20 Ottobre 2026 - 13:04:34
di Marianna Galeota
«L’Abruzzo che vogliamo è una Regione in cui le risorse pubbliche vengano utilizzate per migliorare i servizi, sostenere lo sviluppo dei territori e aumentare la qualità della vita dei cittadini. Non c’è spazio per logiche diverse, perché le casse della Regione non appartengono ai governi di turno, ma a tutti gli abruzzesi che contribuiscono, anche attraverso le tasse, al funzionamento della comunità».
Lo ha dichiarato Luciano D’Amico nel corso della conferenza stampa convocata questa mattina.
Presenti anche i Capigruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci (PD) e Francesco Taglieri (M5S), per affrontare il tema dell’utilizzo delle risorse pubbliche regionali.
«Da sette anni – ha continuato D’Amico – assistiamo a un modello di governo regionale che troppo spesso ha utilizzato le risorse pubbliche come strumento di consenso politico, piuttosto che come leva di programmazione e sviluppo. Un metodo che privilegia pochi, non risponde alle priorità dei territori e si allontana dall’idea di una Regione che pianifica il proprio futuro attraverso scelte trasparenti e verificabili. Chiediamolo agli abruzzesi se ritengono prioritario finanziare una scuola di ballo brasiliano, un’associazione di padel, attività sportive o eventi selezionati senza alcun criterio oggettivo, oppure destinare quelle stesse risorse alla riduzione delle tasse o al finanziamento della sanità, dei trasporti, della sicurezza delle strade e dei servizi di cui cittadini e imprese hanno realmente bisogno. Credo che la risposta sia chiara».
«Ma quello che è accaduto in Abruzzo è esattamente il contrario. Una stortura amministrativa e legislativa che il centrodestra ha trasformato in prassi. Già nell’ultimo Consiglio regionale prima della campagna per l’elezione del Presidente della Regione del 2024, la maggioranza di centrodestra approvò una legge mancia che prevedeva l’erogazione di contributi a circa 2.300 associazioni, per una somma pari a circa 22 milioni di euro. Facemmo un’analisi statistica di quel famigerato allegato 3 della legge di Bilancio e dei risultati elettorali delle regionali del 2024 – ha proseguito – I numeri mostrarono una correlazione significativa tra l’aumento delle risorse assegnate e il consenso ottenuto dal centrodestra nei territori interessati. Numeri che imposero, allora come oggi, una riflessione seria sul rapporto tra utilizzo delle risorse pubbliche e costruzione del consenso politico. Soprattutto alla luce del fatto che proprio mentre venivano approvate quelle misure e distribuiti milioni di euro attraverso contributi discrezionali, stava emergendo l’enorme disavanzo delle Asl abruzzesi, che chi governava ha taciuto al Consiglio e ai cittadini fino a dopo le elezioni del 10 marzo, che ha poi portato all’aumento delle tasse per gli abruzzesi. È questa la contraddizione più evidente di quel metodo: utilizzare risorse pubbliche per alimentare una logica di consenso, mentre si aggravano i problemi strutturali della Regione che gravano direttamente sui cittadini».
«Ora c’è il rischio concreto che già nel prossimo Consiglio regionale di mercoledì si riproponga lo stesso schema. Una prospettiva che riteniamo ancora più grave in una fase in cui la politica dovrebbe dare ai cittadini il massimo esempio di correttezza e trasparenza. Valuteremo il testo quando sarà depositato, ma se dovessimo trovarci, come si preannuncia, ancora una volta di fronte a una legge costruita per distribuire risorse in modo discrezionale, senza criteri trasparenti e verificabili, ci opporremo con fermezza – ha concluso – Non possiamo consentire che l’utilizzo delle risorse pubbliche continui a essere piegato a logiche di consenso, mentre le criticità dei Territori sono tante. Gli abruzzesi hanno diritto a una programmazione seria, a regole uguali per tutti e a scelte orientate all’interesse generale. L’Abruzzo ha bisogno di programmazione, trasparenza e investimenti sulle vere priorità dei cittadini. Oggi più che mai, con la sanità in difficoltà, i costi dei trasporti in aumento, la crisi del caro-carburante e numerose criticità ancora irrisolte, ogni euro pubblico deve essere utilizzato nell’interesse generale e non secondo logiche discrezionali».
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