11 Ottobre 2026 - 10:54:16
di Tommaso Cotellessa
In Abruzzo, nel 2025, sono state 12.105 le denunce di infortunio (dati Inail), facendo registrare un aumento del 2% rispetto al 2024, con 23 denunce di infortuni mortali, contro le 26 dell’anno precedente.
Nei primi sette mesi del 2026, inoltre, sono stati segnalati 7 morti sul lavoro e un aumento degli infortuni in itinere del 16,1%. Questo settembre, la tragica morte a Roma di un giovane lavoratore di 22 anni originario del Teramano ha riportato, un’ennesima volta al centro, il costo umano e sociale di questa emergenza.
Questi sono i numeri di una piaga, quella degli infortuni e degli incidenti mortali sul posto di lavoro, che continua ha provocare ancora troppo sangue versato e a generare incertezza per donne e uomini intenti solamente a fare il proprio dovere.
A scattare la fotografia dell’attuale condizione di questo fenomeno a livello regionale è il Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza della Uil Abruzzo, in occasione della Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro che viene celebrata proprio l’11 ottobre. Un appuntamento che richiama l’attenzione delle istituzioni, delle aziende e delle parti sociali alla responsabilità collettiva e all’impegno per rendere la sicurezza sul lavoro una priorità concreta.
Secondo il sindacato, la piaga degli infortuni sul lavoro ha ormai superato i confini dei settori considerati storicamente “a rischio”. I numeri descrivono un fenomeno regionale ormai generalizzato, dove spiccano l’edilizia con 1.245 casi, la sanità e assistenza sociale con 900, il commercio con 707, il trasporto e magazzinaggio con 649 incidenti. Tra gli altri comparti figurano i servizi di alloggio e ristorazione, con 378 denunce, e il noleggio e i servizi di supporto alle imprese, con 384. Non fa eccezione il settore manifatturiero con 1.481 infortuni complessivi, dove emergono situazioni da monitorare, come la fabbricazione di prodotti in metallo, con 321 casi, e l’industria alimentare, con 290.
Sono numeri, sottolinea la Uil, a cui si deve rispondere con interventi mirati sui rischi specifici dei diversi ambienti di lavoro: dalla sicurezza nei cantieri, alla movimentazione delle merci, dall’organizzazione dei turni e dei carichi di lavoro nei servizi, alla prevenzione negli stabilimenti produttivi.
Sul territorio, Chieti registra il maggior numero di denunce complessive (3.592) e di denunce con esito mortale (8), a seguire Teramo con 3.258 denunce di cui 5 mortali, L’aquila (2.886 infortuni di cui 6 mortali) e Pescara (2.369 infortuni di cui 4 mortali). Restano inoltre particolarmente preoccupanti le 8.695 denunce di malattia professionale, che collocano l’Abruzzo al terzo posto su scala nazionale nell’anno 2025.
«Ogni volta che parliamo di sicurezza sul lavoro sembra essere una responsabilità che passa da un soggetto all’altro senza che nessuno risponda davvero. Ognuno deve fare la propria parte: abbiamo bisogno di istituzioni che garantiscano coordinamento, programmazione e controlli e di imprese che investano in prevenzione – dichiara Valerio Camplone, componente della segreteria regionale Uil Abruzzo con delega a Salute e Sicurezza e Responsabile del Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza -. Nel Comitato regionale ex articolo 7 D.lgs 81-2008, abbiamo avanzato proposte integrative al Piano regionale della prevenzione: ora è fondamentale tradurle in azioni vere e verificabili, rafforzando i controlli, affiancando le piccole realtà produttive che hanno forte bisogno di assistenza, monitorando le malattie professionali in termini tecnici e contrastando con forza chi “vende” di fatto attestati di formazione su salute e sicurezza sul lavoro».
«La cultura della sicurezza, è vero, deve partire dalle scuole, ma deve poi proseguire in tutto il mondo del lavoro. Per questo motivo ci auguriamo che la formazione obbligatoria dei datori di lavoro, prevista dal nuovo Accordo Stato-Regioni, possa diventare l’occasione per iniziare un percorso serio, capace di produrre comportamenti virtuosi e attenzioni concrete, e non la semplice carta utile per “stare in regola – conclude Camplone -. Il dramma degli incidenti sul lavoro non finisce con la morte di una lavoratrice o di un lavoratore, ma continua nel dolore di chi resta, famiglie spezzate che spesso si trovano in situazioni di forte diffic,oltà economica e di incertezza sul proprio futuro.
Accanto all’impegno nella prevenzione degli infortuni, è fondamentale garantire ai familiari delle vittime un sostegno tempestivo, concreto e strutturato. La memoria delle vittime sul lavoro deve tradursi anche nella possibilità di dare dignità a chi resta e deve affrontare una tragedia di questa entità».
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