23 Ottobre 2026 - 13:08:43

di Andrea Di Paolo

Un momento di confronto internazionale che ha trovato la sua cornice nel centro congressi di Univaq “Luigi Zordan” e che ha riunito ricercatori ed esperti da tutto il mondo per fare il punto sulle ultime frontiere dell’odontoiatria.

La forza di questa due giorni risiede innanzitutto nelle presenze che è riuscita a catalizzare, tra docenti locali forti di importanti risultati nella formazione dei futuri professionisti ed esperti internazionali che, in qualche caso, hanno un rapporto particolarmente stretto con l’università dell’Aquila.

«Tantissima soddisfazione – ci spiega la presidente del congresso, la dottoressa Elena Ortu – soprattutto per i relatori che abbiamo il piacere di avere qui, per i moderatori e anche per gli studenti che hanno accolto questa iniziativa numerosi. C’è anche un ospite d’onore – va avanti – ossia il professor Giuseppe Intini, giovane professore associato nell’università di Pittsburgh che ha mosso proprio i suoi primi passi qui all’università dell’Aquila. Infatti si è laureato alla fine degli anni 90 in odontoiatria proprio qui, in questa sede, ed adesso torna a distanza di trent’anni portando tutte le nuove conoscenze e tutte le esperienze – conclude Ortu – che ha potuto effettuare in questi anni».

All’avvio della presentazione del professore Giuseppe Intini la sala si è abbandonata in uno scrosciante applauso, frutto anche del prestigio della posizione ricoperta a Pittsburgh, negli Stati Uniti d’America. Lì Intini si occupa di cellule staminali e di rigenerazione ossea, grazie a ricerche altamente specializzate condotte anche con la collaborazione della NASA.

«Quando noi invecchiamo – ci spiega Intini – le cellule staminali diventano un po’ meno capaci di reagire e di guarire dalle malattie per cui sono predisposte. Abbiamo scoperto che le ossa lunghe funzionano in una maniera mentre le cellule staminali delle ossa piatte nello spazio funzionano in maniera completamente opposta. Se riusciamo a trovare i meccanismi e le terapie che permetterà agli astronauti di non perdere massa ossea nello spazio evidentemente le stesse terapie potranno essere utilizzate eventualmente sulla terra – chiude – per i pazienti che hanno osteoporosi».

Grande successo anche per l’intervento della professoressa Annalisa Monaco, direttrice della scuola di specializzazione in Ortognatodonzia dell’università dell’Aquila. Al centro della relazione proposta c’è stato anche il rapporto, ormai ampiamente confermato, tra il sistema bocca e il resto del corpo.

«L’odontoiatria – ci spiega – non è solo bocca, non è solo occlusione e non è solo articolazione. In realtà l’odontoiatria è salute generale dell’individuo, è un atto medico e qui oggi poniamo le basi – chiude – per il primo confronto internazionale su questo argomento».