23 Settembre 2026 - 15:23:35

di Martina Colabianchi

La crisi del settore call center preoccupa l’Abruzzo.

L’ennesima brutta notizia arriva dalla società System House S.r.l., che ha preannunciato 525 esuberi a livello nazionale (500 operatori e 25 addetti alle funzioni di staff/indiretti). Un colpo durissimo che impatta capillarmente sui territori di ben nove regioni, tra le quali figura anche la nostra.

Il senatore del Partito democratico Michele Fina ha chiesto al Governo e al ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso di aprire un tavolo nazionale sul comparto, attraversato da enormi stravolgimenti dovuti all’introduzione dell’intelligenza artificiale.

In Abruzzo sono 2.500 i posti di lavoro a rischio, con le sigle sindacali che in risposta hanno annunciato lo stato di agitazione.

«È paradossale che proprio in questi giorni alla Camera sia in discussione un disegno di legge sui call center, presentato nel 2023, che non contempla l’impatto dell’intelligenza artificiale sul settore», dichiara il senatore abruzzese.

«Dal 2023 ad oggi abbiamo assistito ad una rivoluzione copernicana, viviamo in un altro mondo, il Governo e il Parlamento si fermino e ragionino con le parti sociali su come rispondere a sfide che il provvedimento in discussione non contempla minimamente. A chi di noi non è capitato di chiamare un’assistenza telefonica di qualsiasi tipo e vedersi rispondere dall’IA, manca nel provvedimento una previsione specifica dell’impatto su occupazione e modalità di lavoro nel settore, rischiamo di partorire una legge già vecchia. Le crisi si moltiplicano in tutta Italia e l’Abruzzo non fa eccezione, il caso dei 59 esuberi della Tecnocall a L’Aquila è solo l’ultimo in ordine temporale».

«Ma le storture non sono finite, la nuova legge non riconosce ad esempio la nuova disciplina del comparto CRM-BPO introdotta dal rinnovo del Contratto nazionale Telecomunicazioni nel 2025. Altro paradosso riguarda il fatto che l’introduzione del registro dei consensi, così concepito rischia di avvantaggiare i call center illegali. Mentre le aziende che operano nel rispetto della normativa dovranno sottostare a regole stringenti e a costi maggiori, i call center che ignorano le normative potrebbero continuare le loro attività senza alcun vincolo».

«Questo è un classico esempio – continua Fina – di come le nuove tecnologie possano impattare sul lavoro, la politica deve tutelare il lavoro e trovare forme di accompagnamento e di protezione. Continuare a discutere di un provvedimento nato vecchio è fare finta che il problema non esista, in assenza di un tavolo nazionale e di una discussione seria, significa voltare le spalle a famiglie e lavoratori di un settore che è già provato da tante difficoltà, a partire da salari molto bassi».

Intanto, in attesa di un possibile tavolo nazionale, il 1° ottobre è in programma quello regionale convocato dall’assessore alle Attività produttive Tiziana Magnacca. Tavolo a cui parteciperà anche Ugl Telecomunicazioni Abruzzo, dove porterà proposte per le politiche attive per il lavoro e per sollecitare la creazione di una struttura tecnica permanente per l’anticipazione delle situazioni di crisi e per la tutela dell’occupazione e del reddito.

Anche il sindacato chiede che il Governo convochi con urgenza le Parti Sociali e le associazioni datoriali per interventi strutturali e condivisi e norme stringenti che impediscano la sostituzione incontrollata dei lavoratori con gli algoritmi e garantiscano percorsi di riqualificazione professionale.