22 Settembre 2026 - 12:40:20

di Vanni Biordi

La proposta di Cna Fita sul caro carburanti con aiuti, fuel surcharge, meno tasse e più sicurezza parte da un problema reale, quello di proteggere le imprese di autotrasporto dagli aumenti del gasolio senza trasformare ogni emergenza energetica in una nuova richiesta di aiuti pubblici.

Il punto centrale del cosiddetto Patto sociale sui carburanti è il fuel surcharge, cioè l’adeguamento del prezzo del trasporto alle variazioni del carburante. La richiesta sembra avere una logica economica precisa. Se il costo del gasolio cresce rapidamente, un’impresa che non riesce a trasferire l’aumento sul committente vede ridursi il margine a ogni viaggio.

La normativa già prevede una clausola di adeguamento nei contratti scritti di autotrasporto. Cna chiede ora un’applicazione più vincolante e trasparente. È probabilmente questo l’aspetto più interessante della proposta di Cna Fita. Un sostegno pubblico generalizzato può evitare una crisi immediata, ma rischia di diventare una compensazione permanente. Un meccanismo automatico di adeguamento delle tariffe sposta invece una parte del rischio energetico lungo la catena economica. Il problema è stabilire quanto debba pagare ciascun anello.

Se il maggior costo viene trasferito integralmente al committente, alla fine può arrivare sui prezzi delle merci e quindi sui consumatori. Se resta sull’autotrasportatore, colpisce soprattutto le piccole imprese con minore capacità finanziaria. Il Governo ha già introdotto un credito d’imposta per compensare la maggiore spesa sostenuta dalle imprese per il gasolio utilizzato nel periodo marzo-agosto 2026 rispetto al prezzo di febbraio. La piattaforma per le richieste è stata aperta dal primo settembre. Il limite di questa soluzione è strutturale perché interviene dopo l’aumento dei costi e richiede risorse pubbliche.

La proposta Cna Fita prova invece a intervenire sul meccanismo di formazione del prezzo del trasporto. Esistono però alternative che potrebbero affiancarla. Una strada è rendere più frequente l’aggiornamento dei valori indicativi dei costi di esercizio pubblicati dal ministero dei Trasporti. L’ultimo aggiornamento disponibile risale a marzo 2026 e comprende anche la componente energetica.

Un’altra possibilità è concentrare gli aiuti pubblici sulla liquidità temporanea delle imprese realmente esposte agli aumenti, evitando trasferimenti indistinti. Sul piano europeo, la riduzione temporanea della pressione fiscale sul gasolio avrebbe invece un effetto più immediato, ma ridurrebbe il gettito e potrebbe entrare in tensione con gli obiettivi di transizione energetica.

Il problema da risolvere è quindi quello di decidere chi debba sostenere il costo di uno shock energetico. Cna Fita chiede di distribuirlo lungo la filiera e di affiancare questa regola a interventi fiscali e finanziari.