05 Novembre 2026 - 13:20:25

di Redazione

“Teatro e spie. L’archivio segreto della polizia politica“, il volume di Fabrizio Pompei pubblicato da Textus (collana diretta da Edoardo Puglielli), sarà presentato il 6 novembre alle 18 alla Sala Unione al Festival di Libri e Altrecose (FLA) di Pescara. A dialogare con l’autore saranno il professore dell’Università di Chieti-Pescara Enzo Fimiani e il giornalista-scrittore Antonio Di Muzio.

Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Paola Borboni, i fratelli De Filippo, Ettore Petrolini, Emma Gramatica, Toti Dal Monte: sono alcuni dei protagonisti della cultura e dello spettacolo italiano finiti sotto la lente della polizia politica fascista. I loro nomi compaiono nei fascicoli personali dell’archivio segreto, insieme a rapporti, segnalazioni e informazioni raccolte dalla rete di spie e informatori dell’Ovra.

Attraverso documenti inediti, il regista-scrittore aquilano Fabrizio Pompei, docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze, ricostruisce la sorveglianza esercitata dal regime sul mondo dello spettacolo tra il 1927 e il 1944. Autori, registi, attori, cantanti, scenografi, costumisti e impresari furono sottoposti al controllo sistematico della polizia politica, incaricata di segnalare comportamenti, frequentazioni e atteggiamenti considerati sospetti.

«Il regime – spiega l’autore – riconosceva al teatro un’importante funzione nella costruzione del consenso e nella diffusione della propaganda, ma ne temeva al tempo stesso la capacità di diventare un veicolo di idee alternative e di dissenso. Per questo la sorveglianza non si limitava all’attività professionale degli artisti, ma si estendeva alla loro vita pubblica e privata, condizionando carriere, relazioni e scelte creative».

Particolarmente significativa è la ricostruzione del rapporto tra finanziamento pubblico e indirizzo politico della cultura: dietro gli atti burocratici e amministrativi che regolavano le sovvenzioni alle attività teatrali si nascondevano spesso precise direttive del potere.

«Un tema – aggiunge Pompei – che supera i confini della ricostruzione storica e invita a interrogarsi anche sul presente, sul ruolo delle istituzioni e sui possibili condizionamenti della libertà artistica».

«Con “Teatro e spie” – conclude l’editore di Textus Edoardo Caroccia – Pompei restituisce voce a documenti rimasti a lungo nascosti e porta alla luce un capitolo poco conosciuto della storia culturale italiana. Le carte dell’archivio della polizia politica diventano così uno strumento per comprendere il rapporto tra cultura e potere durante il fascismo e riflettere sul valore, mai scontato, della libertà artistica».