04 Novembre 2026 - 12:24:53
di Tommaso Cotellessa
Un incontro familiare e colmo di sincera vicinanza, quello organizzato nella mattinata del 31 ottobre dalla Santa Sede, all’interno del Palazzo Apostolico Vaticano, dove Papa Leone XVI ha accolto in udienza i delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia nell’anno in cui ricorre il decimo anniversario dal sisma che scosse questi territori.
Nel corso dell’incontro il Santo Padre ha pronunciato un discorso caratterizzato da sincera vicinanza ma con lo sguardo rivolto al futuro, sospingendo gli amministratori e i responsabili religiosi di queste aree a procedere nel percorso di ricostruzione con metodo sinodale e sguardo profetico.
Ricordando la distruzione e le sofferenza che generate dal sisma, Papa Leone ha sottolineato la presenza di ferite che ancora sanguinano. Partecipando di questa sofferenza Leone ha poi citato un passo del libro del profeta Neemia, brano che occupa uno spazio importante all’interno dell’enciclica Magnifica Humanitas, nel quale il profeta si fa protagonista di ricostruzione invitando ognuno a fare la propria parte per ricostruire Gerusalemme.
«Neemia ci insegna un duplice approccio – ha dichiarato il Santo Padre – Anzitutto quello comunitario: la città, infatti, rinasce non per l’operato di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo. Neemia, inoltre, ci suggerisce che per ricostruire occorre avere una visione. In casi così drammatici, non è sufficiente nutrire buone intenzioni o affidarsi a un disordinato volontarismo. Per ricostruire è necessario acquisire occhi capaci di scorgere in una rovina il progetto di una casa e di una città. È il dono di uno sguardo profetico che sappia cogliere oltre le macerie qualcosa che nessuno ancora vede, uno sguardo che sappia discernere, dentro il male presente, il bene che è possibile e doveroso realizzare».
Il Papa ha dunque incoraggiato gli amministratori a il cammino con questa duplice prospettiva: da una parte l’approccio sinodale per costruire insieme e dall’altra la visione profetica.
Il richiamo è stato poi quello ai tanti santi che hanno solcato le terre colpite dal sisma del 2016 da Santa Rita da Cascia a San Nicola da Tolentino fino a San Benedetto che seppe riformare e ricostruire la Chiesa e la società attraverso la preghiera e il lavoro, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’Europa di oggi. Infine, ad ottocento anni dal suo Transito, Leone ha ricordato San Francesco d’Assisi. «Davanti al crocifisso egli sentì la voce del Signore che gli diceva: “Va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina” (Vita seconda di Tommaso da Celano: FF 593). Si mise allora a restaurare materialmente diverse chiesette nella zona, comprendendo successivamente che la “casa” di cui parlava il Signore era la Chiesa stessa, attraversata in quel periodo da una profonda crisi spirituale».
«L’esempio dei santi ci ricorda che la speranza – ha proseguito Leone – perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Per questo motivo, a dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente».
A margine dell’incontro anche l’Arcivescovo metropolita della diocesi dell’Aquila, Monsignor Antonio D’Angelo ha salutato il Santo Padre.
LAQTV Live