05 Ottobre 2026 - 16:53:49

di Andrea Di Paolo

Si è svolta nel pomeriggio l’ottava edizione di “Una rosa per Norma“, un momento organizzato a L’Aquila dal Comitato 10 Febbraio per ricordare, nel giorno dell’assassinio della studentessa italiana Norma Cossetto, gli esuli italiani che trovarono la morte nelle foibe.

Sotto la targa che porta il suo nome decine di sostenitori del Comitato si sono incontrati per ricordare Norma Cossetto e, con lei, tutti gli italiani uccisi dai partigiani jugoslavi dopo l’armistizio del 1943.

«Oggi – spiega il referente regionale del Comitato, Fabio Pace – ricordiamo Il martirio di Norma Cossetto, medaglia d’oro al merito civile. Il 5 ottobre del 1943 Norma, dopo essere stata seviziata e violentata, venne gettata ancora viva in una foiba. Noi non abbiamo mai smesso di onorarla e di ricordarla ogni anno infatti veniamo sempre qui in occasione di questa stupenda manifestazione e abbiamo ogni anno alzato sempre di più l’asticella sia in quantità di numeri di persone che partecipano. Quest’anno – spiega – in più abbiamo anche il patrocinio anche della presidenza del Consiglio dei Ministri».

Una pagina buia della storia della seconda guerra mondiale che a L’Aquila, così come in altre 400 città in tutto il mondo, viene ricordata senza soluzione di continuità, garantendo che la memoria possa essere tramandata con costanza e che la tragedia delle foibe non sia dimenticata. Nell’anno di capitale italiana della Cultura, però, la commemorazione non si limita alla deposizione della corona d’alloro come di consueto. Nella cornice del Teatro San Filippo, infatti, è andata in scena anche una nuova produzione teatrale dedicata proprio alla memoria degli esuli di Dalmazia ed Istria.

«Il Teatro stabile d’Abruzzo porterà lo spettacolo che ha creato proprio da capo a piedi e dal titolo “Esuli” che parla appunto di storie e racconti di esuli istriani, giuliani e dalmati. Il teatro è cultura e di questi spettacoli in Italia non ce ne sono oltre quello di Simone Cristicchi e questo del teatro stabile. Quale modo migliore – chiude Pace – per portare ancora di più in alto il nome di L’Aquila capitale della cultura?».