24 Settembre 2026 - 12:02:18

di Vanni Biordi

La richiesta di creare sub-ambiti territoriali per la gestione dei rifiuti in Abruzzo non è ancora arrivata formalmente alla Regione. Nel frattempo il tema è entrato nel dibattito politico e il consigliere regionale Gianpaolo Lugini chiede ai sindaci della Marsica di chiarire quale modello intendano adottare e quale ruolo avrà il territorio nella gestione del servizio.

Lugini concentra la sua riflessione sul caso Aciam, la società che per oltre vent’anni ha gestito il ciclo dei rifiuti nella Marsica attraverso una partecipazione pubblico-privata. Secondo il consigliere, la società aveva costruito competenze e infrastrutture e aveva realizzato anche un impianto per il trattamento della frazione organica e la produzione di biometano.

Nel 2024 Lugini aveva già espresso perplessità sulle modifiche allo statuto e sull’assetto della società. Il punto sollevato dal consigliere riguarda soprattutto il percorso seguito dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo 175 del 2016, la cosiddetta legge Madia. La norma ha disciplinato le partecipazioni pubbliche e previsto regole specifiche per le società miste. P

er le realtà già esistenti era previsto l’adeguamento ai nuovi modelli entro il 31 dicembre 2017.

«Per quale motivo nel 2017 non è stata adeguata una società che all’epoca rappresentava una realtà strutturata e con bilanci in attivo?», chiede Lugini. La questione, secondo il consigliere, assume oggi un peso maggiore perché la richiesta di autonomia territoriale arriva dopo la modifica dell’assetto di una società che già rappresentava un soggetto operativo nel settore. Lugini precisa di non voler mettere in discussione la possibilità per i Comuni di scegliere come organizzare il servizio.

Chiede però di chiarire quale sarà il soggetto chiamato a gestire il futuro sub-ambito. La modifica della legge regionale, osserva, non sarebbe sufficiente a definire il modello societario e le modalità di affidamento. Le alternative indicate sono diverse. I Comuni potrebbero creare un soggetto interamente pubblico e affidargli il servizio attraverso l’in house. Potrebbero costituire una nuova società mista con un partner privato scelto attraverso una gara a doppio oggetto. Oppure potrebbero affidare il servizio attraverso una gara pubblica secondo le procedure previste dall’Agir.

«Chiedere oggi un sub-ambito significa anche spiegare quale soggetto lo gestirà, con quali investimenti e attraverso quale modello di affidamento», afferma Lugini. Il consigliere regionale chiede quindi di affrontare la discussione partendo dalle scelte compiute su Aciam e dal patrimonio costruito negli anni con gli investimenti dei Comuni. «Prima di chiedere nuove norme regionali bisogna spiegare che cosa è stato fatto dell’autonomia e del patrimonio che già avevamo», conclude.