28 Settembre 2026 - 09:17:59

di Marco Giancarli

Le vie ferrate che corrono sul Gran Sasso d’Italia ancora al centro di un’aspra polemica che a fasi alterne dura da anni e che in questo periodo è tornata a farsi sentire dopo la chiusura di due ferrate.

Ad alzare i toni dello scontro, carte alla mano, è stata la guida alpina Pasquale Iannetti, che in una lettera aperta inviata ai sindaci di Pietracamela, Antonio Villani, e di Isola del Gran Sasso, Gianmarco Di Marco, ha contestato le ordinanze attraverso le quali i due primi cittadini hanno decretato la chiusura delle ferrate dei Ginepri e del Bafile.

Nella lettera Iannetti denuncia un sistema di gestione definito «inutile e dannoso per il territorio e per i fruitori della montagna». Secondo Iannetti si tratta di provvedimenti ingiustificati considerando che le due vie ferrate, realizzate nello stesso periodo e dalle stesse maestranze delle altre ferrate del massiccio, si troverebbero nelle stesse condizioni della Ventricini, della Danesi, della Ricci, della via al ghiacciaio del Calderone e della via Normale al Corno Grande, tutte regolarmente percorribili.

I problemi riscontrati nelle due vie chiuse da ordinanza sindacale sarebbero scaturite da alcuni fittoni che, perdendo coesione con la resina, si sarebbero sfilati dalla roccia, come peraltro ampiamente documentato anche dal nostro giornale (Il Gran Sasso senza prospettive. Chiuse le ferrate dei Ginepri e Bafile), e da alcuni tratti di cavi d’acciaio sfilacciati. Tutti problemi che sarebbero risolvibili con interventi manutentivi ordinari, senza necessità di chiusure totali e prolungate.

La vicenda però, come detto, ha radici lontane. Carte alla mano Iannetti ricostruisce la vicenda che parte nel 2009 quando l’Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga finanziò la ristrutturazione delle ferrate con una spesa di 74.886,25 euro. Secondo la guida alpina i lavori furono eseguiti in modo anomalo: le tenute dei cavi si spezzavano sotto sollecitazione.

Anni dopo, l’Ente Parco e il CAI regionale intervennero nuovamente con fondi del PAR FSC 2007-2013, stanziando 451.170,82 euro — quasi mezzo milione — per la sistemazione e valorizzazione della rete sentieristica e delle ferrate del Parco. Un importo quintuplicato rispetto all’intervento precedente, a distanza di soli dieci anni, per eseguire sostanzialmente gli stessi lavori. Sempre Iannetti racconta di come il collaudo delle ferrate ristrutturate fu effettuato dall’ingegner Massimo Marini il 28 ottobre 2021, ma la ferrata del Centenario non fu inclusa nell’intervento di ristrutturazione.

Dopo il collaudo, l’Ente Parco affidò all’Associazione Abruzzo Mountain Guides il servizio di ispezione, monitoraggio e manutenzione delle ferrate per tre anni.

Un contratto poi non rinnovato, come conferma una segnalazione dell’agosto 2025 inviata ai Carabinieri Forestali di Assergi da una frequentatrice, che aveva riscontrato sei punti con cavo sfilacciato nella ferrata dei Ginepri e che aveva appreso dalla guida alpina Agostino Cittadini — già Responsabile Unico del Progetto delle ferrate — che la manutenzione «di fatto non viene effettuata».

Iannetti, nella lettera aperta ai sindaci, ricorda di aver segnalato le criticità delle ferrate già nel settembre 2017 e nel marzo 2018, indicando in dettaglio i problemi riscontrati: fittoni piegati, cavi sfilacciati, cappucci di protezione assenti, scalini troppo distanziati nella ferrata Danesi.

Segnalazioni rimaste senza risposta. La soluzione, secondo l’autore della lettera, sarebbe stata semplice: convocare la ditta che ha eseguito i lavori per interventi riparativi provvisori in attesa della sostituzione definitiva dei materiali, prevista per l’autunno o l’inizio dell’estate 2027.

«Se i sindaci, invece di chiudere irrimediabilmente le due ferrate – tuona Pasquale Iannetti -, avessero chiesto il parere di consiglieri comunali esperti di montagna non saremmo qui a disquisire».

La lettera si chiude con una richiesta esplicita: la revoca delle ordinanze di chiusura e l’assunzione di responsabilità concrete da parte delle amministrazioni.

Iannetti ricorda inoltre che il sindaco di Isola del Gran Sasso mantiene tuttora in vigore un’ordinanza di interdizione del Paretone emessa nel 2006 — vent’anni fa — a seguito del distacco di una massa rocciosa dal terzo pilastro della vetta Orientale, nonostante un geologo abbia recentemente escluso la presenza di pericoli significativi.

Analoga sorte è toccata alla Val Maone, interdetta dal sindaco di Pietracamela nel 2006 con un’ordinanza ancora in vigore. E sempre a Pietracamela, la strada per le cascate del Rio Arno e la parte alta del sentiero presenterebbero ancora massi instabili segnalati due anni fa senza che nulla sia stato fatto.