26 Ottobre 2026 - 10:05:37
di Marianna Galeota
«La progressiva e inarrestabile desertificazione dei servizi postali nella provincia dell’Aquila ha raggiunto livelli d’allarme non più sostenibili. Denunciamo, perciò, con forza una realtà drammatica: nell’arco di quarant’anni, i presidi postali sul territorio aquilano sono passati da 212 a soli 159 uffici operativi, registrando un taglio netto del 25%».
Lo denunciano Francesco Marrelli, segretario generale della Cgil provinciale e Marilena Scimia, segretaria generale della Slc Cgil provinciale.
A fronte di questo drastico ridimensionamento storico, «anziché investire sulle specificità delle nostre aree interne, constatiamo che l’ennesimo piano di riorganizzazione aziendale di Poste Italiane prevede oggi un’ulteriore contrazione dei servizi essenziali. Il nuovo progetto di gestione, infatti, taglia ben 20 linee di articolazione di base e 9 linee business, assestando un colpo letale alla capillarità del recapito postale nella nostra Provincia. Poste Italiane sta abbandonando, quindi, le aree interne, dimenticando il ruolo sociale e di coesione che gli uffici postali, con il loro personale, dovrebbero svolgere quotidianamente», aggiungono.
«Questa manovra priva la cittadinanza, spesso composta da fasce di popolazione anziana o con ridotta mobilità, di un diritto fondamentale e scarica la responsabilità dell’efficienza del servizio postale sui dipendenti, aumentandone a dismisura i carichi di lavoro – aggiungono – oppure, il nostro territorio, vasto e montuoso, insieme all’orografia complessa ed alle oggettive difficoltà di collegamento che lo caratterizzano, non può essere trattato secondo la fredda logica dei numeri e dei tagli lineari, in un’ottica di profitto. Ridurre le linee di recapito significa, infatti, costringere i portalettere, nel medesimo orario di lavoro, a coprire distanze siderali e percorsi impervi, esasperando i ritmi operativi e abbassando inevitabilmente la qualità del servizio per l’utenza»..
L’esempio per comprendere plasticamente ciò che sta accadendo è quello del comune di Montereale, spiegano i sindacalisti. dove vengono tagliate due linee di consegna su cinque e, contestualmente, si declassa l’ufficio da livello A2 (Standard – un Direttore di UP più due operatori) a livello B (Base – un Direttore di UP più un operatore), con la relativa riduzione del personale addetto, aumentando così carichi di lavoro e tempi di attesa. Questo caso si inserisce in un piano più ampio che prevede il declassamento di altri nove uffici A2 a livello B, il passaggio dell’ufficio di Castelvecchio Subequo da A2 a livello C (DUP monoperatore), e la trasformazione di dieci uffici B in uffici di livello C (DUP monoperatore).
«Come CGIL e SLC CGIL della Provincia dell’Aquila non possiamo che esprimere la nostra totale contrarietà a questa strategia di disimpegno sociale e annunciamo una mobilitazione a tutela dei diritti della cittadinanza e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori postali. Non possiamo, infatti, accettare che il profitto aziendale venga anteposto al benessere sociale di un intero territorio e ai diritti fondamentali delle persone che lo vivono e che lo abitano, vista e considerata la natura pubblica di Poste Italiane S.p.A., partecipata, ricordiamo, da Cassa Depositi e Prestiti e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – concludono – Chiediamo, pertanto, un immediato confronto con i vertici aziendali e un coinvolgimento stringente delle istituzioni locali per bloccare un piano che condanna le nostre comunità all’isolamento e penalizza i lavoratori e le lavoratrici».
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