30 Ottobre 2026 - 12:35:26

di Andrea Di Paolo

Il caro vita è diventato un’emergenza nazionale, ma ci sono delle zone dove questo fa emergere nuovi costi e spinge ulteriormente a manifestare.

Per i Giovani Democratici si tratta della situazione delle aree interne, territori dove la popolazione paga di più per spostarsi, per curarsi e anche per lavorare e studiare. Nella nota viene citato l’ultimo report sulla situazione economica delle zone più marginali d’Abruzzo, redatto da Uil e dal centro studi di Eures, presentato qualche giorno fa.

Tra il 2015 e il 2026 infatti le aree interne abruzzesi avrebbero perso circa il 20% della popolazione, con picchi del 33% se si guarda ai cittadini under 15.

«La legge regionale 32 del 2021, che lo stesso capogruppo di Fratelli d’Italia Massimo Verrecchia continua a indicare tra le risposte messe in campo dalla Regione contro lo spopolamento – scrivono – non ha prodotto quel cambiamento strutturale di cui l’Abruzzo aveva bisogno».

Per i Giovani Democratici non si tratterebbe di una valutazione nata oggi: lo stesso monitoraggio avviato dal Comitato per la Legislazione del Consiglio regionale avrebbe imposto una seria riflessione sull’effettiva capacità della norma di incidere sulle dinamiche demografiche.

«Gli incentivi individuali – continuano – possono essere uno strumento, ma non possono sostituire una politica complessiva per rendere possibile vivere, lavorare e costruire una famiglia nell’entroterra. Non si combatte lo spopolamento con qualche contributo – scrivono – se, contemporaneamente, si riducono i servizi e aumentano i costi che le persone devono sostenere ogni giorno».

Il problema, per la sezione giovanile del Pd risiede proprio nel fatto che nelle aree interne il carovita si paga due volte. Dalla pompa di benzina, perché spesso non esiste un’alternativa all’automobile fino al costo degli spostamenti per raggiungere scuole, ospedali o gli stessi posti di lavoro. E ancora nella progressiva riduzione dei servizi pubblici e delle opportunità. Ci sono, poi, i temi del dimensionamento scolastico, delle difficoltà della sanità territoriale, di un trasporto pubblico insufficiente e delle accertate minori opportunità lavorative e imprenditoriali che renderebbero l’entroterra sempre meno accessibile soprattutto alle nuove generazioni.

«È anche per questo – scrivono – che oggi siamo nelle mobilitazioni e nello sciopero contro il carovita: perché l’aumento dei prezzi non colpisce tutti allo stesso modo e chi vive lontano dai grandi centri urbani parte già da una condizione di maggiore svantaggio».

Per i Giovani Democratici servono politiche che rendano conveniente restare e produrre in queste aree. Lo spopolamento non si combatte finanziando l’abbandono, ma rendendo conveniente e possibile restare. Le proposte che arrivano sono, dunque, detassazione e decontribuzione per giovani, lavoratori e imprese che scelgono di restare o insediarsi, incentivi all’imprenditorialità, sostegno all’accesso alla casa e investimenti nell’agricoltura e nelle attività produttive.