30 Settembre 2026 - 09:30:01
di Redazione
«Lavoro povero e precarietà, non migliora i servizi per gli utenti nelle Asl e nei presidi ospedalieri e non produce risparmi per le casse pubbliche. Di fatto i profitti delle aziende vengono realizzati sulla pelle dei lavoratori».
Lo denuncia l’Usb Abruzzo e Molise, in riferimento agli appalti pubblici nella sanità, «dove spesso si annidano precarietà, salari poveri e sfruttamento lavorativo».
L’ Usb da anni pone al centro delle proprie rivendicazioni nel settore la richiesta di internalizzazione dei servizi, con assunzione dei lavoratori alle dipendenze delle varie Asl, e contestualmente si batte per il pieno riconoscimento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori: retribuzione del tempo di vestizione/svestizione (tempo tuta), consolidamenti degli orari settimanali contrattuali, maggiorazione del 30% per il lavoro svolto la domenica.
Per l’USB, «il lavoro domenicale deve essere adeguatamente valorizzato e retribuito. La maggiorazione del 30% rappresenta un riconoscimento necessario per chi presta servizio in una giornata normalmente dedicata al riposo e alla vita familiare. Tale trattamento deve essere applicato in modo chiaro, corretto e trasparente, nel rispetto delle previsioni contrattuali e dei diritti del personale, ma spesso le aziende non lo retribuiscono – spiega il sindacato – Il tempo necessario per indossare e togliere la divisa o gli indumenti di lavoro, quando ciò avviene per esigenze organizzative e di servizio, non può essere considerato estraneo alla prestazione lavorativa. Il cosiddetto tempo tuta deve essere riconosciuto come tempo di lavoro effettivamente richiesto al personale e regolarmente retribuito. Il consolidamento contrattuale, tantissimi lavoratori subiscono un part time imposto e non per scelta, rappresenta una questione fondamentale per garantire maggiore stabilità contrattuale e una retribuzione mensile decente. Le aziende preferiscono ricorrere all’orario supplementare tenendo i lavoratori, in gran parte donne, sotto scacco, ben sapendo che qualche ora in più di lavoro prestato aumenta il salario da portare a casa».
«È ora che la Giunta Regionale inizi a prendere in considerazione seriamente un processo generalizzato di reinternalizzazione dei servizi appaltati nelle Asl – sottolinea Usb – Intanto continuano le nostre battaglie nei luoghi di lavoro per ottenere almeno ciò che è dovuto secondo i contratti nazionali, che già contemplano salari da fame e regalano flessibilità sproporzionata. Su questo fronte abbiamo ottenuto tante vittorie per i lavoratori con i nostri legali, e ne otterremo tante altre. Continueremo a sostenere i lavoratori invitandoli a non chinare la testa e a pretendere rispetto e dignità, cosa che avrà pieno compimento solo con l’internalizzazione».
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