16 Ottobre 2026 - 17:52:27
di Martina Colabianchi
Il ruolo del progetto urbanistico nelle pianificazioni comunali.
Questo il tema del terzo e ultimo panel con cui si chiude la tre giorni della Conferenza nazionale degli Ordini degli Architetti d’Italia, che ha portato a L’Aquila oltre 300 professionisti da tutta la penisola per un confronto incentrato sui temi della ricostruzione, della rigenerazione urbana e sul futuro dell’urbanistica.
L’introduzione dei lavori è stata affidata al presidente dell’Ordine degli Architetti dell’Aquila, Luca Carosi, con il coordinamento di Pierluigi Properzi. All’incontro sono poi intervenuti Silvia Viviani, assessore all’Urbanistica del Comune di Livorno, e Michele Rossi, dello studio Park Associati di Milano.
Un successo complessivo per l’evento che ha incluso anche visite guidate dedicate alle architetture cittadine, pensate per condurre i partecipanti tra il patrimonio storico dell’Aquila e gli interventi contemporanei.
«La conferenza nazionale degli Ordini d’Italia non si era mai tenuta a L’Aquila – ha dichiarato il presidente Carosi -. Abbiamo ospitato 105 ordini provinciali per circa 300 architetti provenienti da tutta Italia. Abbiamo discusso di tematiche importanti riguardo alla ricostruzione anche con gli Uffici speciali, abbiamo discusso con la politica locale per tradurre le esigenze degli architetti in ambito nazionale e, quindi, sul tavolo del potere legislativo».
E dall’Aquila parte un messaggio di riscoperta e sviluppo delle zone “marginali” dell’Italia. «Abbiamo lanciato inoltre, attraverso la nostra mozione, una richiesta d’aiuto per parlare finalmente di aree interne come modello di possibile alternativa al sistema di vita attuale – continua -: alternativo, cioè, alla concezione metropolitana e potenzialmente produttivo di un’inversione demografica che può spingere le persone a tornare ad abitare i piccoli paesi. La qualità della vita che noi siamo in grado di offrire è enormemente superiore a quella che si vive nelle città metropolitane perché, soprattutto, il tessuto produttivo e la matrice produttiva della nostra economia è fortemente cambiata e si è spostata dalla produzione manuale ad una preponderante componente di produzione intellettuale».
Per l’Ordine degli Architetti si tratta, in realtà, di un ritorno nel capoluogo abruzzese. «Noi a L’Aquila ci siamo stati subito dopo il sisma per portare i nostri servizi – ha ricordato Alessandro Panci, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti -. Oggi abbiamo ripercorso parte di quelle emozioni, ma lo abbiamo fatto anche in maniera critica nella misura in cui dobbiamo cercare di accorciare sempre di più i tempi della ricostruzione che non è da vedersi solo come dare la possibilità di avere un tetto, cosa che naturalmente è necessaria, ma anche nell’ottica di accompagnare questo percorso con tutte le attività, tutte le strategie per far sì che l’assetto socio-economico non venga meno all’interno di questi nuclei, e lo vediamo soprattutto nelle realtà più piccole».
Proprio in tema di ricostruzione, il titolare dell’Usra Salvatore Provenzano, proprio nel corso della tre giorni, ha comunicato che per quanto riguarda la conclusione di quella privata bisognerà attendere due anni, mentre per quella pubblica cinque-sette anni.
«Se vediamo quello che è accaduto negli ultimi eventi che possiamo comparare a quello dell’Aquila, le tempistiche sono lunghe. Quello che crediamo necessario è accorciare il più possibile queste tempistiche, cercando di fare quello che è stato fatto grazie all’esperienza dell’Aquila con la macchina della prima emergenza, che oggi ha un’organizzazione tale che interviene nell’immediato, in maniera coordinata e pianificata. Dobbiamo probabilmente iniziare a trovare delle linee guida che ci mettano nelle condizioni di poter prendere delle decisioni, superato il primo momento emergenziale, per tutti gli aspetti legati alla vita delle persone in questi territori dove accadono evento come sismi e alluvioni, in modo da poter scongiurare uno svuotamento di quei luoghi e che le persone perdano la memoria storica die propri territori».
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