facciano velocemente e nel migliore dei modi».
Circa 10 milioni di euro il finanziamento complessivo che arriva dalla Regione Abruzzo, tramite i fondi FSC, che vanno nella direzione del rinnovamento per un’infrastruttura ormai di 100 anni d’età in circa 480 giorni di lavori.
L’intervento avviato questa mattina a Pizzoli ha dato l’opportunità di riaprire più di un tema caldo per la gestione idrica in Provincia dell’Aquila.
Centrale è la questione del bacino idrico del Gran Sasso, che ha già dato modo, in varie occasioni, di discutere tanto della sua potenza quanto della sua fragilità.
Per tutelare la popolazione dell’aquilano da una potenziale riduzione dell’approvvigionamento idrico dal Gran Sasso, legata a crisi che potrebbero scaturire da più fronti, si sono poste le basi per l’utilizzo del bacino di Campotosto. Centrale l’attivazione di un potabilizzatore che, grazie all’intervento oggi avviato, consentirebbe anche in situazioni di crisi, un afflusso di acqua potabile più che doppio rispetto a quello odierno.
«Il potabilizzatore – spiega il presidente Marco Marsilio – non solo consentirà di poter fare i lavori sotto il traforo per mettere in sicurezza l’acquifero del Gran Sasso perché può garantire un’approvvigionamento idrico temporaneo e sostitutivo ma questa funzione temporanea e sostitutiva la potrà svolgere in maniera permanente nel tempo. Avremo un acquedotto – continua – che in caso di danneggiamento del sistema idrico del Gran Sasso, a causa di sisma o altre cause, da il via una fonte alternativa idrica di approvvigionamento che renderà il sistema molto più sicuro».
Non secondario, però, è anche il tema della riforma del sistema idrico che la Giunta sta portando avanti. Le conquiste di un sistema rinnovato, che spaziano da una minore dispersione idrica fino agli inferiori costi di manutenzione oltre alla maggiore resilienza nei periodi di crisi idrica, fanno anche i conti con una gestione della risorsa acqua che va verso l’efficientamento, dato dalla riduzione progressiva a soli due gestori del servizio.

«L’obiettivo – spiega l’assessore regionale competente Emanuele Imprudente – è quello di modernizzare tutto il sistema operativo e organizzativo tenendo a mente un passaggio chiave, ossia che l’acqua resta pubblica. Questa è l’operazione che è stata fatta nella costruzione di questa legge di riforma ed è un po’ questo il nostro obiettivo. Noi nel frattempo abbiamo messo e stiamo mettendo a disposizione nuove risorse per fare le opere e le infrastrutture necessarie. Ovviamente – conclude – ci vorrebbero molti più soldi ma credo che mai come in questo periodo le società abbiano avuto a disposizione tante risorse come quelle che abbiamo messo a disposizione noi».
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