18 Ottobre 2026 - 15:58:48

di Martina Colabianchi

«In Abruzzo e in Italia bisogna guardare e ascoltare il Paese reale. È quello che ci stanno dicendo le proteste di questi giorni: sabaton 100.000 persone sono scese in piazza a Roma per la manifestazione nazionale de La Via Maestra-CGIL su lavoro, salari, carovita e diritti; prima decine di migliaia di studenti hanno manifestato e abbiamo visto crescere la mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburanti. Sono mondi diversi, ma ci consegnano un messaggio che la politica non può ignorare: una parte sempre più ampia del Paese paga l’aumento dei prezzi, la perdita di potere d’acquisto e le difficoltà dell’economia reale. La politica deve essere lì e costruire risposte concrete: noi ci siamo, il Governo invece?».

Così Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici d’Abruzzo e componente della Segreteria nazionale GD. Per la manifestazione di sabato in 1500 si sono recati a Roma da Abruzzo e Molise.

Sul tema intervengono anche Emanuele Castigliego, tesoriere dei GD Abruzzo e responsabile Economia, politiche industriali e lavoro, e Leonardo Quaglia, responsabile Aree Interne: «L’aumento dei carburanti non riguarda soltanto chi fa rifornimento, ma rischia di ripercuotersi sull’intero sistema produttivo, alimentando l’inflazione e aggravando le difficoltà di famiglie e imprese. Aumentano i costi per chi si sposta ogni giorno per lavorare o studiare, per l’autotrasporto, per l’agricoltura e per la pesca. Una parte di questi rincari finisce inevitabilmente sui prezzi finali, riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese. Non siamo quindi di fronte a una semplice questione di prezzi alla pompa, ma a un problema che riguarda il costo della vita, il lavoro e la tenuta dell’economia reale».

Proseguono Gileno, Castigliego e Quaglia: «Le proteste di agricoltori e autotrasportatori dimostrano quanto il carburante sia diventato un fattore decisivo per la sostenibilità delle attività produttive. In questo contesto, il price cap introdotto da ENI e da altre società energetiche può produrre un beneficio immediato, ma non rappresenta una soluzione strutturale. Un prezzo di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il diesel resta oneroso per famiglie e imprese. Il punto è un altro: perché affidarsi a uno sconto commerciale temporaneo quando si potrebbe intervenire con una politica fiscale strutturale? Come evidenziato anche da Carlo Cottarelli, occorre interrogarsi sulle risorse che potrebbero derivare da un prelievo straordinario sugli extraprofitti del settore energetico».

Per i Giovani Democratici d’Abruzzo «la proposta deve essere chiara: tassare gli extraprofitti eccezionali delle società energetiche e utilizzare le risorse per sostenere direttamente i comparti più esposti, attraverso rimborsi sulle accise e altri strumenti mirati per autotrasporto, agricoltura, pesca e settori ad alta intensità energetica, insieme a misure di tutela del potere d’acquisto delle famiglie. ENI è inoltre una società partecipata pubblica: per questo è necessario interrogarsi sul ruolo dello Stato e sulla capacità di orientare le politiche industriali ed energetiche verso l’interesse generale. Gli sconti temporanei possono attenuare il problema, ma non possono sostituire una politica pubblica efficace, equa e duratura».