25 Settembre 2026 - 15:48:57

di Andrea Di Paolo

Gli anni aquilani di Fabio Mauri sono al centro della nuova mostra ospitata dalle sale del MAXXI dell’Aquila, un’esposizione dedicata all’esperienza che ha visto uno degli artisti più influenti del secondo Novecento italiano insegnare nel capoluogo di regione abruzzese.

Un messaggio ironico, tagliente e altamente innovativo quello portato da Mauri, le cui opere hanno dimostrato una riflessione profonda sulla società, sulla politica e anche sui rapporti con il potere.

«Per L’Aquila è stato un personaggio fondamentale – spiega la presidente della Fondazione Maxxi Maria Emanuela Bruni – perché ha insegnato all’accademia di Belle Arti per vent’anni. La mostra è stata immaginata a due cerchi, il primo cerchio che è una parte cronologica legata a un libro che Mauri fece ancora in vita che si intitolava “Io sono un’ariano” e le stanze successive che si irradiano da questo primo cerchio sono dei focus particolari su alcune tematiche importantissime. Per esempio c’è il “Muro d’Europa” che – conclude Bruni – è un’opera di fondamentale importanza è che io mi auguro e spero resti all’Aquila».

L’esposizione, curata da nomi altisonanti del calibro di Maurizio Cattelan e Marta Papini, racconta una figura artistica rivoluzionaria grazie a opere e performance, dove regna sovrana la riflessione su concetti come la propaganda e la filosofia.

«Omaggiamo Fabio Mauri nel centenario della sua nascita – spiega la curatrice Marta Papini – e in una città che è stata di fatto la sua seconda città dopo Roma perché ha insegnato qua vent’anni. Qui ha avuto contatto con tantissimi studenti che hanno reso possibile anche la realizzazione di performance che altrimenti non avrebbe potuto probabilmente realizzare come che “Cos’è il fascismo” e che “Cos’è la filosofia” e anche “Gran serata futurista” quindi aveva una parte di aquilanità proprio nel suo lavoro. In questo caso – va avanti – io conoscevo il lavoro di Fabio Mauri forse più di quanto Maurizio Cattelan non lo conoscesse e pian piano gliel’ho fatto scoprire e abbiamo capito come articolare nello spazio di Palazzo Ardinghelli la mostra. L’abbiamo sviluppata in modo tale che fosse una mostra importante e che – conclude – tenesse in considerazione anche l’architettura del palazzo».

La mostra prende il via ufficiale il 26 settembre, e resta ad arricchire palazzo Ardinghelli fino al 24 gennaio del 2027, per portare avanti un legame stretto negli anni compresi tra il 1979 e il 1999, con la permanenza di Mauri a L’Aquila.