05 Ottobre 2026 - 13:57:18

di Tommaso Cotellessa

Di fronte alla notizia del raggiungimento dei target del Pnrr inerenti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia il Dipartimento Politiche sociali della Uil Abruzzo invita ad una riflessione attenta e concreta sulle reali conseguenze che gli investimenti producono nel territorio abruzzese.

A fotografare la situazione a livello regionale ed entrare nel merito delle necessità del territorio sono i rappresentanti del sindacato Valeria Nicolai e Massimo Longaretti.

I sindacalisti evidenziano il fatto che la  Regione Abruzzo abbia registrato una forte crescita infrastrutturale.

 «Nel 2021, la nostra regione garantiva una copertura di soli 24,19 posti nido ogni 100 bambini della fascia d’età 0-2 anni.  Grazie agli interventi e alle risorse messe in campo dal Pnrr, l’Abruzzo registra un incremento potenziale di 21 posti ogni 100 bambini. Questo balzo in avanti – spiegano i due – porta la copertura teorica post-Pnrr in Abruzzo al 45,19%, superando abbondantemente la soglia del Livello essenziale delle prestazioni (Lep) e l’obiettivo europeo del 33%, con un saldo positivo di +12,19 punti percentuali rispetto al parametro target. Si tratta indubbiamente di un risultato significativo e molto importante sul piano della riqualificazione degli spazi dedicati alla prima infanzia.  Tuttavia, come Uil Abruzzo sosteniamo da sempre che la costruzione o la ristrutturazione degli edifici rappresenta soltanto il primo passo.  Il vero nodo della questione comincia ora: trasformare i muri in servizi reali ed effettivamente fruibili per le famiglie».

Proprio questa resta infatti per Nicolai e Longaretti la vera sfida che si pone per la politica: scongiurare i rischio di asili che diventino cattedrali nel deserto a causa della mancanza di una programmazione ordinaria e continua.

«Per assicurare l’apertura e la tenuta nel tempo delle nuove strutture occorrono risorse stabili destinate alla gestione quotidiana: utenze, manutenzione, servizi di refezione e, soprattutto, personale educativo e ausiliario. Il fabbisogno di educatrici, educatori e personale di supporto legato alla nuova offerta richiede una seria politica occupazionale regionale e locale, fondata su assunzioni stabili, superamento della precarietà e adeguata valorizzazione professionale. Senza un adeguato piano per il lavoro e per la copertura della spesa corrente dei Comuni, il rischio è che molte strutture realizzate con fondi straordinari non riescano ad accogliere concretamente i bambini. Dall’altra parte, nella nostra regione permangono tariffe fortemente disomogenee e picchi di costo che pongono alcune realtà locali ai vertici nazionali delle spese sostenute dai nuclei familiari».

Dallo studio nazionale promosso da Uil e Uil Abruzzo sui costi e sulla disponibilità degli asili nido comunali in Italia, emerge che analizzando i dati raccolti per le diverse fasce Isee (relativi ad un/a bambino/a frequentante il nido a tempo pieno con 20 pasti mensili inclusi), la situazione nei quattro capoluoghi di provincia è la seguente. Per la fascia ISEE fino a 15.000 euro, Chieti si posiziona come una delle città con la retta singola più alta d’Italia (460 euro mensile comprensiva del servizio mensa), nettamente al di sopra della media nazionale complessiva di 296 euro. Pescara prevede una retta di 280 euro a cui si aggiungono 54 euro per la mensa, per un totale complessivo di 334 euro al mese. L’Aquila registra una retta di 175 euro più 46 euro per la mensa, raggiungendo un totale di 221 euro al mese. Teramo è il capoluogo abruzzese più accessibile per questa fascia Isee, con una retta di 119 euro a cui si sommano 76 euro di mensa, per una spesa complessiva di 195 euro mensili.

Secondo lo studio Uil, per la fascia Isee fino a 25.000 euro, a Pescara  la spesa complessiva sale a 496 euro al mese (400 euro di retta + 96 euro di mensa), a Chieti si attesta a 460 euro mensili (retta comprensiva della mensa), superando la media nazionale di 416 euro, L’Aquila fissa il totale a 334 euro al mese (280 euro di retta + 54 euro di mensa per la fascia di riferimento), Teramo mantiene la spesa complessiva più contenuta del territorio regionale-capoluogo, pari a 348 euro mensili (260 euro di retta + 88 euro di mensa).

«I dati messi in luce dall’indagine della Uil – sottolineano Valeria Nicolai e Massimo Longaretti – offrono uno spaccato impietoso sulle difficoltà che le famiglie abruzzesi affrontano quotidianamente.  I risultati del nostro studio parlano chiaro: l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia in Abruzzo è segnato da profonde iniquità e da costi che incidono pesantemente sul bilancio delle famiglie. Non è ammissibile che all’interno della stessa regione vi siano differenze tariffarie così marcate per la fruizione di un servizio pubblico essenziale. Vedere realtà come Chieti o Pescara raggiungere rette mensili tra le più elevate d’Italia significa dover constatare un vero e proprio ostacolo al diritto all’istruzione dei più piccoli e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei genitori. Il nido non può essere considerato un privilegio per pochi né un costo sulle spalle delle donne, penalizzandone l’occupazione. Gli interventi di sostegno economico e i contributi tariffari sono utili, ma non bastano se non si investe sulla struttura dell’offerta pubblica e sull’aumento effettivo dei posti disponibili su tutto il territorio regionale. Occorre garantire la presenza e la stabilità del personale educativo e una trasparenza immediata sulle tariffe da parte degli enti locali. Chiediamo alla Regione e ai Comuni un tavolo d’intesa per uniformare i costi, ampliare i servizi e rendere l’Abruzzo una regione a misura di famiglie e di bambini».