21 Ottobre 2026 - 12:01:50
di Marianna Galeota
La pioggia e il primo freddo autunnale non fermano la voglia di tanti aquilani di tornare a passeggiare nell’ultimo tratto dei portici di corso Vittorio Emanuele, riaperto ieri a oltre 17 anni dal sisma.
Si rivedono, finalmente, dopo la rimozione delle impalcature, il Gran Caffè Eden, la chiesa della Concezione e le vetrine dei locali che ospitavano prima del terremoto le storiche attività commerciali del centro.
Un’emozione collettiva che risveglia ricordi di una vita passata che finalmente può ritornare in quei luoghi dove tanti aquilani sono cresciuti, in attesa di rivedere le vetrine dei negozi illuminate.
In tanti questa mattina sono tornati a percorrere i portici, riaperti per un ulteriore tratto fino all’ingresso del Convitto nazionale, sul lato di corso Principe Umberto e prossimi alla completa riapertura fino all’uscita su piazza Palazzo.
I lavori del primo lotto del grande aggregato dei Quattro cantoni che comprende i locali del Gran Caffè Eden, la scala di accesso alla biblioteca provinciale Salvatore Tommasi, l’ingresso al cortile principale del Convitto nazionale, la sede dell’ex Camera di Commercio, gli uffici della Provincia e i portici esterni di corso Umberto e corso Vittorio Emanuele, sono ormai conclusi e restano solo da ultimare gli allacci alle utenze dei locali commerciali.
La ricostruzione del grande complesso edilizio dei Quattro Cantoni, dall’importo complessivo di 45 milioni, è suddivisa in tre lotti e i lavori sono in capo al Provveditorato alle Opere pubbliche di Lazio Abruzzo e Sardegna che è stazione appaltante dell’intervento.
E’ ora in corso di redazione il progetto esecutivo per i lavori del secondo lotto che affaccia su piazza Palazzo e nelle vie retrostanti il corso e che comprende i locali del Convitto e una parte dei locali dell’ex liceo Classico “Cotugno”.
Il terzo e ultimo lotto, che è uno stralcio di completamento della parte interrata degli edifici e di una parte degli impianti, al momento non ha ancora copertura finanziaria.
Il Provveditorato dovrà ora fare richiesta di integrazione dei fondi al Cipess.
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