22 Ottobre 2026 - 15:53:55
di Tommaso Cotellessa
Russia e Ucraina, Medioriente, Hormuz, Venezuela, la follia imperversante del più grottesco presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. Poi ancora l’Europa imbrigliata da anni, e oggi in maniera nuova, fra sfide epocali e tensioni nazionalistiche con le destre sempre più estreme che si preparano a governare i paesi fondatori.
Questi sono i principali fattori che dimostrano quanto la politica nazionale di ogni stato non possa limitarsi al dibattito provinciale di una politica miope chiusa all’interno dei propri confini. Oggi come poche altre volte nel corso della storia recente le questioni internazionali dettano l’agenda politica di ogni stato, condizionando la vita dei governi, dei mercati e dei singoli individui.
Tuttavia, immersi come siamo in questa panacea di nodi che sembrano impossibili da sciogliere, il governo italiano plaude da settimane all’inizio della “terza repubblica”, inaugurata con l’approvazione della nuova legge elettorale.
Sebbene l’attenzione del dibattito pubblico abbia girato pagina passando alla successiva polemica totalizzante, che si prepara ben presto a lasciare il passo al nuovo affaire settimanale, non possiamo non riavvolgere il nastro e tentare di guardare oltre la superfice.
Nelle settimane passate in molti hanno evidenziato le criticità presenti nel testo di legge. A sottolinearle ovviamente le opposizioni, ma anche numerosi professionisti del settore.
Ricorsi partiti, iter avviato. Non resta che aspettare il pronunciamento della Corte Costituzionale. È tutto noto.
Tuttavia fra uno spropositato premio di maggioranza, una chiara retrocessione sul tema della parità di genere e un latente sistema proporzionale puro lasciato a covare all’ombra della legge elettorale promossa sull’onda del desiderio di stabilità, a meritare un’attenzione particolare è la decisione di dividere il mondo, in maniera netta e arbitraria, in due macro aree. Anzi in una micro area, noi, e in un’area immensa, ovvero tutto il resto del mondo.
Questo è infatti il criterio presente all’interno dello Stabilicum o Melonellum, che dir si voglia.
La legge elettorale voluta dal Governo Meloni rivede, infatti, drasticamente la ripartizione delle circoscrizioni riservate all’estero.
Sebbene resti invariato il numero dei parlamentari eletti in questa circoscrizione, 12 seggi (8 alla Camera, 4 al Senato), i collegi vengono ridotti in maniera netta. Per la Camera si passa da 4 Ripartizioni (Europa, America Meridionale, America Settentrionale e Centrale, Africa, Asia, Oceania e Antartide) a due (Europa e resto del mondo), mentre al Senato si passa addirittura dalle medesime 4 ripartizioni sinora previste anche per la Camera a un unico macro collegio all’interno del quale vengono accorpati tutti i continenti e i paesi esteri.
Una ripartizione dicotomica e arbitraria che rischia di rinchiudere il dibattito parlamentare, già gravemente mutilato nella sua qualità dall’attuale sistema politico, a una prospettiva tutta interna, con occhi e orecchi tappati rispetto a quanto accade nel resto del mondo.
Ma al risultato concreto ed elettorale si aggiunge l’impatto culturale di una scelta di questo tipo. In un paese già pesantemente schiacciato su sé stesso si ribadisce una visione polarizzata e manichea del voi e del noi, dell’identità e dell’alterità. Una concezione del mondo quanto mai provinciale che dimostra la totale ottusità di una politica che pensa soltanto a sé stessa, desiderosa di incidere ma senza troppa ambizione. “Io sono io e voi non siete…” direbbe qualcuno.
E così in barba a tutte le rivendicazioni rispetto al giganteggiare della leader di Fratelli d’Italia all’interno di tavoli internazionale e riunioni geopolitiche si ridimensiona l’importanza del “resto del mondo”. Abbiamo riso, abbiamo scherzato. Semplifichiamo, la complessità ci ha stufato. Buoni e cattivi. Italiani e stranieri. Non abbiamo bisogno di altre categorie. D’altronde l’unica analisi di cui si ha bisogno è sapere se si è vinto o se si è perso. Questo deve fare una legge elettorale. O con me o contro di me, non importa se voti dall’Olanda o dal Texas, dalla Cina o dal Perù.
Stabilità, mentre tutto crolla, come quella storiella della rana bollita.
Chi è che la raccontava? Quel signore anziano… quel Chomsky. Sarà stato tedesco? Oppure statunitense? Vabbè quello straniero.
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