01 Ottobre 2026 - 10:59:04
di Andrea Di Paolo
Il Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali abruzzese ha reso noti i dati relativi al mercato del lavoro in regione nel secondo trimestre del 2026.
Tra aprile e giugno scorsi l’Abruzzo ha visto performance decisamente superiori a quelle italiane, con un aumento di 12 mila unità di lavoratori, corrispondente a circa 2,2 punti percentuali di crescita.
Nello stesso periodo la media Nazionale si è attestata su un +0,5 %, mentre il Mezzogiorno è calato dello 0,8%. Nello specifico gli occupati abruzzesi sono cresciuti di ben 25mila unità, con 13 mila persone in meno tra quelle in cerca di occupazione. Bene anche gli inattivi, che decrescono di 12500 unità, corrispondente a quasi 5 punti percentuali in meno. Lo stesso dato registrato però nelle regioni del sud Italia mostra un sostanziale equilibrio, testimoniando una buona risposta da parte dell’Abruzzo. Ci sono poi le forze di lavoro definite “potenziali” ossia coloro che non cercano attivamente un’occupazione ma che sarebbero disponibili a lavorare.
L’aumento in Abruzzo si attesta sugli oltre 10 punti percentuali, meglio della media italiana e sud italiana, entrambe sul + 8%.
Menzione d’onore per il lavoro al femminile in Abruzzo, che in un anno cresce di 20 mila unità, pari a circa il 10 % del totale. Nello specifico sono i settori dell’agricoltura e dell’edilizia a brillare particolarmente con rispettivamente un +71 % e un + 92 % di lavoratrici.
Il tasso di occupazione generale, dunque, cresce fino a poco meno del 65 %, quello della disoccupazione scende al 5,2 % e quello degli inattivi cala al 31,5 %.
Ci sono, però, anche delle ombre nei dati contenuti nel rapporto del Cresa, e riguardano specialmente la natura dei rapporti di lavoro instaurati tra gennaio e aprile del 2026. I contratti a tempo indeterminato, infatti, non superano il 14,7 % del totale, mentre la media italiana si attesta al 17 %. Nei fatti sulle circa 56 mila nuove assunzioni, oltre 48mila sono a tempo determinato.
Il calo registrato in Abruzzo su questo fronte è allarmante, con meno 14 punti percentuali, mentre quello nazionale è calato di poco più del 5 %.
La riflessione, in conclusione, resta tutta sulla qualità del lavoro. Perché se è vero che crescono gli occupati e decrescono disoccupati e inattivi, a incidere maggiormente sono i dati relativi ai salari reali e ai casi dei cosiddetti “working poor”, ossia coloro che, pur lavorando, non riescono a fuoriuscire dallo stato di povertà assoluta. Una situazione che, secondo le ultime rilevazioni, riguarda circa una famiglia abruzzese su dieci.
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