05 Novembre 2026 - 11:04:42
di Martina Colabianchi
«Quanto emerge dall’operazione “Metamorfosi” è un fenomeno allarmante, che riguarda l’intera comunità abruzzese e non soltanto Sulmona e la Valle Peligna».
È il commento della senatrice abruzzese Gabriella Di Girolamo alla maxi operazione della Polizia di Stato che ha portato martedì all’esecuzione di venti misure cautelari. All’origine un condannato per reato di associazione di stampo mafioso che, scontata la pena, avrebbe dato vita ad un nuovo gruppo criminale conquistando un territorio tradizionalmente considerato estraneo alle dinamiche mafiose.
«Un giro d’affari stimato tra i 180 e i 200mila euro al mese – ricostruisce la senatrice -: la ricostruzione degli inquirenti descrive un presunto monopolio della cocaina, con estorsioni, intimidazioni, incendi, armi ed esplosivi. Si parla anche di un presunto ordigno predisposto per una ritorsione e di una trattativa per un carico di 100 chili».
«Il dato più inquietante – prosegue Di Girolamo – è la presunta saldatura tra un gruppo locale e figure legate a contesti mafiosi e camorristici. Il tutto con un bar come base operativa, consegne a domicilio, pagamenti con il Pos, comunicazioni criptate, minacce ai debitori. Doveroso, in questo quadro, il ringraziamento alla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, alla Polizia di Stato e a tutti gli investigatori impegnati nell’operazione. Il loro lavoro silenzioso e professionale restituisce fiducia ai cittadini onesti e agli operatori economici che resistono ogni giorno. Un pensiero va anche alla magistratura inquirente e giudicante, a partire dal gip del Tribunale dell’Aquila».
Ora l’attenzione è rivolta alla domanda di droga, che potrebbe riguardare anche personalità note del territorio. «Chiedo con forza che la verità emerga fino in fondo – scrive Di Girolamo -, senza sconti e senza zone d’ombra. Se vi fossero “assuntori eccellenti”, persone che ricoprono ruoli pubblici o di rilievo nella comunità, il tema sarebbe di enorme gravità, per due ragioni: chi consuma alimenta direttamente il circuito economico che finanzia estorsioni, armi e intimidazioni; chi ha responsabilità istituzionali e si espone al ricatto o alla debolezza verso la criminalità rischia di compromettere la libertà delle istituzioni stesse».
«Consumare non significa far parte dell’organizzazione, e questa distinzione va rispettata. Ma ogni cittadino, tanto più chi rappresenta la collettività, ha il dovere di sapere che dietro una dose c’è una filiera di violenza».
La senatrice comunica che seguirà «con la dovuta attenzione gli sviluppi dell’inchiesta, bisogna accendere un faro sui nostri territori e ciascuno è chiamato a fare la propria parte, la politica prima di tutto. Bisogna rafforzare gli organici e i mezzi di Polizia di Stato e forze dell’ordine sul territorio peligno e abruzzese; potenziare gli strumenti di prevenzione e contrasto all’infiltrazione mafiosa nell’economia locale; sostenere commercianti e imprenditori vittime di estorsioni, incoraggiando la denuncia. È necessario investire in prevenzione, scuole e servizi per le dipendenze, perché la domanda di droga si combatte anche con la cultura e la cura».
«L’Abruzzo ha gli anticorpi per reagire, ma serve una risposta collettiva: istituzioni, politica, associazioni e cittadini. Nessuno può voltarsi dall’altra parte», conclude.
Ed anche la Diocesi di Sulmona-Valva è intervenuta con una nota ufficiale del Vescovo, S.E. Mons. Michele Fusco in merito alla vasta operazione antidroga che impone, si legge, una riflessione profonda e non più rinviabile.
«Di fronte allo spaccato di brutalità e prevaricazione che emerge dalle indagini – dichiara Mons. Michele Fusco – avverto il dovere, come Pastore di questa Chiesa, di esprimere innanzitutto il mio più profondo e sentito ringraziamento alla Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, alla Magistratura e a tutte le Forze dell’Ordine. A questi uomini e donne, che con dedizione silenziosa, competenza e coraggio tutelano la nostra sicurezza, va il nostro plauso incondizionato e il nostro sostegno morale. Il loro intervento ha squarciato un velo su una realtà dolorosa, liberando il nostro territorio da una morsa di paura e illegalità».
«Se la logica del sopruso e l’infiltrazione criminale sono riuscite a inquinare il nostro comprensorio – prosegue il Vescovo Fusco – c’è da riflettere con onestà sulla fragilità delle nostre comunità. Non possiamo limitarci a delegare la lotta al male esclusivamente a chi indossa una divisa o una toga. La presenza di un simile mercato di morte, rivolto in gran parte ai nostri giovani, ci dice che esistono vuoti educativi, vuoti di senso e di prospettiva che la criminalità è fin troppo abile a riempire. Quando una comunità si sfilaccia, l’illegalità prolifera».
La Diocesi lancia dunque un forte appello affinché lo sgomento di queste ore si trasformi in uno scatto d’orgoglio civico e spirituale.
«Invito le parrocchie, le famiglie, le scuole, le istituzioni e le associazioni del Terzo Settore a stringere un’alleanza forte e visibile. Dobbiamo tornare a essere quella “Comunità Educante” di cui abbiamo disperatamente bisogno. Dobbiamo offrire ai nostri ragazzi spazi sani di ascolto e di crescita, affinché non cerchino l’illusione della forza o dello sballo nelle reti criminali. A chi si lascia sedurre dai facili guadagni dello spaccio e della violenza, la Chiesa ricorda che non vi è alcun futuro nel male, ma solo la distruzione della propria umanità. Alla nostra amata Sulmona e all’intera Valle Peligna chiedo di non rassegnarsi: l’omertà si sconfigge con la luce della verità, e la paura si vince camminando insieme a testa alta, a fianco di chi ogni giorno difende la legalità e la giustizia».
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